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Come smettere di giudicare?

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Vorrei avere uno sguardo nobile che sappia scoprire la verità delle cose allontanandomi da pregiudizi e rigidità

Voglio un cuore pulito che non interpreti i gesti fermandosi alla superficie. Voglio andare al senso più profondo di tutto ciò che accade.

Voglio un cuore generoso che non pretenda di cercare sempre i propri desideri e di soddisfare le proprie ansie. Un cuore da bambino per poter salire sulle vette lasciando indietro il peso del mio corpo.

Un cuore docile per obbedire servendo, e per servire sorridendo la vita che Dio mi mette nelle mani.

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Vorrei sognare più in grande, senza vivere attenendomi alla norma che sembra collegata alle mie ansie.

Tenendo in bilico sulla terra il desiderio più profondo di infinito che porto dentro. Senza zoppicare per la paura. Senza sospetti.

Vorrei accarezzare la vocazione sacra che Dio mi ha affidato, sapendo che sono allo stesso tempo argilla e cielo. Anima e corpo.

Sviscerando con le mie mani sporche quei desideri sacri che leggo nella carne. Senza pretendere di sapere tutto.

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Vorrei sapere cosa dire in ogni momento. Ciò che bisogna fare lì dove Dio mi mette per trasformare il tempo in un grido infinito che arrivi a tante anime che sognano solo di toccare il cielo.

Dovrò aprirmi di più per lasciar entrare Dio nella mia anima. Distruggere i muri che ho costruito. Con paura, con pudore. Per proteggermi dal mondo e forse, allo stesso tempo, da Dio stesso, che dico di amare e tante volte temo.

So solo che in me non si possono conciliare l’ira e l’amore tenero. Non si possono conciliare la rabbia e l’amore nei confronti dei fratelli.

Non si possono conciliare la guerra e la pace nella mia anima. O regna una o regna l’altra. O ho ira o ho pace. O vivo con rancore o ho perdonato dentro. Non ci sono altre alternative.

C’è solo una via e una direzione in cui procedo. O scendo verso l’ira o ascendo verso il perdono. O amo nel profondo o ospito odi che mi rendono rancoroso e distante nei confronti di chi non la pensa come me o fa le cose in modo diverso.

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In me non si possono conciliare l’amore per un Padre che mi ama follemente e l’odio senza misericordia per chi non è come me.

Come posso arrivare all’altare riconciliato quando dentro di me ci sono rancori che non mi parlano di riconciliazione?

Come posso dire di aver perdonato quando nel mio cuore emerge la rabbia quasi senza che me ne renda conto? E mi vedo a provare lo stesso odio di quando sono stato ferito tanto tempo fa.

Convertirmi significa chiedere perdono con un cuore contrito e umiliato. Con un cuore che anela alla riconciliazione perfetta che solo Dio potrà darmi.

Convertirmi significa mettere da parte l’odio e prendere l’amore tra le mani, goffamente. Costruire ponti e non muri. Seminare la pace e non la guerra.

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