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Cosa dice di Dio la più antica omelia pasquale che abbiamo?

PASCHA
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Gli antichi studiosi della Chiesa erano esperti nel collegare Antico e Nuovo Testamento

C’è tutta una serie di testi della Chiesa delle origini che i Padri della Chiesa menzionano nei loro scritti ma che fino a poco tempo fa erano considerati perduti. Opere come la Didachè o le lettere autentiche di Sant’Ignazio di Antiochia venivano spesso citate con reverenza, ma sono state recuperate intatte solo negli ultimi secoli, quando ne sono state scoperte delle antiche copie sugli scaffali delle biblioteche. Un altro di questi manoscritti ritrovato solo di recente ci offre la più antica omelia pasquale a nostra disposizione.

Nel 1940, lo studioso Campbell Bonner ha pubblicato una traduzione dell’Omelia Sulla Pasqua di San Melitone di Sardis. Ebreo convertito nato nella parte greca dell’Impero romano, San Melitone era un vescovo della zona occidentale dell’Asia Minore e morì nell’anno 180. Le sue opere vengono citate da San Clemente di Alessandria e San Girolamo, ma anche da altri influenti scrittori cristiani delle origini come Eusebio, Origene e Tertulliano.

Tutti i resoconti sottolineano la sua fama di santità e il fatto che veniva considerato un profeta (termine usato nella Chiesa delle origini per i predicatori dotati di un carisma particolare, cfr. Efesini 4, 11).

L’Omelia sulla Pasqua è un esempio prezioso del modo in cui i Padri della Chiesa collegavano l’Antico e il Nuovo Testamento. San Melitone visse in un’epoca in cui era un’idea certamente controversa. Non pochi cristiani pensavano che i seguaci di Gesù non dovessero seguire l’Antico Testamento – nonostante Cristo avesse detto di non essere venuto ad abolire, ma a dare compimento alla Legge –, e alcuni, come Marcione, arrivavano al punto da affermare che il Dio dell’Antico Testamento era un’entità del tutto diversa dal Dio del Nuovo.

Dall’altro lato, i Padri della Chiesa, seguendo l’esempio degli autori del Nuovo Testamento, mostravano come la vita e gli atti di Gesù fossero preannunciati nell’Antico Testamento. Con le parole di Sant’Agostino, “il nuovo è nascosto nel vecchio, il vecchio viene rivelato nel nuovo”.

Nell’Omelia sulla Pasqua, San Melitone mostra il legame tra la Pasqua e il sacrificio di Cristo sulla croce usando proprio questo tipo di linguaggio, scrivendo che il “mistero della Pasqua è nuovo e antico… È antico nella misura in cui riguarda la legge, nuovo nella misura in cui riguarda il Vangelo; temporale perché relativo al corpo, eterno per via della grazia; corruttibile per il sacrificio dell’agnello, incorruttibile per la vita del Signore; mortale per la sua sepoltura nella terra, immortale per la sua resurrezione dai morti”.

San Melitone racconta la Pasqua, quando all’ultima piaga nei confronti dell’Egitto Dio mandò l’angelo della morte a uccidere i primogeniti ma risparmiò quanti avevano messo il sangue di un agnello sacrificato sulla porta. San Paolo ha identificato Gesù con l’agnello pasquale (1 Corinzi 5, 7), come anche il Libro dell’Apocalisse, ma San Melitone arriva a dire non solo che l’agnello pasquale preannunciava il Cristo crocifisso, ma che in un certo senso l’azione salvifica di Cristo sulla croce era all’opera nella prima Pasqua.

Scrive San Melitone:

“Dimmi, o angelo, davanti a cosa ti sei voltato? Al sacrificio dell’agnello o alla vita del Signore? Alla morte dell’agnello o al corpo del Signore? Al sangue dell’agnello o allo Spirito del Signore? Chiaramente ti sei voltato perché hai visto il mistero del Signore rivelarsi nell’agnello, la vita del Signore nel sacrificio dell’agnello, il corpo del Signore nella morte dell’agnello”.

In seguito scrive: “L’idea aveva quindi un valore precedente alla sua realizzazione, e la parabola era splendidamente precedente alla sua interpretazione”.

Pur non menzionandolo, San Melitone risponde a Marcione e a chi come lui negava che nell’Antico e nel Nuovo Testamento agisse lo stesso Dio, scrivendo infatti che è lo stesso “che ha creato gli angeli in cielo… che vi ha guidato fuori dall’Egitto… che è venuto da voi, Colui che ha guarito i vostri cari e ha risuscitato i vostri defunti”.

Nel periodo pasquale, mentre continuiamo a celebrare la resurrezione di Nostro Signore, San Melitone ci aiuta a vedere come questo evento sia il culmine della storia della salvezza, che ha incluso eventi dell’antico passato ma in cui lo stesso Signore era presente e attivo. Gli scritti di San Melitone aiutano a rivelare il nuovo nascosto nel vecchio.

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