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La catechesi col sorriso: vita vissuta di un novello Don Camillo a Cervia

DON CAMILLO, DON CABANTOUS

Wikipedia | Facebook

Annalisa Teggi - pubblicato il 07/05/19

Sulle orme di Guareschi, Don Pierre Laurent Cabantous racconta il suo quotidiano parlando con Gesù: in mezzo al frastuono del mondo, la speranza è incontrare la Sua Voce che ci ama infinitamente.

«Ridi e fatti forte» disse lo stesso uomo che fu poi capace di chiedere a Gesù: «Nascondimi dentro le tue ferite ». Era Sant’Ignazio di Loyola. E mi chiedo: cosa permette a un uomo di tenere unito ciò che solitamente il mondo separa, gioia e dolore? Non sono esperienze opposte, reciprocamente aliene. Noi viviamo da alienati, invece, quando suddividiamo le giornate in archivi fatti di cassetti chiusi, di raccolte differenziate in cui separiamo con cura e tratteniamo poco. Chi dà unità alla vita? Cosa permetteva a Sant’Ignanzio di vivere gli entusiasmi e le ferite dentro l’alveo di uno stesso fiume? Il dialogo ininterrotto col Padre, suppongo.




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Catechesi fatte con il sorriso

Raccontarcela in solitudine ci catapulta in una vita di etichette stagnanti, di monologhi astiosi e vanitosi, di sterilità ultima. Tenere aperto e vivo il canale di comunicazione con Dio è un sistema di irrigazione quotidiana per evitare che il nostro giardino si riduca a misero deserto. Noi abbiamo molte domande, le Sue risposte ci concimano. Talvolta – e ci fa molto bene! – sono delle lavate di testa che sul momento gelano, ma che portano il frutto buono di darci una svegliata. Come l’ondata gelida e inaspettata di questi ultimi giorni!

Giovannino Guareschi fu capace di tradurre quest’ipotesi di vita irrigata dal diluvio di Dio attraverso la sempre più amata figura di Don Camillo a cui il Cristo dell’Altar Maggiore parlava sul serio. Si scambiavano fulminanti intuizioni, la tempra fumantina del parroco veniva placata o meglio indirizzata dalla placida voce di Gesù. Il dialogo è l’antidoto umile, e salvifico, al monologo. E visto che la contemporaneità sta pericolosamente dirottandosi verso un’idolatria sempre più spinta delle voci singole, Don Pierre Laurent Cabantous ha pensato bene di seguire le orme Don Camillo.

E si può pure usare il verbo copiare che non è affatto disdicevole; magari si preferiscono perifrasi tipo «ha tratto ispirazione». Certo, l’ispirazione è una cosa fantastica perché parla di un vento che soffia e nel caso di Don Camillo e Don Pierre Laurent il vento è proprio il medesimo, quello dello Spirito. Ma copiare non è solo il brutto gesto di chi è privo di originalità. Significa ripercorrere i passi fatti da qualcuno, imitarne il cammino. Solo una sequela umile, può poi renderci capaci di luminosa novità.


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Don Pierre Laurent Cabantous dall’8 dicembre 2013 è arciprete della parrocchia concattedrale S. Maria Assunta a Cervia. Si è messo sui passi di Don Camillo perché con lui condivide il compito quotidiano di portare nel suo paese la buona notizia che esce dalla voce di Gesù; di essere una presenza temporale con diritto di voce sull’eterno per la sua città. E avere un compagno di viaggio è bello. Come lui stesso racconta:

Ho pubblicato sulla mia pagina Facebook, in stile guareschiano, alcuni miei dialoghi con Gesù, prendendo spunto da ciò che mi capitava o da vicende passate. Tali dialoghi sono diventati – per usare il gergo dei social – “virali”. Si sono rivelati essere diciotto piccole catechesi fatte con il sorriso.

E, dunque, seguendo Don Camillo, Don Pierre Laurent ha poi preso la sua strada, cioè ha inventato; etimologicamente, ha ritrovato nel suo presente nuovi volti ed eventi in cui tutto l’ardore della penna di Guareschi si rinnova pur rimanendo fedele al suo unico interlocutore, Dio.




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Dagli originali post su Facebook è nato il libro Un don Camillo a Cervia, Itaca edizioni. Ne sintetizza bene il cuore pulsante Costanza Miriano, la quale nella prefazione conclude:

Uno dei meriti di questi scritti, infatti, e non l’ultimo, è quello di aver saputo trovare una chiave di intrattenimento – e insieme narrativa – per passare contenuti seri, serissimi, fondamentali. Non c’è bisogno di essere seri e noiosi, se si è capaci di essere così brillanti nel trasmettere la fede; non c’è bisogno di dimostrare le cose, se si riesce a farle vedere con un racconto o un’immagine che ti si scolpisce nella mente e ci rimane per sempre.

Ascolto in azione

Ho letto anche io questi 18 dialoghi, come una boccata d’aria fresca a fine giornata. La stanchezza mi aiuta a leggere meglio, perché il cuore insoddisfatto e lamentoso della sera resta più spalancato. E ho ritrovato in queste pagine il quotidiano di tutti noi, abbracciato dall’unica presenza che tiene insieme il microscopio e il binocolo. Noi li usiamo alternativamente, solo Gesù è capace di proiettare lontano il senso delle nostre inezie. Solo Lui può vedere in grande ciò che a noi sfugge. Ad esempio, noi possiamo storcere il naso di fronte a chi usa la preghiera come mezzo veloce e occasionale per ottenere qualcosa:

Gesù: Ti vedo perplesso, don Pierre Laurent.
Don Pierre Laurent: Tutte queste candele accese prima degli esami… mi danno da pensare. Gesù: E perché mai? Non sei contento che tante anime si rivolgano a me, alla mia Mamma e ai santi, vostri intercessori? Don Pierre Laurent: Certo, Signore, ma non solamente prima degli esami. Gesù: Non ti riguarda. Io, come sai, ascolto sempre le preghiere; ma concedo, al momento giusto, solo ciò che è bene e per il bene dell’anima di chi mi supplica.

Ma Dio non è una presenza “ingombrante” che annulla la libera intraprendenza di quelli che tengono aperto il dialogo con lui; anzi è assetato delle nostre iniziative ispirate. Uno degli episodi che più mi ha commosso riguarda il comparire improvviso di una bimba sulla scena; in questo caso Gesù ascolta il racconto di Don Pierre Laurent, invitato a cena da una coppia di sposi:

A metà della cena, infatti, il clima si è un po’ scaldato, e non solo per l’ottimo Sangiovese che accompagnava il pasto. Il padrone di casa a un certo punto esclama: “Sai che ti dico, don? Per me, tutto è relativo!”. Stavo per controbattere, quando, da sotto il tavolo, sbuca fuori la sua splendida bambina con una squillante risatina. Anche il giorno del suo Battesimo, ricordo, non faceva altro che sorridere. Con il passo dondolante e rapido di chi muove i primi passi, si dirige dal suo papà. Presa in braccio, la sua manina tenta immediatamente di entrare nella bocca del genitore. Ne approfitto per chiedere al mio amico: “Senti un po’… anche l’amore per tua figlia è relativo?”. Lo sguardo si fissa sul visetto della bambina che, nel frattempo, batteva con gioia le manine: “No, don! Hai ragione. Lo ammetto. L’amore per mia figlia è un assoluto”.

Il presente è un tempo di occasioni strepitose, ma solo per chi tiene la sua mano in quella di Chi permetteva a Sant’Ignazio di godere della risata e del pianto. E in questo quadro umano dipinto a parole da Don Pierre Laurente – fatto di sorrisi, sbuffi, incontri, litigi  – c’è la presenza silenziosa anche di Colei che sola nella Storia è riuscita a essere vera protagonista senza mettersi in mostra: la Madonna.




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Lei è l’unica voce che, dal presente, può accompagnarci a guardare al futuro senza l’ansia isterica del panico e senza la frenesia di chi non accetta gli imprevisti:

Don Pierre Laurent: Non faccio altro che pensare alla tua bella statua nella basilica di Nôtre-Dame de la Fin des Terres a Soulac-sur-mer, in Francia. Sulle tue ginocchia, Gesù: in una mano un giglio e nell’altra una barca.
Vergine Maria: Quante cose ci siamo detti in quella bella e antichissima basilica. Ricordati, quindi, che la ‘barca’ è nelle mie mani. La Chiesa – come descriveva Charles Péguy – è come una flotta che attraversa il mare agitato della storia. Vi sono barche grandi e barche piccole, ma sulla nave ammiraglia ci sono io, e le mie mani giunte, a prua, sono il rostro che abbatte la diga della Giustizia del mio Figlio, per fare esondare l’oceano della Sua Misericordia.

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