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Le sette tentazioni con cui il diavolo ha provato a piegare Madre Yvonne

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Wikipedia - Creative Commons

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 19/04/19

Scrive Yvonne: «Quando dico delle parole d’amore al mio piccolo Gesù, mi sembra di dirgli parole di odio». «Quando abbraccio la sua statua, credo di fare un sacrilegio». Questa tentazione multiforme che culmina nello stato di abbandono è come nell’antica tradizione cristiana sotto forme diverse, da Paolo di Tarso a Paolo della Croce, da Santa Bernadette a Santa Teresa di Lisieux e molti altri come pure a madre Teresa di Calcutta.

Quinta fase: aria di omicidio

Yvonne continua a respingere disperatamente questi assalti. In seguito, nel marzo 1924, si manifesta la rabbia del demonio. Incapace di corromperla o perfino di destabilizzare la sua preda, Satana, l’angelo decaduto, assassino dall’inizio alla fine di molti attacchi, prende forma somatica, associa materializzazione energetica e suggestione interiore per sedurre, poi per violentarla. Esasperato per lo smacco, l’omicida incallito la fa cadere alla fine dal balcone, l’8 marzo 1924, poi dalla cima del tetto, il 17 marzo: choc brutali di cui risentirà per il resto della sua vita, ma Yvonne non morirà.




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Sesta fase: intenzioni suicide

Una volta ancora il demonio ha fallito, ma la sua intelligenza, fa ancora meglio: che Yvonne si elimini da sola suicidandosi, con prove a sostegno e con il suo sfolgorio che si spegnerà con questo peccato pubblico e una sepoltura privata di funerali religiosi, all’epoca di regola. Aveva iniziato dal 1923, l’11 dicembre, con tentativi passeggeri.

Dopo averla immersa psicologicamente nella disperazione, fa bruciare in lei il fascino vertiginoso delle acque della Senna. Lo nota lei stessa: «Soffro, assalita dalle tentazioni. Mi sembra di peccare di continuo e di rimanere nel peccato, mancanza di energia per la lotta. L’altro giorno passavo sul ponte Mirabeau, ho rischiato di gettarmi nella Senna, e non oso dire quello che avevo voglia di fare o, almeno, quello che sono spinta a fare, è odioso, abominevole. Mi sembra che tutti i peccati capitali siano in me». Questo testo è doppiamente indicativo. È assalita dai desideri di suicidio e schiacciata dalla fatica e dalla depressione. Si sente abbandonata. Eppure i venti del suicidio si placheranno.


The nun killed

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Settima ed ultima fase: la maschera di Satana

Il 10 dicembre 1926, due anni dopo gli assalti violenti del demonio, accadde un piccolo episodio, ma più radicalmente drammatico per Yvonne, tanto ambiguo e incomprensibile, tanto da suscitare in lei le angosce più eccessive.

Nel momento in cui tutto andava male per lei, perché la sua entrata a Malestroit sembra radicalmente preclusa, il padre Crété, supporto nei suoi combattimenti, si ritorce contro di lei invitandola a dubitare in maniera radicale delle grazie più pure e intime che avesse riconosciuto sin dall’inizio con ammirazione. «Tutto ciò non è altro che seduzione e trappola del demonio», la percuote. «Esaminatevi, umiliatevi, diffidate del demonio e di voi stessa», le ripeteva nella sua lunga lettera del 10 dicembre 1926.

L’escamotage era quello di far dubitare Yvonne di se stessa: è il diavolo che ti fa credere di essere una suora perfetta, questo in sostanza il messaggio che fuoriesce da quelle lettera che sarebbe stata ispirata da un autore anonimo a Padre Crete. Un autore anonimo di cui Padre Crete non seppe mai dare ulteriori spiegazioni. Furono i dubbi più atroci per Yvonne, che neppure stavolta cederà alle lusinghe di Satana “mascherato” da ispiratore del testo di Crete.




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