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Sacra Sindone: perché un braccio è più lungo dell’altro?

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Gli scienziati hanno usato le tecnologie più moderne per spiegare la questione

Per via dell’impatto contro il suolo, il patibulum (la trave della croce) che i romani legavano alle braccia e sulle spalle dei condannati avrebbe lussato la spalla.

Con le braccia legate, il lato destro del volto del Signore sarebbe finito a terra, nell’impossibilità di potersi proteggere con le mani. Gli effetti di questa caduta sono già stati analizzati in altri studi. Una lussazione avrebbe impedito a Gesù di continuare a portare il patibulum, perché il braccio destro sarebbe rimasto dislocato.

Per questo, i soldati romani avrebbero costretto Simone di Cirene, che assisteva alla scena, ad aiutare Gesù a portare la croce.

La lesione alla spalla è la Piaga oggetto di una devozione speciale e che sarebbe stata la più dolorosa di tutte.

Gli scienziati hanno anche considerato che le braccia del corpo morto di Gesù sono state probabilmente piegate con la forza al momento di preparare il cadavere per la sepoltura.

La parte superiore delle braccia, e quindi le spalle, non sono visibili nella Sindone, perché sono state consumate nell’incendio divampato nel 1532 nella cappella del castello dei duchi di Savoia a Chambéry.

Le parti divorate dalle fiamme appaiono nelle fotografia come triangoli di un colore uniforme.

Le parti contigue carbonizzate o non completamente consumate formano triangoli irregolari.

Queste forme sono dovute al fatto che la Sacra Sindone è conservata piegata, e l’incendio ha interessato soprattutto gli angoli e le pieghe del telo.

Gli scienziati hanno applicato tecnologie moderne per ricostituire le parti mancanti.

Il dottor Marchisio ha usato uno scanner CAT dell’Istituto di Radiologia di Torino, e si è avvalso della collaborazione di un volontario di 32 anni che ha una morfologia atletica simile a quella dell’uomo della Sindone.

Il “doppione” è stato usato per scannerizzare al computer le parti mancanti, giocando con una sovrapposizione di immagini.

La TAC ha permesso “una riproduzione perfetta delle volumetrie del corpo, consentendoci di ricostruire le parti mancanti senza la soggettività insita nella creazione artistica”, ha ricordato Marchisio, aggiungendo che ha anche sottolineato “l’incoerenza della posizione di spalle e mani”. La violenza dell’impatto avrebbe dislocato il braccio dalla spalla.

Il tutto sarebbe stato aggravato dalla crocifissione: il peso del corpo avrebbe spinto ancor di più alla separazione, giunta ai 6 centimetri calcolati.

Il corpo crocifisso aveva un minor sostegno per la parte destra lussata, e doveva contorcersi da quel lato per non cadere sul lato sinistro.

Da ciò gli scienziati hanno concluso di avere tra le mani “un elemento ulteriore che avalla l’ipotesi che l’Uomo della Sindone sia stato realmente crocifisso”.

È un’altra conferma della concordanza tra la Sacra Sindone e il racconto evangelico. Marchisio e Bollone hanno anche confermato che le macchie di sangue sulla Sindone di Torino sono “assolutamente realistiche”.

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