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Meditiamo la Via Crucis con Don Vincent Nagle

CRISTO CORONATO SPINE
nhauscreative via GettyImages
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Pubblichiamo le meditazioni alle stazioni della Via Crucis scritte da don Vincent Nagle, che ci fa così un grande, grande regalo. E’ il cuore della nostra fede, e, se a volte ce ne dimentichiamo, in questa settimana possiamo resettarci e rimettere a fuoco quello in cui crediamo. Buona Settimana Santa.

VIII stazione: Gesù consola le donne di Gerusalemme

Come è grande l’amore di Dio! Non è per finta che Gesù, figlio di Maria, perdendo tutto il suo sangue, tutte le sue forze, cieco,  invaso da un dolore straziante, si accorge del pianto di queste donne e lui ha compassione di loro. Ecco la forza dell’obbedienza dentro l’impotenza, quando sei lì, umiliato per l’ennesima volta, anche a causa dei tuoi molti peccati ed errori, oltre che per le ingiustizie degli altri, la loro incuranza. Se siamo lì per camminare con lui, in obbedienza alla volontà di Dio, non siamo del tutto smarriti, non lo è il nostro cuore. Lui in quelle condizioni miserabili ha detto “Non piangete per me, ma per voi stessi”. Gesù vedeva fino in fondo a quale sciagura andava incontro quel popolo. I cristiani dopo di lui hanno sempre visto questo come una profezia della distruzione di Gerusalemme, 30 anni dopo la sua morte. Anche in quelle condizioni lui ebbe compassione degli altri. Non è fuori dalla nostra esperienza che anche nell’ umiliazione, a volte immeritata, se possiamo minimamente dire di sì a Cristo, stare lì per obbedienza, non siamo smarriti, siamo vivi, presenti fino al punto di guardare chi guarda noi con compassione e avere compassione di lui che non conosce la gioia data dall’obbedienza che stiamo vivendo in quel momento.
C’è un importante racconto di Tolstoj in cui il protagonista, quando sta per morire di una malattia terribile è circondato dalla  famiglia che è lì per puro dovere perché terrorizzata dalla scena della sua agonia. Lui è incapace di comunicare, e finalmente però cede alla voce interiore, a Dio, e comincia a starci, soffuso dalla gioia e da un senso di vita eterna, là dove tutti vedevano solo orrore. Lui stesso aveva provocato quella situazione, per orgoglio e avidità, ma lì ha incontrato Dio, cedendo a Lui viveva già la gioia della casa del Padre. Per quelli attorno a lui, sembra infernale. La differenza sta nell’accettare di camminare ogni momento con Cristo.

IX stazione: Gesù cade per la terza volta

Una volta qualcuno ha chiesto a Madre Teresa: “Come posso essere umile come lo sei tu?” e lei, guardandolo in faccia, ha detto: ”Chiedi tante umiliazioni!”. Non è piacevole questo. Che cos’è l’umiltà? E’ forse la cosa più impossibile per l’uomo, è preferire la realtà, e in genere è tutta un’altra realtà da quella che si preferirebbe. Ma l’incontro si fa lì, ed è ciò che apre all’ipotesi che la creazione è una cosa buona, è fatta per noi. Cristo è caduto una terza volta, ne contempliamo tre, ma chissà quante volte è caduto! Lui è caduto innocente, mentre noi spesso cadiamo non tanto innocenti, eppure possiamo insieme a lui tornare alla volontà di Dio, cercandola nella realtà, preferendo la realtà, dove c’è la possibilità di incontrare il Suo amore e conformarsi alla Sua volontà, cioè entrare nella vita eterna. L’umiltà è preferire la realtà, non è altro, e per questo ci dà una cosa che nessun’altra esperienza può dare: oltre ad essere umile, Madre Teresa era anche stupendamente e follemente coraggiosa. C’è un film documentario su questa santa che lei stessa ha detto essere il documento che più di ogni altro mostra la sua vita. E’ stato realizzato da due sorelle non credenti che per un anno e mezzo l’hanno seguita e nel 1983 si sono trovate con lei in Libano, quando ci fu un bagno di sangue. Arrivate lì si incontrarono con tutti i capi della Chiesa Cattolica per sapere quale fosse il bisogno più grande. Nella parte musulmana della città c’era un orfanotrofio per bambini handicappati, da più di una settimana completamente abbandonati in quanto tutti gli adulti erano fuggiti. Lei ha deciso di andare là anche se tutti la guardavano come se fosse matta e la invitavano ad ascoltare il rumore delle bombe che cadevano in quella zona. Ha deciso di andarci il mattino
seguente, anche se nessuno era d’accordo; tutti sollevavano obiezioni, pur essendo validi uomini di Chiesa. Lei disse che avrebbe digiunato e pregato tutta la notte chiedendo a Dio che venisse proclamato un cessate il fuoco, insistendo sul fatto che sarebbero partiti il mattino seguente. Così avvenne durante la notte, cioè fu proclamato in modo unilaterale, un cessate fuoco. Dove si impara l’umiltà allora? Madre Teresa ha detto attraverso le umiliazioni. Il coraggio nasce lì, l’umiltà nasce in chi dice “Obbedisco a te, o Dio” e così viene salvato il mondo: lì nasce il coraggio di seguirlo alla morte. Gesù cade per la terza volta, andiamo con lui.

X stazione: Gesù è spogliato delle vesti

Questo è un momento drammatico, per più di un motivo. Uno è sicuramente legato al dolore fisico, infatti sull’uomo della sindone di Torino è stato possibile contare 4680 piaghe aperte; tutto il sangue uscito mentre era ancora coperto dagli abiti ha fatto sì che questi si siano attaccati alla pelle così, quando sono stati tolti, ognuna di quelle piaghe ha determinato una esplosione di dolore. Ma non c’è stato solo quello: è seguita l’umiliazione finale, quando è stato messo veramente a nudo e non siamo in grado di guardare una cosa così. Era nudo davanti a chi lo odiava. La sua nudità era terribile, era ridotto molto male, non era bello da vedere. Il Vangelo dice che gli rivolgevano insulti ed offese ridendo di lui. Per noi la cosa peggiore è essere messi a nudo davanti a chi ci vuole male. Gesù ci sta portando alla liberazione, quando tutto diventa obbedienza fiduciosa alla volontà del Padre e così veniamo liberati dalla paura che ci rende schiavi di satana, della menzogna. Tutto è messo a nudo. Se desideriamo la compassione di Dio dobbiamo avere il coraggio di chiedere di non nasconderci al Suo sguardo. Il modo più immediato per non essere più nascosti allo sguardo di Dio è di non fuggire nemmeno dallo sguardo degli uomini. Niente più finzioni, niente più storie. Messi a nudo, come pagliacci di cui ridono, eppure lì ci troviamo accompagnati e salvati e quindi non abbiamo più paura dello sguardo degli uomini. Non possiamo nemmeno immaginare che cosa sarebbe vivere senza avere più paura dello sguardo degli uomini, tanto più di quello sguardo che ci vede dallo specchio e ci accusa giorno dopo giorno. Seguiamolo, messi a nudo come lui; è terribile, ma la liberazione è questo. Così non abbiamo più nulla da perdere e viviamo di lui.

XI stazione: Gesù è inchiodato sulla croce

Cristo è inchiodato alla croce: abbiamo visto tutta la violenza con la quale è stato fissato alla croce, eppure la verità è che ci va volentieri, lui è libero. Chiodi enormi trafiggono il suo corpo per far sì che non si sposti, ma lui è fissato lì non da quei chiodi. L’apparenza inganna, anche nella nostra vita. Possiamo essere dei perdenti, tutti ci guardano con commiserazione, con distanza, con fastidio, e lo si capisce, ma può nascere in noi, attraverso questa esperienza, la grazia che qualcosa in noi dica di sì.

XII stazione: Gesù muore in croce

Le ultime parole di Gesù, almeno in Giovanni, sono state “è compiuto”, cioè è finito. Nessuno gli ha strappato la vita, lui l’ha consegnata: è un’opera compiuta, non fallita. Così può diventare la nostra morte, quella di chi ci è caro, di chi è un tesoro
per noi, nel cui amore abbiamo investito la nostra esistenza, la nostra vita, le nostre speranze. Come è stupenda la vita! Questa morte, questo silenzio, questa assenza sono la possibilità di una consegna. Non è mai troppo tardi per dire “Nelle tue mani, Signore, consegno il mio tesoro”. L’apparenza inganna perché la realtà è molto di più dell’apparenza; la realtà è anche esperienza, che è l’apparenza quando ci parla di uno che ci ha creati per sé, per amore. Visitando il museo del Cairo, si vedono migliaia di esemplari di statue di faraoni, ognuna più perfetta dell’altra. In una sezione, poi, c’è la tomba di Akhenaton, che era un tipo un po’ originale. Sosteneva che non esistono tutti gli dei in cui gli altri credevano, per lui era chiaro che dio è uno solo e serve
un po’ di realismo. Costruì una nuova capitale, un nuovo tempio per un nuovo culto, imponendo anche un diverso modo di esprimere l’arte, attraverso il realismo. C’è la statua sua e quella della consorte e non sono così perfette, tutto l’aspetto rispecchia i limiti e i difetti fisici che avevano. Vedendolo ho pensato che non era tanto bello e ho capito che il realismo non consiste nel copiare l’apparenza, ma nel rispettare l’esperienza, anche dell’ideale della promessa, della croce, della morte e della sconfitta. Per
stare lì uno non deve dimenticare l’esperienza di una promessa, di un miracolo, di un amore che c’era, non era illusione, immaginazione, fantasia.
Guardando la morte, non dimenticare. Il realismo è una fedeltà all’esperienza.

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