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Perché in “Avengers: Endgame” Thanos è così cattivo? Potrebbe spiegarcelo Sant’Agostino

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Molti supereroi iniziano volendo qualcosa di positivo, ma poi le cose cambiano...

Se avete familiarità con l’universo cinematografico Marvel, sapete che Thanos non è certo un personaggio piacevole. Il titano dalla pelle viola ha umiliato Hulk, ha trafitto Loki e ha perfino ucciso la propria figlia in Avengers: Infinity War – tutto perché voleva uccidere la metà delle cose viventi nell’universo, cosa che ha fatto. Ora è tornato in Avengers: Endgame, e forse con una predisposizione distruttiva ancor superiore.

Diciamocelo chiaramente: Thanos è un gran brutto tipo.

Ma non diteglielo, perché pensa di essere una brava persona. Crede che il vero problema della situazione sia il sovrappopolamento dell’universo, e di essere l’unico ad avere il coraggio di affrontarlo.

“Quando avrò finito, metà dell’umanità esisterà ancora”, dice. “Perfettamente bilanciato, come tutto dovrebbe essere”.

Thanos è probabilmente troppo impegnato a distruggere pianeti per prendere in considerazione la teologia cristiana, ma in Avengers: Endgame ci mostra un riflesso di quello che Sant’Agostino pensava della natura del male.

Secondo Agostino, il male non è una cosa in sé. Solo Dio può creare, e visto che è il bene supremo non può creare intenzionalmente cose cattive, giusto? Se Dio potesse o volesse creare il male non sarebbe il bene perfetto. E non può derivare neanche da Satana, perché questi non può creare nulla da sé.

Ma se il male non è una cosa, allora cos’è? E da dove viene?

Per Agostino, si tratta di una corruzione delle virtù e dei doni di Dio, e questa corruzione deriva da noi. “Il male non ha una natura positiva”, scrive nel De Civitate Dei, “la perdita del bene ha ricevuto il nome ‘male’”. Come le tenebre non sono un tipo di luce ma la sua assenza, così il male è l’assenza di bene, in parte o in tutto. Non è una cosa, ma un vacuum nell’anima di una persona.

I film di supereroi non sono noti per la loro influenza teologica, ma forse dovrebbero esserlo. Dopo tutto, praticamente chiunque deve affrontare intimamente il problema del male, e attraverso questi film – soprattutto i grandi cattivi dell’universo cinematografico Marvel – vediamo quanto questo possa essere problematico e complesso. Nella maggior parte dei casi, i malfattori che troviamo in queste pellicole commettono il male per quelle che ritengono ragioni positive, o perché manca loro qualcosa di buono.

I primi due film degli Avengers illustrano perfettamente entrambi questi aspetti.

Nel primo, Loki – il subdolo fratello del potente ed eroico Thor – vuole conquistare la Terra, e apparentemente le sue motivazioni sono piuttosto semplici: è schiavo dei peccati mortali dell’invidia (nei confronti del bellissimo fratello biondo) e dell’orgoglio. Vuole che la gente si inchini davanti a lui, e stringe un patto con Thanos (nella prima occasione in cui lo incontriamo) perché questo accada, proponendogli come pagamento una Pietra dell’Infinito.

Tutto il desiderio di potere e di lode deriva però da una motivazione più profonda: il bisogno di amore e approvazione da parte del padre distante, Odino.

Loki è sempre stato un po’ problematico – dopo tutto il suo titolo ufficiale è “dio delle malefatte” -, ma nel film Thor si capisce che credeva erroneamente che Odino favorisse sempre Thor. Quando Loki si rende conto che non solo è stato adottato, ma discende dai Giganti di Ghiaccio, gli eterni nemici di Asgard, si sente ancor di più la pecora nera della famiglia e inizia a comportarsi come tale.

Quando sente tutto il peso della disapprovazione del padre, si lascia cadere in un buco nero, unendosi a Thanos.

Loki è sempre stato uno dei cattivi più popolari della Marvel, ma non perché sia intrinscamente malvagio, quanto perché il bene in lui si è trasformato in male. Per come viene rappresentato nei film da Tom Hiddleston, diventa più di un semplice cattivo. Nella sua storia vediamo pathos e tragedia. Ci sembra reale perché vediamo che è così che il male opere anche nel nostro mondo – attraverso la perdita, il dolore e circostanze che trasformano il meglio che c’è in noi nelle sue forme più negative.

In Avengers: Age of Ultron vediamo un tipo di cattivo decisamente diverso. Quello che dà il titolo al film deriva dal tentativo di Iron Man di dare al mondo la pace eterna. Quando Ultron scopre che gli umani sono una razza ribelle, decide che l’unico modo per dare al mondo la pace eterna è la distruzione totale.

“Mi dispiace, so che avete buone intenzioni”, dice agli Avengers. “È solo che non ci avete pensato bene. Volete proteggere il mondo ma non volete che cambi. Come si potrà salvare l’umanità se non le si permette di evolvere?”

Ancora una volta, vediamo l’impulso a fare il bene, ma a Ultron manca la coscienza, e il desiderio di fare il bene diventa male.

E l’elenco potrebbe continuare con Adrian Toomes di Spider-Man: Homecoming, che si dà al crimine per provvedere alla sua famiglia, Erik Killmonger di Black Panther che avanza un reclamo legittimo sul modo in cui il mondo occidentale ha sempre trattato l’Africa ma ricorre all’omicidio… Helmut Zero, l’antagonista di from Captain America: Civil War, ha perso tutta la sua famiglia durante gli eventi di Age of Ultron. Il suo amore per i parenti si trasforma in odio nei confronti degli Avengers.

A volte l’universo Marvel offre anche personaggi cattivi fino al midollo, come Dormammu di Doctor Strange, ma perfino lui sembra confermare Agostino: è sempre affamato, e ingoia innumerevoli mondi per riempire il suo vuoto insaziabile. Dormammu non è una cosa, ma uno stomaco terribile, consapevole e nichilista, determinato a eliminare qualsiasi cosa sul suo cammino.

Trasformare il bene cambia potenzialmente tutto. La ricerca dell’amore più puro diventa lussuria sfrenata, la sete di giustizia una rabbia implacabile. Apprezzare gli splendidi doni di Dio diventa invidia. Il nostro mondo si spezza ancor di più.

Nel caso di Thanos, il suo desiderio di aiutare un universo ferito si trasforma in un impulso a distruggerne metà. In fondo non siamo tanto diversi, e non lo sono neanche i supereroi della Marvel. Siamo tutti caduti, da Capitan America in giù, e nell’universo Marvel abbiamo visto tanti eroi cadere e fallire.

Ma poi si rialzano. Non ignorano i propri difetti – li riconoscono, se ne pentono e cercano di migliorare.

Forse i supereroi sono tanto popolari perché ci ricordano proprio questo. Possiamo essere feriti dal peccato o essere tentati, ma vediamo e cerchiamo comunque una strada migliore. Anziché cedere alla corruzione e al vuoto del peccato, cerchiamo di riempirci di virtù, e con la grazia di Dio andiamo avanti.

Dubito che Thanos avrò mai l’umiltà di cercare una strada migliore, ma chi può dirlo? Forse Avengers: Endgame ci sorprenderà.

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