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Francesca Sacco: l’amore per la ricerca non ha ostacolato il mio desiderio di maternità

Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 26/04/19

La giovane ricercatrice che ha fatto una promettente scoperta per la cura del diabete sta per diventare madre una seconda volta.

Finalmente possiamo raccontare una bella storia sul ritorno in patria di giovani cervelli italiani emigrati all’estero. Francesca Sacco nel settembre del 2017 è rientrata dalla Germania come ricercatrice del Dipartimento di Biologia dell’Università Tor Vergata di Roma grazie alla borsa di studio “Women in Science” messa a disposizione dall’Oreal, a cui è seguita quella del Ministero dell’Istruzione nell’ambito del programma “Rita Levi Montalcini” per giovani ricercatori. Francesca ha così avuto un posto da ricercatore di tipo B, che come afferma lei stessa:

“(…) con l’abilitazione che già ho, dopo tre anni ti permette di diventare in maniera quasi automatica professore associato. A Monaco mi hanno salutato con dispiacere, ma io ero felice di rientrare” (Corriere della Sera).

Infatti la nostra ha frequentato per cinque anni il prestigioso Laboratorio di Biochimica Max Plank diretto dal Prof. Matthias Mann, dove si è occupata di una tecnologia connessa ad un promettente settore della ricerca chiamato proteomica:

“praticamente serve ad identificare il maggior numero di proteine in una cellula o in un organo o in un tessuto perché conoscere quali sono le proteine e il loro stato di attivazione ti permette di capire quella cellula che sta facendo” (Ibidem).




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L’importante scoperta per il diabete

Cosa ha scoperto di così importante Francesca, tanto da veder pubblicato il suo lavoro sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale “Cell Metabolism”? Proviamo a spiegarlo con le sue stesse parole:

“Grazie alla collaborazione con il gruppo del Prof. Matthias Mann dell’Istituto Max Plank di Biochimica a Monaco e all’utilizzo di una avanzata tecnologia di cui l’Istituto dispone nel campo della ricerca proteomica, ovvero l’identificazione delle proteine rispetto alla loro identità, quantità, struttura e alle loro funzioni biochimiche e cellulari, abbiamo scoperto che alte concentrazioni di glucosio ematiche attivano la proteina GSK3, laddove questa non dovrebbe attivarsi, e che questa, a sua volta, blocca la produzione di insulina” (Corriere).

Per cui si è potuto ipotizzare che andando ad inibire con una specifica molecola questa proteina si riuscisse a riportare alla normalità la produzione dell’ormone pancreatico deficitario nei topi diabetici.

“Così è stato: si è spenta la produzione di questa proteina e si è ripristinata la produzione di insulina. Tra l’altro si tratta di un farmaco che già viene usato nei trial clinici per il melanoma” (Ibidem).

La speranza è che quanto trovato nei topi si possa applicare anche alla malattia degli esseri umani: il diabete tipo 2, cosiddetto alimentare, che conta oltre 350 milioni di pazienti nel mondo.


BAMBINO BEVE ACQUA

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Romana, 34 anni, mamma di Emma e… sta per partorire Giulio

Il grande amore per la ricerca non ha impedito alla ricercatrice di diventare madre di Emma che ha oggi 4 anni e di Giulio che nascerà tra poco: Francesca è alla 37esima settimana di gravidanza. Non è certo stato facile conciliare le due cose…

“Ma non mi sono mai sentita boicottata, tutt’altro, in Germania appena seppero che ero incinta mi affiancarono una tecnica di laboratorio per evitare che venissi a contatto con elementi tossici, e anche ora qui ho diversi dottorandi che mi aiutano. Certo più guardi le posizioni in alto, più ci sono uomini, ma come in tutti i campi. E come tutte le madri, mi sento che in certi periodi tutto si concilia, in altri niente: ci sono momenti in cui fai qualcosa bene, altri in cui tutto è più difficile” (Corriere).

Non è facile conciliare lavoro e famiglia

L’Italia non è certo ai primi posti per sostegno alle madri nel difficile compito di conciliare lavoro e famiglia, né per le risorse messe a disposizione della ricerca scientifica, ma Francesca non si scoraggia:

“Fare ricerca è complicato in qualsiasi ambito: ci sono pochi soldi e una competizione pazzesca. Penso a chi la fa nel campo dell’archeologia o delle lettere, dove ci sono ancora più difficoltà. Eppure in Italia ho trovato un entusiasmo incredibile, non cambierei lavoro per niente al mondo” (Ibidem).




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Scienziata e mamma!

L’Università attende il suo rientro a Settembre, ed intanto lei continua a seguire il progetto sulla resistenza alla chemioterapia di leucemie mieloidi acute finanziato dall’Airc Grant Start-up e a cercare fondi per portare avanti la sua promettente ricerca sul diabete, attualmente priva di finanziamenti. In attesa che Giulio riveli le sue inclinazioni, Emma ha già dato chiari segnali delle proprie:

“Altro che bambole: a me gli insetti fanno schifo, lei li adora!” (Corriere).

Pura osservazione scientifica di una mamma ricercatrice nel laboratorio domestico!

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