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Conoscete le “congregazioni degli angeli”?

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Tutto nasce in Francia durante il 1800. E c'entrano i bambini...

La festa patronale della congregazione degli angeli, comunque, è anche una festa della Madonna, Nostra Signora degli angeli, il 2 agosto. Ben inteso, la festa dei santi angeli custodi, il 2 ottobre, è anch’essa celebrata, ma si può considerare che essa sia subordinata al culto della Vergine Maria, senza contare che la congregazione degli Angeli è esplicitamente descritta come uno stadio preparatorio all’entrata nella congregazione della Vergine.

Una delle confraternite più pertinenti a nutrire la pietà di una giovinezza cristiana è quella dei santi angeli”, scrive il canonico Moriceau nella sua opera intitolata Un mese consacrato all’angelo custode, per poi proseguire: “Questa confraternita conviene soprattutto ai collegi nei quali si ottengono tramite essa i risultati più consolanti”.  Si può supporre che il canonico pensi a un convitto come quello tenuto dalle suore di santa Cristiana, a Metz, in cui un’associazione dei santi angeli viene stabilita nel 1838 al fine di aiutare gli allievi ad “adempiere tutti questi doveri verso gli spiriti celesti”. L’angelo custode che, fin qui, era piuttosto sembrato riservato a un’élite maschile frequentante i collegi, investe ormai l’universo chiuso delle collegiali femmine.

Two cherubs
Raphael Raphael (1483-1520)
I Chèrubi: questi angeli hanno visto associare al loro nome dei piccoli putti paffuti che riempiono i quadri del Trecento o gli affreschi murali della Firenze rinascimentale. Stupefacente maniera di rappresentare la seconda classe angelica per potenza! È che non è facile, rappresentare i Kerûbîm, che fanno la guardia all'albero della Vita e ci impediscono di tornare nell'Eden: «Egli cacciò l'uomo e mise a oriente del giardino di Eden dei Chèrubi, armati di una spada fiammeggiante, per custodire l'accesso all'albero della vita (Gen 3, 24). Altro che “putti”!

In pratica, l’insegnamento primario è una sorta di ministero che implica, per quelle che vi si consacrano, una condotta irreprensibile e l’obbligo della castità, compreso per le istitutrici laiche. “Che cos’è un’istitutrice?” domanda il Manuale di una religiosa istitutrice, che fornisce subito la sua risposta: “Un’istitutrice è un’associata degli angeli. Ogni bambino ha un angelo incaricato della sua custodia per guidarlo nelle vie della salvezza, difenderlo contro gli attacchi del demonio, ispirargli pensieri santi; ma la leggerezza dell’età lo rende sordo alla voce di questa guida fedele, gli occorre un angelo visibile.” Lo stesso manuale, che registra gli oggetti religiosi che deve avere la classe, consiglia di mettere, bene in vista, “un’immagine dell’angelo custode che tiene un bambino per mano”.

Questo trattamento è significativo: l’angelo appare come uno specialista dell’educazione, a immagine dell’istitutrice presentata come la “depositaria, la protettrice dell’innocenza”. Tenute lontano dalle funzioni di riproduzione, queste insegnanti devono tuttavia dare prova di qualità “materne”, qualità materne che sono d’altronde esplicitamente menzionate nei regolamenti delle congregazioni. “Le Sorelle eserciteranno questa missione come una funzione materna: siate voi stesse, per questi giovani, delle madri tenere, attive, intelligenti”: tali sono a questo riguardo, alcuni dei consigli prodigiosi alle Sorelle della Dottrina  cristiana di Nancy. Ora la madre ha come primo dovere l’educazione cristiana della sua progenie: “Le mamme attente hanno cura di far apprendere ai loro bambini a invocare l’angelo custode che li preserva dai pericoli, protegge l’innocenza e ispira dei buoni pensieri”, ripete Giovanni XXIII nel 1959. Del resto, l’immagine della madre attenta offre una spalla alla figura del buon angelo del bambino le cui qualità prevalgono.

Nel XIX secolo, con la moltiplicazione delle congregazioni dette “di vita attiva” (Figlie, Sorelle, Serve…), le donne consacrate come suore si impegnano tutte, specialmente nell’insegnamento.  Emergono in effetti in quest’epoca “due nuovi modelli di socialità femminile”, la “signora patrona” e la “buona sorella”. In parallelo,  tutta una letteratura pedagogica prende vita: i chierici danno lustro in questo esercizio letterario, ma le “signore” non sono da meno nella redazione del Manuale e altre istruzioni. Le figure del buon angelo, e soprattutto del “piccolo angelo”, si ritrovano talvolta in queste produzioni letterarie edificanti – romanzi, periodici illustrati…il cui autore è molto spesso una signorina, e che raccontano le avventure di bambini modelli.

Infine, poiché le rappresentazioni di angeli con  tratti femminili esistono, secondo Louis Réau, almeno dopo il XV secolo, è vero nel XIX secolo che esse si moltiplicano, si sostituiscono a volte all’angelo custode classicamente rappresentato con i tratti di un giovane uomo. Alla sua maniera, l’angelo custode partecipa in questo vasto movimento di “femminilizzazione del cattolicesimo”, che testimonia, nel XIX secolo, il numero crescente di congregazioni femminili a superiora generale, congregazioni a vocazione ospedaliera o insegnanti. Egli si inscrive in un’epoca in cui la devozione alla Vergine conosce uno slancio vivo, marcato dalla moltiplicazione delle apparizioni mariane così come dalla promulgazione ufficiale, nel 1854, del dogma dell’Immacolata Concezione.

I fedeli del XVI-XVII secolo dediti alla devozione all’angelo personale erano dapprima degli adulti invitati a imitare questo stato dell’infanzia, a lasciarsi guidare da lui.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo, e ciò è particolarmente manifesto nell’iconografia, il protetto per eccellenza dell’angelo custode non è più un adulto che “si abbandona” a questo stato d’infanzia, ma piuttosto un bambino in quanto tale. La ‘colonizzazione ecclesiastica’ dell’insegnamento offre un quadro preciso di questo fenomeno, dispensando una certa immagine del santo angelo che tende lui stesso a femminizzarsi o a divenire un piccolo angelo.

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