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10 motivi per cui sappiamo che Cristo è risorto dai morti

RESURREZIONE, PIERO, DELLA FRANCESCA
Wikipedia
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A Pasqua non celebriamo un mito o un grande simbolo psicologico, ma un evento storico

Questa domenica è la Domenica di Pasqua, il giorno in cui si celebra la Resurrezione del Signore.

È importante capire cosa afferma la Chiesa. Lo psicologo canadese Jordan Peterson, famoso su YouTube, parla dei modi simbolici e psicologici per i quali ritiene la resurrezione un grande principio liberatore, ma sostiene che la questione della reale resurrezione di Gesù dai morti è “oscura e complicata”.

Sbaglia. La domanda è semplice: c’è stato un momento nella storia in cui Gesù Cristo è morto e poi un momento in cui è stato vivo di nuovo?

Le prove al riguardo sono molto forti. Sì. Gesù è letteralmente risorto dai morti.

1: L’argomentazione della debolezza di Cristo

È importante guardare al modo in cui viene raccontata la storia del Nuovo Testamento. Per molti versi non assomiglia a un “mito della resurrezione”, come la storia della fenice indicata da scettici come Peterson. Gesù non è presentato come una figura mitica onnipotente che trionfa sui nemici. “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice”, dice. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, grida.

Dopo la crocifissione, nella mente dei suoi seguaci non si profilava la figura eroica di Gesù, ma la sua debolezza. Gli apostoli si sono rinvigoriti perché è accaduto qualcosa di straordinario: il loro leader sconfitto è risorto dai morti.

2: L’argomentazione della debolezza degli apostoli

Se gli apostoli stavano costruendo una religione, non l’hanno fatto come la maggior parte dei fondatori delle nuove religioni. Non hanno voluto sembrare grandiosi e meritevoli di rispetto, ma un disastro.

“Lungi dal presentarci una comunità presa da una esaltazione mistica, i Vangeli ci presentano i discepoli smarriti («tristi»: Lc 24, 17) e spaventati, perché non hanno creduto alle pie donne che tornavano dal sepolcro e «quelle parole parvero loro come un vaneggiamento» (Lc 24, 11).Quando Gesù si manifesta agli Undici la sera di Pasqua, li rimprovera «per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevanno visto risuscitato»”.

Se avessero voluto creare una religione lo stavano facendo male, dando alla gente motivi per non confidare in loro.

3: La trasformazione di Saulo

Oltre al caso dei Dodici abbiamo quello di San Paolo, passato da accanito persecutore a zelante predicatore dopo aver visto Cristo vivo. Questa straordinaria trasformazione – da una persona scandalizzata dal messaggio cristiano a quella che lo propone di più – ha senso se Cristo è risorto, e non ne ha se non è risorto.

Paolo torna continuamente alla sua storia di resurrezione personale, perfino quando è sotto processo. Questo nutre la sua fede e fa la differenza per lui. Arriva a dire: “Se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede” (1 Corinzi 15, 14).

Ha scommesso tutto sulla vera Resurrezione, e ci ha invitati a fare lo stesso.

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