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«Genitori, leggete insieme ai vostri figli»

PARENTING
Evgeny Atamanenko - Shutterstock
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L’intervista esclusiva di ‘A scuola di salute’ a Maryanne Wolf, autrice di “Lettore, vieni a casa”. Ecco come si può preservare la capacità di lettura profonda dei bambini.

Come cambia la lettura nel mondo digitale? È questa la principale domanda a cui prova a rispondere Maryanne Wolf, neuroscienziata statunitense, nel suo libro ‘Lettore, vieni a casa’, pubblicato in Italia da Vita e Pensiero (224 pagine, 20 euro).
Nel testo, scritto sotto forma di nove lettere, Wolf mette in guardia tutti sul destino della lettura nel mondo digitale. Il nostro cervello, si legge nel libro, non è nato per leggere, ma lo ha imparato nel corso dell’evoluzione dell’essere umano. Questa abilità, che la Wolf definisce lettura profonda, non è quindi innata e potrebbe scomparire al cospetto delle rapide evoluzioni del mondo digitale.

“Uno degli aspetti essenziali della lettura – ci spiega Maryanne Wolf in un’intervista esclusiva per ‘A scuola di salute’ – riguarda lo sviluppo del linguaggio orale. I bambini imparano migliaia di parole nei primi 2000 giorni della loro vita. Questa è una delle basi più importanti per l’apprendimento successivo della lettura. Alcuni genitori pensano erroneamente che i media digitali possano sostituirli e che questi dispositivi attraenti possano contribuire a sviluppare il linguaggio più di quanto possano fare loro in prima persona, specialmente se lavorano a tempo pieno”.

La favola della buonanotte

Ma cosa possono fare genitori e insegnanti per favorire davvero quella che la Wolf chiama capacità di lettura profonda?
“La mia proposta per lo sviluppo di un cervello che definirei bi-alfabetizzato (analogico e digitale) inizia affrontando alcuni dei problemi incontrati dai genitori nel mondo digitale”.
La ricerca neuroscientifica dimostra che l’intervento migliore per lo sviluppo del linguaggio del bambino è la lettura da parte di un genitore, che è significativamente più efficace rispetto alla visione di una storia animata su un dispositivo o dell’ascolto di una versione audio. Rendere la favola della buonanotte un rito d’amore è uno dei contributi più meravigliosi che i genitori possano dare. Garantisce, infatti, che il mondo dei libri e delle storie resti collegato alle sensazioni tattili di contatto del bambino con il corpo del genitore e con la carta del libro. In questo modo, si costruiscono linguaggio e concetti, e si aiutano i bambini a imparare a focalizzare l’attenzione in un unico punto, invece di tenerla continuamente orientata in più direzioni.

La lettura digitale

I dispositivi digitali, tuttavia, non devono essere vietati. “Smartphone e tablet non devono essere proibiti, né essere usati come ricompensa. I bambini dovrebbero usare la carta stampata per imparare a leggere, ma contemporaneamente possono utilizzare i dispositivi digitali per imparare a programmare ed espandere tutte le loro abilità STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). È importante che sia massima la convergenza tra le abilità di lettura profonda affinate con i libri a stampa e le abilità inferenziali e analitiche STEM che possono essere apprese sui media digitali”.

Perché leggere ci cambia la vita

Ecco l’intervista esclusiva di ‘A scuola di salute’ a Maryanne Wolf, neuropsichiatra statunitense e studiosa della lettura: un percorso nel modo in cui la lettura cambia e ci cambia.

di Nicola Zamperini

“Lettore, vieni a casa” è un testo ricco di informazioni, prezioso per i genitori e per gli insegnanti. Dimostra con uno stile di scrittura vivo qual è lo stato di salute del nostro cervello immerso nel cambiamento epocale prodotto dalla rivoluzione digitale. L’elemento per cui “Lettore, vieni a casa” va letto – assolutamente – è la straordinaria e documentata passione di Maryanne Wolf per la sorte di un processo magico ed essenziale come quello della lettura, e per il destino e il futuro dei lettori, soprattutto dei lettori più giovani.

Professoressa Maryanne Wolf, perché dopo il suo primo volume, un testo importante come “Proust e il calamaro”, ha pensato fosse necessario prendere per mano il lettore e condurlo a casa?

Negli ultimi dieci anni ho scritto tre libri che sono come un percorso di scoperta sugli straordinari contributi della lettura alla qualità del pensiero nell’individuo e nella società. E proprio il primo, “Proust e il calamaro: storia e scienza del cervello che legge”, si è concluso con un’epifania: tutto ciò che riguarda la lettura stava cambiando sotto i nostri occhi, mentre ci immergevamo sempre più nel mondo digitale.

Tra il primo e l’ultimo volume c’è stato anche un saggio scientifico, “Tales of Literacy for the 21st Century: The Literary Agenda”.

Sì, è un testo più accademico, che ha iniziato a documentare la ricerca sui cambiamenti che stavamo vivendo da quando siamo passati da 6 a 12 ore al giorno davanti a vari tipi di schermo.

E l’ultimo testo?

Il nuovo libro, “Lettore, vieni a casa. Il cervello che legge in un mondo digitale”, affronta l’impatto profondo delle tecnologie digitali sulla formazione del cervello che legge, le mie preoccupazioni e le mie speranze.

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