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Come non desiderare che i miei amici e il mondo incontrino l’amore di Dio?

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Missionarie di San Carlo - pubblicato il 02/05/19

Da questa domanda e dalla consapevolezza che da sola avrebbe perso anche se stessa, nasce la vocazione di Chiara che si è consacrata a Dio coi voti definitivi lo scorso marzo.

di Chiara Tanzi

1983, durante la vigilia di Natale a Carate Brianza, un imprenditore disse a un suo amico che cercava un uomo per aprire un ufficio a New York, per la sua azienda di scarpe di alta moda. Quell’amico indicò allora un giovane tra la folla: “Perché non mandi lui?”. Quel giovane era mio padre, Luigi, che sei mesi dopo si imbarcò in una nuova avventura americana, con il desiderio di portare nel mondo l’esperienza di vita cristiana del movimento di Comunione e liberazione. Approdò a New York senza neanche conoscere bene l’inglese, ma presto conobbe altri giovani lavoratori e con loro iniziò una Scuola di comunità, con il sostegno del Cardinale O’Connor.


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Poco tempo dopo anche mia madre Suzanne, americana, si imbatté in quel gruppo che si riuniva ogni settimana, tra una cena al ristorante cinese e una riunione nella cattedrale di St. Patrick, e si sorprese così tanto dell’autenticità della loro amicizia che da quel momento non li lasciò più.
Così, dalla partenza di mio padre quando aveva 22 anni è nata tutta una storia che è arrivata fino a me, dando presto vita anche alla nostra famiglia. Dopo gli anni newyorchesi ci siamo trasferiti a Washington DC, e lì la comunità che mi aveva circondata, come grazia, fin dall’infanzia, è diventata una compagnia più stretta per me nei volti incontrati a Gs e nel Clu. Questa storia ha portato infine a una nuova partenza, la mia, alla stessa età di 22 anni. A me è toccato attraversare l’Atlantico in direzione inversa, per entrare nella Casa di formazione delle Missionarie di san Carlo a Roma nel 2012.

rosario, pistola, new york
Jeffrey Bruno

Come è successo che sono “tornata indietro”, in Italia? è stata una decisione maturata mentre studiavo Storia e lingue straniere in una grande università statale, la University of Maryland a College Park. Sono stati per me anni ricchi di incontri con persone di ogni genere, e anche anni drammatici, in cui per la prima volta ho preso coscienza dell’immensa sofferenza generata da una cultura che vive senza Cristo, e per questo senza senso e senza amore duraturo. Allo stesso tempo, vivevo una coscienza sempre più grata di aver ricevuto tutto dalle mani di un Padre buono, di essere stata amata profondamente fin dall’inizio della mia esistenza. Come non desiderare che anche i miei amici potessero vivere questo stesso amore? Come non voler offrire tutta me stessa per andare a fondo di quell’amore e farlo conoscere a tutti?


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Ero ben consapevole però che io non potevo salvare nessuno, anzi, che nella solitudine avrei perso anche me stessa: avevo bisogno di una casa che custodisse e rendesse stabili e costruttivi i miei desideri più grandi. Con gratitudine ho riconosciuto nelle Missionarie la casa preparata da sempre per me, dove l’offerta della mia vita, seppur povera e fragile, poteva diventare una pietra nella costruzione della dimora di Cristo nel mondo. Ho capito che in questo il fattore decisivo non è il continente in cui mi trovo, ma l’essere dove Lui mi chiama ora. Oggi, professando i voti, sono piena di gratitudine per tutta la storia che mi precede, iniziata molto prima della mia nascita, e desidero abbandonarmi a Dio, persuasa che porterà a compimento ciò che ha iniziato con noi (cfr. Fil 1,6).

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA MISSIONARIE DI SAN CARLO

Tags:
felicitàmissionevocazione femminile
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