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Dove si nascondono i pedofili

ABUSE
Shutterstock-271 EAK MOTO
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Il pericolo più grande è tra le pareti di casa. Uno studio di Telefono Azzurro rivela: il mostro spesso è chi dovrebbe proteggere.

Online, certo, ma soprattutto in casa: i casi di pedofilia e abusi sessuali su minori, secondo il dossier pubblicato da Telefono Azzurro in occasione della decima giornata nazionale contro questo tipo di fenomeni, non accennano a diminuire. E l’abitazione privata continua a essere il luogo dove si consumano la maggior parte delle violenze, fisiche e psicologiche.

Telefono Azzurro segnala che, in Italia nel 2018, sono stati riportati complessivamente 224 episodi. Cento richieste di aiuto sono giunte al 114, il servizio di emergenza promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri e gestito da Telefono Azzurro; l’anno precedente erano state 83.

Altre 124 telefonate sono arrivate direttamente al centro di ascolto al numero 1.96.96.

“Il fenomeno di pedofilia e pedopornografia è in crescita”, denuncia il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo. A livello europeo quasi 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuale.

La geografia degli abusi

I due canali di raccolta delle segnalazioni rivelano dati in parte diversi: tra i cento casi segnalati al 114 (servizio a cui si possono rivolgere sia minorenni che adulti, sia via telefono che via chat), il 68% riguarda episodi avvenuti offline, cioè di persona tra vittima e presunto responsabile. Nel mondo online, invece, gli episodi di sexting sono stati il 9%, mentre le segnalazioni relative alla pedopornografia online e siti Internet con contenuti legati alla pedofilia pesano complessivamente per il 15%.

Quasi una chiamata su due arriva da minori di dieci anni, la fascia detta “prima infanzia” (46,9%), seguita da quella 15-17 anni (32,5%). La regione maggiormente coinvolta è il Lazio (un caso su cinque), seguita da Lombardia (18,9%) e Campania (14,9%).

L’abitazione privata, si diceva, si conferma il luogo in cui si nascondono i pericoli maggiori: “i casi di abuso sessuale il cui il presunto responsabile è un genitore salgono dal 34.2% al 40,6%” si legge nel dossier. Conteggiando anche gli altri membri della famiglia, in casa avvengono sei casi su dieci.

Molti meno “quelli in cui è un adulto estraneo: il 15,9%”, un dato comunque in crescita rispetto al 2017 (erano il 10,5%). Un ulteriore 10% di episodi vengono invece attribuiti a conoscenti.

All’1.96.96, il numero della onlus bolognese, nel 2018 sono arrivate 124 telefonate, in media dieci al mese. Anche in questo caso la maggior parte di queste segnalavano episodi avvenuti offline (il 68% del totale, rispetto al 32% di abusi avvenuti via web). Quasi otto richieste di aiuto su dieci (75,9%) sono arrivate da bambine di sesso femminile, dato in crescita del 6% rispetto all’anno precedente.

Rispetto a quanto testimoniato dall’elaborazione dei dati relativi al servizio 114, le chiamate dirette a Telefono Azzurro sono partite soprattutto da adolescenti di età superiore ai 15 anni. Emerge così che i presunti responsabili siano soprattutto amici (un caso su cinque), anche se la maggior parte degli abusi continuano ad avvenire all’interno della casa.

Il mondo degli abusi online

Preoccupanti anche i dati che riguardano gli abusi online, dalla pedopornografia all’adescamento di adulto su minore, fino a sexting (cioè molestie tramite chat) e sextortion(termine con cui s’intendono invece le minacce di rendere pubbliche informazioni a sfondo sessuale, come messaggi, foto o video, a meno che non venga pagato una cifra all’estorsore). In tutti questi casi, che avvengono per mezzo di mezzi informatici, i presunti responsabili non sono però adulti vicini alle vittime, ma persone sconosciute: accade il 37% delle volte.

Anche se complessivamente le denunce che riguardano il web sono meno di quelle di violenze avvenute di persona, la quantità di materiale a sfondo sessuale online rimane spaventosa: ogni 7 minuti finisce online un’immagine di bambini abusati sessualmente.

 

Qui l’originale di AGI

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