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Spiritualità

L'antica "recita delle proteste" in punto di morte al proprio angelo custode

SAN CARLO BORROMEO

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San Carlo Borromeo

don Marcello Stanzione - pubblicato il 30/04/19

La storia della preghiera scritta da San Carlo Borromeo

Carlo Borromeo nacque ad Arona (Novara) il 2 ottobre 1538 ed essendo il secondogenito di una famiglia così importante fu destinato alla carriera ecclesiastica. Nominato a dodici anni commendatario dell’abbazia di Arona con una rendita di 2000 scudi, viene richiamato a Roma dallo zio papa che lo fa eleggere protonotario apostolico e cardinale a 22 anni pur non essendo ancora stato ordinato sacerdote e poco dopo anche segretario di stato. Nel 1560 viene anche nominato amministratore dell’immensa arcidiocesi di Milano.

Nel 1562, il fratello maggiore muore ed egli torna ad essere l’erede del casato, e non abbandona l’idea di consacrarsi totalmente a Dio e si fa ordinare sacerdote rinunciando ad ogni attività mondana e sullo stemma fa mettere la scritta Humilitas. Dopo la morte dello zio papa nel 1565 torna a Milano dove compie un’attività straordinaria circondandosi di uomini capaci ed esemplari. Muore nel 1584 a soli 46 anni di età. E’ compatrono della città di Milano e protettore dei catechisti ed è invocato contro la peste.


SAN CARLO BORROMEO

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Per molti secoli ai devoti cattolici degli angeli veniva proposta la recita delle proteste in punto di morte di san Carlo al suo angelo custode, preghiera che oggi è introvabile e quasi nessuno conosce più. Eccola.

“In nome e della Santissima Trinità, Padre, Figliuolo, e Spirito santo, io infelice, e miserabile peccatore, professo alla vostra presenza, o Sant’Angelo, che voglio assolutamente morire nella Chiesa Cattolica; Apostolica, e Romana, nella quale sono morti tutti i Santi che sono stati sin all’ora presente, e fuori della quale non vi è salute. Inspiratemi questi sentimenti nell’ora dellamia morte, e fatemi vincere il Demonio mio, e vostro nemico. Protesto ancora, o Sant’Angelo, chi io sono sotto alla vostra custodia, e protezione: che voglio partire da questa vita con gran fiducia nel vostro soccorso, e una ferma speranza nella misericordia del mio Dio. Espugnate in quell’ultimo momento i nemici di mia salute: ricevete la mia anima nell’uscire che essa farà del mio corpo, e dopo la mia morte rendetemi propizio Gesù Cristo mio Salvatore.Protesto parimente, Santissimo mio protettore, che vivissimamente desidero partecipare dei meriti di Gesù Cristo nostro Signore; e che io spero d’ottenere la remissione dei miei peccati per virtù della sua morte, e passione. Detesto tutto ciò che il male ho commesso sì in pensieri che in opere, e in parole. Perdono a tutti i miei nemici, e voglio morire in braccio della Croce per dimostrare, ch’io pongo ogni mia speranza nella Passione del salvatore. Protesto altresì, o fedelissimo amico, che m’abbandono alla vostra cura, ed affettuosa carità nel gran passo della mia morte, e che sebbene ardentemente desidero di volarmene in Cielo, io son prontissimo per cancellare col partire l’enormitàde’ miei peccati, son prontissimo dico, a soffrire qualunque castigo alla divinagiustizia piacerà d’impormi, ancorchè fossero le più atroci pene del Purgatorio. Io son pronto ad abbandonare i miei parenti, i miei amici, il mio corpo medesimo, e tutto ciò che ho di più caro per più prestamente godere la presenza del mio Dio, e testificargli il dolore, ch’io provo, d’averlo offeso. Protesto alla fine, o mio Angelo, sapientissimo, e vigilantissimo custode dell’anima mia, ch’io vi costituisco procuratore dell’ultima mia volontà, e esecutore di quest’atto testamentario. Nel momento della mia morte, dite a Gesù Cristo mio Salvatore ciò, ch’io forse non potrò dire: ch’io credo tutto ciò che crede santa Chiesa, ch’io detesto i miei peccati, perché a lui dispiacciono, che tutti li depongo nel misericordiosissimo cuore di lui; e che dall’infinita sua bontà ne spero perdono: che muoio volentieri, perché esso così vuole, e abbandono l’anima, e la salvezza mia nelle sue mani. Ch’io l’amo più di tutte le Creature, e lo voglio amare per tutta l’eternità”.

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A livello iconograficonon poche sono le tele in cui S. Carlo Borromeo è raffigurato insieme ad angeli. Citiamo qualche opera che ce lo mostravescovo-cardinale di Milano alle prese con la terribile peste che afflisse la città nel 1576 e qualche altra che ce lo presenta, ormai morto, nella gloria dei cieli. Sono sufficienti per farci capire la straordinaria fioritura di dipinti e sculture che lo prendono come soggetto,specialmente dopo la sua canonizzazione avvenuta nel 1610.


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La peste di Milano del 1576 vede in prima linea S. Carlo a confortare i colpiti da questo terribile morbo. Egli è vescovo di Milano da sei anni. Incurante del contagio, scende per le strade piene di appestati e avvicina e conforta chi può. Scende con l’Eucarestia da somministrare ai moribondi come viatico, accompagnato da pochissimi sacerdoti (alcuni erano morti, altri non erano coraggiosi come lui). Non vuole però, S. Carlo, che tutti i milanesi muoiano. Al ritorno nel desolato vescovado di Milano non smette di pregare e digiunare perché il flagello termini.Supplica Cristo per la sua Passione e organizza con i cittadinisuperstiti processioni penitenziali, soprattutto con la reliquia del Santo Chiodo custodita nella cattedrale, perché non gli tocchi più di aiutare ogni giorno persone a ben morire. Vuole che Milano rifiorisca. E dopo un’ estenuante attesa è esaudito.

Il modenese Sigismondo Caula è tra i pittori che vollero raffigurare il cardinale Borromeo mentre scendeva tra gli appestati. Gli angeli presenti nella sua tela del 1685 che ha come soggetto quest’atto di carità eroica di S. Carlo e che è alla Pinacoteca Estense di Modena, sono angeli psicopompi, accompagnatori di anime cioè. Non sono angeli del cardinale propriamente, ma.. tant’è. Non accolgono ed accompagnano in Paradiso le anime delle persone che il cardinal Borromeo ha confortato, incoraggiato, le anime delle persone alle quali il sant’uomo ha dato il viatico e che sono poi spirate. Hanno quindi una qualche relazione con lui, con il suo operato.




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