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5 suggerimenti per il Venerdì Santo dai cattolici che vivono la loro fede tra le persecuzioni

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Con l'immigrazione in America si è guadagnata la libertà religiosa, ma l'intensità della devozione è andata in qualche modo perduta

Nella sua enciclica Ut Unum Sint, Papa San Giovanni Paolo II ha scritto che “la Chiesa deve respirare con i suoi due polmoni”. Essendo stata cresciuta da genitori egiziani di rito orientale ed educata in scuole di rito latino e godendo quindi della ricchezza delle tradizioni sia occidentale che orientale, non potrei essere più d’accordo con il Santo Padre defunto (se la maggior parte dei cattolici sono “romani” o di rito latino, ci sono ben 23 Chiese cattoliche di rito orientale).

In Quaresima e nel tempo di Pasqua, e soprattutto durante il Triduo, i miei genitori lamentano quanto manchino loro quei periodi in Egitto. Essere una minoranza perseguitata in Medio Oriente (almeno dal VII-VIII secolo) crea un senso di unità e di esortazione a prendere la fede sul serio. Se emigrando in America si è quindi guadagnata la libertà religiosa, il senso della comunità e l’intensità della devozione sono andati in qualche modo perduti.

Il modo in cui la mia famiglia viveva il Venerdì Santo – la commemorazione della crocifissione di Gesù – aveva un’enfasi speciale. In Egitto il Venerdì Santo è chiamato “Venerdì Triste” o “Venerdì di Lutto”. Mia madre ricorda la tradizione di mettere l’aceto sulla lingua in ricordo della scena che San Giovanni descrive al capitolo 19 (29-30), quando Gesù realizza le parole del Salmo 69, 21: “Hanno messo fiele nel mio cibo, e mi hanno dato da bere aceto per dissetarmi”.

I cristiani orientali – cattolici e ortodossi – digiunano e lo fanno per bene. Mia madre sorride un po’ pensando alle regole di digiuno e astinenza in Occidente, perché l’Oriente diventa praticamente vegano per tutta la Quaresima, domeniche incluse.

I cristiani stanno in chiesa tutto il giorno e spesso vanno a visitare chiese vicine. Fa semplicemente parte della cultura, e tutti vi aderiscono.

Altre tradizioni includono la visita ai cimiteri, non truccarsi (le donne mediorientali non si truccano per i funerali – devono apparire tristi, e troppo trucco può sembrare una mancanza di rispetto e qualcosa di poco adatto all’occasione), e cucinare falafel. Mio padre ricorda che amici e parenti si facevano visita tutto il giorno scambiandosi cibi.

Per chi vuole festeggiare quest’anno con un tocco orientale, ecco 5 suggerimenti tratti dalla mia esperienza d’infanzia:

Abbracciare il silenzio e digiunare dalla tecnologia

Amo la libertà che deriva dal dire “No” a musica, televisione, podcast e social media. Anche da bambina, amavo il senso di solennità che offre il silenzio. Sapevo che quel giorno era importante e speciale e che riguardava davvero Gesù per via del clima di silenzio proposto dai miei genitori. È un’esperienza splendida essere insieme in pace e serenità.

Ascoltare le canzoni sacre orientali del Venerdì Santo di Fairuz

Questi brani vi introdurranno al senso di lutto. Di recente le ho inviate a un amico che frequenta il Rito di Iniziazione Cristiana per Adulti, e ha detto che anche se non capisce l’arabo la musica lo sta aiutando a capire cosa deve aver provato Maria vedendo morire il proprio figlio. Nella canzone Wa Habibi, Maria parla direttamente a Gesù mentre Questi affronta la propria Passione.

Bruciare incenso in un turibolo

Adoro quando mio padre brucia l’incenso e dà alla casa un odore di santità. Porta il turibolo in ogni stanza e ci benedice mentre lo fa. Si possono trovare incenso e turibolo a buoni prezzi (non quelli stile New Age!) nei mercati mediorientali o nei gift shop delle Chiese orientali. Magari controllate prima nella chiesa copta più vicina.

Meditare sulle Scritture, soprattutto sulle letture del Venerdì Santo

Non dimenticherò mai l’immagine di mia nonna mentre legge la Bibbia con grande piacere.

Pregare con un’icona o assistere a un servizio di rito orientale

Se non avete un’icona, pensate di comprarne una per casa vostra. Sono strumenti preghiera spendidi e contemplativi. Pregare con un’icona può davvero aiutarci a entrare nell’aspetto meno discorsivo e più ricettivo della preghiera: “Fermatevi e riconoscete che io sono Dio” (Salmo 46, 10). Se non avete mai assistito a un servizio cattolico orientale, forse quest’anno è l’occasione giusta. È sublime!

Mentre a casa mia succedevano tutte queste cose, mia madre era impegnata a preparare il pane pasquale armeno. Il profumo non faceva che aumentare l’attesa della gioia che ci aspettava la Domenica di Pasqua, visto che non ci veniva permesso di assaggiarlo prima della gloriosa mattina della Resurrezione.

Il Venerdì Santo è l’unico giorno dell’anno in cui non si celebrano Messe. Ci permettiamo di sentire la perdita e di anticipare la gioia della nostra redenzione. Per consacrare adeguatamente quella giornata, non solo riflettiamo su queste realtà, ma vi partecipiamo anche misteriosamente attraverso i nostri sacrifici:

“È fissando la croce che noi impariamo a percepirne sperimentalmente l’invadente Presenza e l’ineluttabile necessità di grazia per la perfezione della nostra vita, per la gioia della nostra vita. È nella Madonna che la adorazione del nostro cuore trova il suo esempio e la sua forma. Infatti non fu appena per Cristo la condizione della croce: la morte di Cristo in croce salva il mondo non isolata in se stessa. Non è da solo che Cristo salva il mondo, ma è con l’adesione di ognuno di noi alla sofferenza e alla croce. Lo dice S. Paolo: «Io compio nella mia carne d’uomo i sacrifici che mancano alla croce di Cristo, alla passione di Cristo»” (Padre Luigi Giussani, Meditazione sui Misteri Dolorosi).

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