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Si può essere autisti Uber ed essere contrari all’aborto? Non completamente…

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Scoppia la polemica a New York

Una grande polemica è scoppiata a New York, e magari si diffonderà presto nel resto degli Stati Uniti, quando il portale britannico Yahoo Style ha diffuso una notizia inquietante.

Nei giorni scorsi, un autista Uber è stato licenziato per essersi rifiutato di portare una passeggera ad abortire. Il conducente ha semplicemente detto alla ragazza che non l’avrebbe portata alla clinica abortiva.

La donna, un’universitaria che ha affermato di “non essere nelle condizioni di prendersi cura di un bambino”, era uscita da una clinica di Planned Parenthood perché questa “non aveva appuntamenti disponibili” per effettuare l’aborto, e ha chiesto un’auto Uber per farsi portare in un’altra clinica, situata a un’ora di distanza.

Secondo il racconto della donna, l’autista la stava portando a destinazione, ma nel tragitto le ha chiesto se si stava recando a una clinica abortiva.

La ragazza ha raccontato a Reddit di essere rimasta sorpresa perché non c’era nulla nella sua destinazione – salvo l’indirizzo di un medico – che indicasse dove andava o cosa aveva intenzione di fare, “ma (l’autista) sembrava avere un presentimento”.

Dopo la domanda dell’uomo, la ragazza è rimasta in silenzio. L’autista le ha spiegato in modo dettagliato l’orrore della procedura abortiva, ha parlato di sua moglie incinta e del fatto che ci sono molte cose relative all’aborto che non vengono dette a chi vi si sottopone, concludendo il suo discorso dicendo: “È un errore; te ne pentirai per il resto della tua vita”.

Si è poi fermato e ha detto che non poteva portarla a destinazione. Erano ormai a metà stada, ma si è rifiutato di condurla alla clinica, offrendosi di riportarla a casa.

La ragazza ha chiamato il suo fidanzato, che ha informato la clinica che sarebbe arrivata in ritardo, poi ha preso un taxi e ha portato avanti il suo progetto.

“Sono uscita dall’auto e ho iniziato subito a piangere”, ha scritto la studentessa sul suo account Reddit. “Ho chiamato tre volte i miei genitori, ma non mi hanno risposto. Allora ho chiamato il mio ragazzo, che ha risposto subito. Mi ha calmata e mi ha detto di avvisare la clinica di quello che stava succedendo, e di chiamare qualche compagnia di taxi locale”.

Uber ha annunciato immediatamente il licenziamento dell’autista e ha informato la Polizia dell’incidente. La ragazza pensa di agire legalmente contro il conducente, anche se non sa bene come procedere.

“Ho informato Uber della condotta dell’autista, e il giorno dopo ho presentato una denuncia al dipartimento di Polizia della mia città. Ho riferito della denuncia a Uber, e l’organizzazione mi ha chiamata per ottenere una descrizione dettagliata di quanto era accaduto”, ha detto l’universitaria.

“Ho raccontato tutto nel corso di una telefonata che è stata registrata, e il rappresentante di Uber ha affermato che sembrava che l’autista avesse scelto un percorso meno diretto per portarmi a destinazione prima di lasciarmi per strada”, ha aggiunto.

“Pochi giorni dopo sono stata ricontattata e mi è stato detto che l’autista era stato espulso da Uber”.

Ecco un esempio di libertà al contrario: non solo chi difende la vita perde il lavoro, ma varie compagni di avvocati hanno contattato la ragazza per intraprendere un’azione legale contro l’ex autista, anche se non capiscono ancora come fare.

Con informazioni di Amanda Prestigiacomo su The Daily Waire

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