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La storia di Loredana: da ogni male, da ogni avversità si può rinascere come una fenice

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Silvia Lucchetti - pubblicato il 08/05/19

"A 13 anni non immaginavo minimamente di potermi ammalare di cancro". Un recente convegno ha riunito per la prima volta a Genova tanti giovani “Guariti da Tumore Pediatrico” e i loro familiari.

Loredana è una dei 44.000 giovani, molti dei quali oggi trentenni, che ce l’ha fatta, guarendo dall’incubo del cancro, malattia che non risparmia i più piccoli: ogni anno in Italia circa 2.000 tra bambini e ragazzi ricevono questa terribile diagnosi. Molti di loro, insieme ai familiari, si sono ritrovati lo scorso 16 febbraio all’Acquario di Genova in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile per partecipare al Primo Convegno dei Guariti da Tumore Pediatrico, organizzato dalla Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica (Ansa.it).

Frequentava la seconda media quando scoprì di avere un tumore

La storia di Loredana è emblematica dei tanti percorsi di sofferenza e guarigione di questi giovani che oggi guardano alla vita con ottimismo e speranza. Una febbricola serale è stata la prima manifestazione della sua malattia esordita quando frequentava la seconda media. La TAC effettuata dopo alcuni giorni evidenziò una massa nel torace con metastasi all’addome: la biopsia effettuata concluse per un linfoma di Hodgkin al III stadio, un tumore che prende origine dal sistema linfatico, proprio da quelle cellule che dovrebbero difenderci dalle infezioni e dal rischio di ammalare di cancro. Viene pertanto ricoverata nel Reparto di Oncoematologia dell’Ospedale dei Bambini di Palermo (Ansa.it).

Il giorno del mio primo ingresso in ospedale, il 12 Giugno del 2002, la mia vita è cambiata: capii di non essere soltanto di passaggio in reparto, che le persone con i camici bianchi sarebbero entrate a far parte della mia vita. (Ibidem)

L’incontro con una compagna di ospedale le dona una profonda consapevolezza

Dal giugno 2002 al febbraio 2003 effettua sei cicli di chemioterapia, a cui segue la radioterapia per debellare completamente il tumore, con tutte le sofferenze fisiche e psicologiche che queste cure comportano. In tutto questo, per meccanismi psicologici di auto-protezione, non prende consapevolezza che di quella malattia può anche morire, finché non incontra – in occasione dell’ultimo ciclo di chemioterapia – una ragazza al primo ingresso in ospedale.

“Mi chiese consigli su come affrontare ciò che le stava accadendo, e chi meglio di me, ancora senza capelli, avrebbe potuto capirla e sostenerla! Oggi lei mi osserva dal cielo ma la nostra amicizia sarà eterna. Il giorno in cui venne a mancare, capii che dal cancro si poteva anche morire. E questo era un aspetto che non avevo preso in considerazione prima”. (Ansa.it)




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Dopo il dolore del tumore a Loredana si scatena un’avversione per l’ospedale

Forse proprio da questa dolorosa presa di consapevolezza prende le mosse un periodo difficile, con il rifiuto di tutto quanto ha a che fare con l’ospedale.

Ero ormai guarita da un po’ e tornavo in Reparto (che nel frattempo era stato spostato presso l’Ospedale Civico di Palermo) solo per i periodici controlli. Ma senza dare confidenza a nessuno, come se avessi litigato con la mia seconda famiglia. (Ibidem)

L’aiuto della terapia

È l’effetto della rabbiache nasconde e consegue al trauma di chi, specialmente se minore, ha guardato e toccato con mano la propria morte, anche se poi fortunatamente non ne è stato ghermito.

Dopo anni di lavoro su me stessa, grazie all’aiuto dello psicologo del reparto, decisi di incontrare ragazzi provenienti da tutta Italia, che avevano avuto la mia stessa malattia: è stata una giornata indimenticabile. Per tanto tempo avevo rinnegato questa parte della mia vita, ma quel giorno mi portò a decidere che dovevo fare qualcosa per chi in quel momento viveva ciò che io anni prima avevo vissuto. (Ansa.it)

“Da ogni avversità si può rinascere come una fenice”

Ecco perché oggi Loredana, che lavora come estetista, fa parte dell’Associazione Siciliana Leucemie e Tumori Infanzia (Aslti), proponendosi di poter dare con le sue mani che si occupano di bellezza un po’ di conforto alle pazienti costrette alle stesse terapie che l’hanno guarita.

Ho imparato che da ogni male, da ogni avversità, si può rinascere come una fenice. Devi solo entrare in contatto con la tua forza, dare forma al tuo modo di lottare e cercare di lasciarti guidare. (Ibidem)




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L’esperienza di Loredana evidenzia come questi malati abbiano bisogno, oltre che di appropriate cure mediche (che oggi portano alla guarigione in circa l’80% dei casi di tumore pediatrico), anche di un aiuto psicologico qualificato per loro stessi e le loro famiglie: esigenza che ha portato alla costituzione nel 1985 della Società Italiana di Psico-Oncologia, che in collaborazione con l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e la Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) si occupa culturalmente ed operativamente delle dimensioni psicologiche dei pazienti oncologici, battendosi in sede nazionale ed internazionale per affermare come diritto umano la cura specifica psico-sociale in oncologia.

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