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Chiesa

5 suggerimenti che ci dà il Signore nelle Domeniche successive a Pasqua

BOY, CROSS, SUN

Tinnakorn jorruang | Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 19/04/19

Dalle ferite all'amore. Calatevi nel mistero della Risurrezione di Cristo anche dopo il giorno di Pasqua

Dopo la Risurrezione del Signore inizia un percorso per ognuno di noi che non si ferma alla giornata di Pasqua.

Mariangela Tassielli in “A ritmo di Vangelo – Vivere il tempo di Quaresima e di Pasqua” (edizioni Paoline), ci offre alcuni suggerimenti che il Signore ci offre per vivere il tempo pasquale anche nelle domeniche successive alla Pasqua. Per fare in modo che ognuna di essa sia un giorno festoso e di riflessione.

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1) Sanare con la luce le nostre ferite

Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente! (Gv 20,27).

Quante esperienze negative ci fanno implodere e ci convincono a chiudere le porte della nostra vita. Eppure il Risorto continua a tendere le sue mani ferite. Ci chiede di toccare, di guardare con occhi nuovi, di scoprire ciò che esse sono per Dio: non l’effetto di un colpo, ma la conseguenza dei suoi gesti di misericordia, del suo amore per noi.

Quelle ferite sono la testimonianza tangibile di quanto sia concreto il suo amore. Allo stesso modo, ogni nostra ferita può diventare feritoia di una luce nuova per il mondo, se vissuta alla presenza di Dio e con lo stile del Vangelo.


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2) Aspettative e pregiudizi

Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo (Lc 24,15-16).

Dopo la risurrezione, Gesù continua ad accostarsi ai suoi, ma questi non lo riconoscono. Così accade a noi: sono tante le situazioni in cui Dio si avvicina, ci raggiunge, ci indica sentieri da percorrere. Ma spesso la sua risposta è diversa dalle nostre attese, la sua proposta non è ciò che ci saremmo aspettati.

Lavoriamo su noi stessi per imparare a far tacere le nostre aspettative e pregiudizi, anche su Dio. Lasciamoci raggiungere e convertire dalla sua novità per l’oggi della nostra storia, dalle sue logiche di servizio, di condivisione, di amore preveniente.

3) La tenerezza di Dio

Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me (Gv 10,10.14).

Molti tra noi potrebbero leggere in modo fuorviante l’immagine del Pastore. Dobbiamo fare per questo uno sforzo di contestualizzazione. Quando Gesù usa questa immagine, lo fa per un popolo che conosce bene la vita del pastore e i sentimenti che lo attraversano.

Conosce il valore unico di ogni singola pecora. Quel pastore, che la Pasqua ci fa contemplare, è per noi la possibilità di scoprire la cura, la preoccupazione, l’attenzione, la premura, il sacrificio, la tenerezza con cui Dio custodisce la nostra vita, salvandola da ogni forma di male.


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4) La chiamata all’amore

Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore (Gv 15,9).

Ogni gesto, ogni parola, tutta la vita di Gesù diventa per il discepolo del Van- gelo una chiamata a seguirlo, a imparare da lui, a restare nelle sue logiche, per farsi lentamente trasformare. La chiamata all’amore è forse la prima e più necessaria chiamata a cui rispondere; forse anche la più difficile perché ci chiede un passaggio radicale: da noi a Dio, dai nostri criteri di valutazione ai suoi. Eppure, solo questa conversione profonda ci per- mette di vivere a ritmo di Vangelo.

5) Una scelta di felicità

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi (Gv 15,12).

Scegliere l’amore, per chi ha conosciuto il Risorto, non è uno sforzo, una disciplina cui sottoporsi, una legge da rispettare. Scegliere l’amore è risposta a una voce che ti ha raggiunto, è accoglienza di un dono che qualcuno ti ha offerto, è esperienza di una pienezza che ha già riempito la vita. Scegliere l’amore vuol dire lasciare aperte le porte della propria vita allo Spirito di Dio, per essere trasformati in amore.




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