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Come smettere di giudicare?

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 23/04/19

Vorrei avere uno sguardo nobile che sappia scoprire la verità delle cose allontanandomi da pregiudizi e rigidità

A volte penso di fermarmi alla superficie delle cose. Non vado a fondo. A volte mi vedo giudicare il mondo. Chi non la pensa come me. Chi non vota lo stesso partito politico. Chi vive in un altro modo. Lo giudico e lo condanno.

Vorrei comprendere di più Gesù. A volte non capisco i suoi progetti, e non accetto i suoi desideri. Mi vedo confuso nella vita, mentre cerco di decifrare ciò che vuole da me. Mi fermo all’apparenza delle cose che accadono. Alla superficie.

Non vedo i cuori. Mi fermo ai volti che non mi piacciono, e alle apparenze che mi parlano di trasgressioni che non desidero.

Mi costa guardare più a fondo. Guardare dentro. Credo che mi manchi la fede. Una fede vera, incarnata, fatta vita. Una fede pratica che mi porta a prendere decisioni sagge.

La fede deve diventare carne perché io possa essere il volto visibile di Gesù in mezzo agli uomini. Forse la conversione di cui parlo tanto è questa.


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Mi si riempie la bocca di questa parola e a volte non arriva al cuore. È come se tutto rimanesse alle parole e non si traducesse in fatti. Come se restasse al livello dei pensieri e non arrivasse alla vita. Non realizzo quello che dico. Non applico ciò che predicano le mie parole.

Vorrei avere un cuore più capace di percepire la vita, i processi interiori, quello che non è evidente guardando solo con gli occhi.

Vorrei avere uno sguardo nobile che sappia scoprire la verità delle cose allontanandomi dai miei pregiudizi e dalle mie rigidità.


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Vorrei avere un cuore che non scoppi con violenza ogni volta che vengo contraddetto o si criticano le mie parole e i miei gesti. Un cuore pacifico che sappia costruire ponti anziché muri.

Come ha detto Papa Francesco, “coloro che costruiscono i muri finiranno prigionieri dei muri che costruiscono. Invece quelli che costruiscono ponti andranno tanto avanti”.

Dvo porre fine a quei muri che creano distanze e proteggono la mia anima. Ho bisogno di costruire ponti che arrivino al cuore del fratello. Rischiando la vita.

Voglio un cuore pulito che non interpreti i gesti fermandosi alla superficie. Voglio andare al senso più profondo di tutto ciò che accade.

Voglio un cuore generoso che non pretenda di cercare sempre i propri desideri e di soddisfare le proprie ansie. Un cuore da bambino per poter salire sulle vette lasciando indietro il peso del mio corpo.

Un cuore docile per obbedire servendo, e per servire sorridendo la vita che Dio mi mette nelle mani.




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Vorrei sognare più in grande, senza vivere attenendomi alla norma che sembra collegata alle mie ansie.

Tenendo in bilico sulla terra il desiderio più profondo di infinito che porto dentro. Senza zoppicare per la paura. Senza sospetti.

Vorrei accarezzare la vocazione sacra che Dio mi ha affidato, sapendo che sono allo stesso tempo argilla e cielo. Anima e corpo.

Sviscerando con le mie mani sporche quei desideri sacri che leggo nella carne. Senza pretendere di sapere tutto.




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Vorrei sapere cosa dire in ogni momento. Ciò che bisogna fare lì dove Dio mi mette per trasformare il tempo in un grido infinito che arrivi a tante anime che sognano solo di toccare il cielo.

Dovrò aprirmi di più per lasciar entrare Dio nella mia anima. Distruggere i muri che ho costruito. Con paura, con pudore. Per proteggermi dal mondo e forse, allo stesso tempo, da Dio stesso, che dico di amare e tante volte temo.

So solo che in me non si possono conciliare l’ira e l’amore tenero. Non si possono conciliare la rabbia e l’amore nei confronti dei fratelli.

Non si possono conciliare la guerra e la pace nella mia anima. O regna una o regna l’altra. O ho ira o ho pace. O vivo con rancore o ho perdonato dentro. Non ci sono altre alternative.

C’è solo una via e una direzione in cui procedo. O scendo verso l’ira o ascendo verso il perdono. O amo nel profondo o ospito odi che mi rendono rancoroso e distante nei confronti di chi non la pensa come me o fa le cose in modo diverso.




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In me non si possono conciliare l’amore per un Padre che mi ama follemente e l’odio senza misericordia per chi non è come me.

Come posso arrivare all’altare riconciliato quando dentro di me ci sono rancori che non mi parlano di riconciliazione?

Come posso dire di aver perdonato quando nel mio cuore emerge la rabbia quasi senza che me ne renda conto? E mi vedo a provare lo stesso odio di quando sono stato ferito tanto tempo fa.

Convertirmi significa chiedere perdono con un cuore contrito e umiliato. Con un cuore che anela alla riconciliazione perfetta che solo Dio potrà darmi.

Convertirmi significa mettere da parte l’odio e prendere l’amore tra le mani, goffamente. Costruire ponti e non muri. Seminare la pace e non la guerra.




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