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Diavolo, sofferenze fisiche, tormenti: la vita di un esorcista raccontata dagli amici più stretti

CANDIDO AMANTINI

confraternityofthepassioninternational.org

Padre Candido Amantini.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 07/05/19

Aneddoti e fatti poco noti sul Passionista Padre Candido Amantino, storico esorcista della Scala Santa di Roma, morto in odore di santità

Gli attacchi del diavolo, i tormenti, sofferenze fisiche, ma anche la pazienza di essere sempre disponibile come un buon padre nei confronti dei suoi figli spirituali. Padre Candido Amantini, storico esorcista della Scala Santa di Roma, raccontato da chi lo conosceva bene, amici e collaboratori più stretti. Ha raccolto una serie di testimonianze Don Marcello Stanzione in “L’esorcista Candido Amantini – Un sacerdote secondo il cuore di Cristo ad imitazione di San Paolo della Croce(edizioni Segno).

Dal 1961 fino al 1992, anno della sua morte, padre Candido esercitò il ministero di esorcista con grande zelo fino a pochi giorni prima della sua dipartita per la casa del Padre, presso il santuario della Scala Santa a Roma, e lì la sua costante ansia pastorale lo spinse a trascorrere molte ore al giorno al confessionale.

“Chi aspettate?”

Giorgio Alessandri, che in seguito divenne sacerdote, così ricorda la grande folla di fedeli che ogni giorno aspettava di essere ricevuta dall’esorcista Amantini: «Da ragazzo, quando avevo circa 13-14 anni, soprattutto d’estate, quando non c’era la scuola, andavo alla Scala Santa molto presto e vedevo, fuori del cancello, una fila interminabile di persone che aspettavano l’apertura della Scala Santa, allora chiedevo: “Ma chi ci sta? Chi aspettate?”. Rispondevano: “Vogliamo, dobbiamo parlare con Padre Candido”. “Chi è Padre Candido?” aggiungevo io. “Ma sai, è un esorcista” ed io ancora: “Non sono problemi per me”».

“Sapevo subito individuare streghe e maghi”

A quel punto, ricorda Don Giorgio, «la gente andava verso sinistra, dove c’è il coro monastico e la Cappella dove lui celebrava tutte le mattine ed io andavo a destra all’altare maggiore dove gli altri padri celebravano la Messa. Non ero attratto, devo essere sincero, ero un po’ spaventato perché non capivo quello che la gente diceva e poi quella fila interminabile».

Ricorda ancora il sacerdote collaboratore di Padre Candido: «Egli sapeva subito individuare streghe, maghi e stregoni, non gli dava il tempo di entrare nella sacristia che diceva subito: “Fuori”. Mi ricordo che un giorno venne una signora che portava una busta e siccome non c’era l’altro sacerdote, padre Romualdo, che dava benedizioni ordinarie, venne da padre Candido: “Padre, mi deve benedire questa busta di rosari”. “Ah – disse padre Candido – di rosari? Lo apra signora”. “Ma padre, basta che lei faccia così…che dobbiamo vedere i rosari?”. “Lo apra su”. Aperta la busta – ancora ricordo – c’erano tutte zampe di coniglio».

Shutterstock-Nixx Photography

La “notte oscura”

Il vescovo ausiliare dell’Aquila Giovanni D’Ercole, amico stretto di Padre Candido, rammenta ancora alcuni suoi consigli: “Tu, se fai l’esorcista – mi diceva padre Candido – devi essere “sepolto”, cioè, capivo, lontano dai riflettori mediatici. Non devono parlare di te e non devi parlare tu. Devi vivere in silenzio, perché altrimenti il demonio può giocarti con la sua tremenda astuzia…».

Sempre monsignor D’Ercole ricorda riguardo agli ultimi anni di vita di padre Amantini: «Vedendolo più da vicino, ebbi la sensazione che vivesse nel suo intimo una sorte di “notte oscura”. Aveva un buio nel suo cuore, e sono convinto che abbia trascorso gli ultimi anni di vita in un grande deserto interiore. Lo percepivo perché citava spesso l’esperienza di Santa Gemma Galgani».




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Santa Gemma Galgani

Probabilmente, suppone D’Ercole, con Santa Gemma Galgani, aveva qualche cosa in comune: «Sentiva la sofferenza fisica, quello stato di spossatezza legata al lavoro massacrante cui si sottoponeva nell’ascoltare i suoi figli spirituali e nel condurre esorcismi e preghiere di consolazione. Il demonio non lo lasciava tranquillo: attacchi ne ha ricevuti dentro e fuori. È così l’esperienza dei santi, di coloro che vogliono lottare contro il Male e capiscono che, per poterlo fare in maniere adeguata, non possono non condividere la passione di Cristo».

“Un canale sempre aperto della grazia di Dio”

Il 21 marzo 2012 le spoglie mortali di Padre Candido vennero riportate alla Scala Santa e all’omelia della santa Messa monsignor Marcello Bartolucci, segretario della Congregazione delle Cause dei Santi dichiarò: «Padre Candido fu un canale sempre aperto della grazia di Dio. Per questo dobbiamo ringraziare Dio di avercelo dato. Questa sera però ringraziamo Dio anche per avercelo riportato. La tomba di padre Candido ci ricorda il suo spirito di fede, di carità, di servizio».




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Preghiera di intercessione a Padre Candido

Dio Carità, ti ringraziamo

Per aver donato alla tua Chiesa

il Servo di Dio Padre Candido Amantini, Passionista,

e per aver fatto risplendere in lui 

la potenza redentrice della tua misericordia.

Egli, sull’esempio di Cristo medico delle anime E dei corpi “passò sanando e beneficando Coloro che erano sotto il potere delle tenebre

E del maligno”.

Dando luce e speranza ai cuori sfiduciati

E lontani da te;

a immagine di Gesù buon pastore fu maestro

e guida per coloro che si rivolgevano a lui

nel Sacramento della Penitenza

e nella direzione spirituale.

Conformandosi a Cristo Crocifisso

Offrì le sue sofferenze

E la sua vita per il bene della Chiesa

E della sua Congregazione.

Ti chiediamo, per sua intercessione,

di concederci,

secondo la tua volontà,

le grazie che imploriamo…

Nella speranza che egli sia presto annoverato Nel numero dei Beati. Amen.




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