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Quello che i piccoli non dicono: il gioco nella cura del bambino in ospedale

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“Fare in modo che i bambini siano messi in condizione di giocare è di per sé una psicoterapia che ha applicazioni immediate e universali” Donald W. Winnicott, 1971

di Carla Carlevaris

È ormai largamente riconosciuto come il gioco e il disegno costituiscano elementi fondamentali nello sviluppo psicologico e cognitivo del bambino. Attraverso il gioco e il disegno, infatti, il bambino può, tra le altre cose, costruire un rapporto con il mondo esterno e con il mondo delle proprie emozioni.

Il valore del gioco in ospedale

A maggior ragione, nel corso di un ricovero in ospedale diventa essenziale incoraggiare il bambino a mantenere vivo un rapporto con la propria immaginazione, e a proiettare nelle storie e nei disegni le sue fantasie, le sue paure e i suoi bisogni. La diagnosi, le procedure mediche e il soggiorno in un ambiente non familiare come l’ospedale costituiscono momenti che possono rappresentare un trauma per il bambino. Nel gioco tutto questo si riflette con evidenza: in contrasto con il gioco normale che è dinamico ed espressivo, il gioco postraumatico è spesso stagnante, carico di ansia, costretto, ripetitivo, rigido, disorganizzato, privo di immaginazione e senza soluzione.

Giocare dopo un trauma

Cosa succede nel trauma? Quando un evento è eccessivo, cioè va oltre la capacità del soggetto di fronteggiarlo, il cervello non riesce a digerire ed elaborare l’evento. Durante un evento traumatico, inoltre, l’area del cervello deputata alle funzioni del linguaggio appare bloccata, limitando la capacità di raccontare l’esperienza. Per trattare questi vissuti bisogna muoversi oltre le parole e il linguaggio verbale. Le attività ludiche ed espressive hanno un ruolo specifico nella prevenzione e nel trattamento dello stress e del trauma legato all’ospedalizzazione. Infatti, interessano e stimolano sistematicamente le capacità verbali e non verbali in modo da coinvolgere il funzionamento dell’intero cervello (emisfero destro e sinistro) e la sua capacità integrativa.

Il ruolo degli adulti

Nei bambini, la capacità di ripresa è innata. Il ruolo degli adulti è quindi quello di svolgere la “funzione cerotto”. Come il cerotto non cura ma protegge e sostiene il corpo mentre questo si cura da solo, così gli adulti possono creare dispositivi e proteggere lo spazio di gioco del bambino per permettergli di accedere a questa risorsa.

Le ludoteche del Bambino Gesù

Le ludoteche dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sono a disposizione, nelle sedi di Roma-Gianicolo, Palidoro e Santa Marinella, di tutti i bambini e gli adolescenti ricoverati nei diversi reparti, assistiti in Day Hospital e in ambulatorio, così come dei fratellini dei bambini ricoverati e dei loro genitori. Gli educatori ludici propongono un piano di attività differenziato per fasce d’età e per contenuti. Inoltre, aiutano il   a rilassarsi e divertirsi ma anche ad esprimere stati d’animo, ad elaborare le emozioni negative, le ansie e le preoccupazioni legate all’ospedalizzazione, facilitando così la collaborazione del paziente alle cure e
i genitori a mantenersi attivi nell’ambito dell’esperienza dell’ospedalizzazione.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL MAGAZINE MULTIMEDIALE A SCUOLA DI SALUTE

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