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Guardando mia moglie che pregava ho capito che potevo pregare anche io, non con lei ma per lei

Antonio Guillem | Shutterstock
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Ecco la bellezza del matrimonio: non è necessario fare “insieme” le stesse identiche cose, pregare con le stesse parole, ma unire le nostre forze, comporre le nostre diverse capacità e sensibilità, verso un’unica meta.

di Stefano Bataloni

Uno dei consigli che i sacerdoti danno spesso agli sposi cristiani è quello di pregare insieme. La preghiera, in quel caso, non porta “soltanto” ad aprire un dialogo tra i singoli sposi e Dio ma apre anche al dialogo tra marito e moglie: cose che a volte è difficile dirsi a voce in un momento normale, diventa talvolta più facile dirsi in un momento di preghiera, quando le aspettative e le fragilità profonde vengono alla luce. E in quei momenti, con la Grazia del Cielo, è possibile trovare il modo per rinsaldare l’unione matrimoniale.

Io e Anna, tutto ciò lo sappiamo bene, lo abbiamo sperimentato. Nonostante ciò, i momenti in cui riusciamo a pregare insieme, o meglio, i momenti in cui decidiamo di metterci a pregare insieme sono piuttosto rari, lo ammetto. Sono invece più frequenti i momenti in cui singolarmente ci rivolgiamo a Dio.

Non mi stupisco particolarmente di questo: la situazione di vita attuale ci chiama ad essere impegnati per buona parte della giornata a prenderci cura del lavoro, di noi stessi e dei nostri bambini, e il tempo da riservare alla preghiera. E come ci hanno insegnato tanti nostri maestri nella fede, anche accudire i figli è preghiera, anche ascoltare la propria moglie che (con scarse capacità di sintesi, va detto) racconta la sua giornata è preghiera (e sono fortunatissimo in questo perché Anna mi da molte occasioni). In ogni istante e azione della giornata si può ringraziare Dio, lodare Dio, ascoltare quanto Lui ha da dirci sulla nostra vita.

Diverso tempo fa, le Edizioni San Paolo hanno dato alle stampe un libretto, diffuso con cadenza mensile, dal nome “Amen. La parola che ti salva”, un messalino tascabile in cui si trova, per ogni giorno del mese, la liturgia delle ore, le letture del giorno, un commento al Vangelo, ecc…

Anna non ha mancato di comprarlo e utilizzarlo, mattina e sera, con regolarità sin dagli inizi.
Succede quindi in casa nostra che la mattina, appena svegliati, durante la colazione, momento in cui io e lei ci ritroviamo quasi sempre da soli perché a quell’ora i bambini ancora dormono, lei trascorra i primi 10-15 minuti in compagnia di quel messalino.
Devo dire che ultimamente, questa sua “assenza” mattutina mi sta pesando.
Non la incolpo di nulla, si chiaro. Sono contento che lei preghi e so quanto sia importante per la sua salute “spirituale” questo momento. E apprezzo molto il fatto che lei, a differenza di me, sia così determinata e perseverante in questa sua preghiera: in fondo, nel cammino spirituale, ciò che conta davvero molto è proprio la costanza, è proprio acquisire delle abitudini positive.
Però, certo, mi fa soffrire un po’ il fatto che tra i pochi momenti in cui siamo insieme e da soli, io non possa scambiare due parole con lei.

Poi, l’altra mattina, mentre eravamo seduti al tavolo di Ikea che campeggia nel nostro soggiorno, lei col messalino in mano e io di fronte alla mia tazza di latte e cereali ho capito che c’era una cosa che avrei potuto fare in quel momento: pregare anch’io. Non “con” lei, con le sue stesse preghiere, ma “per” lei. Potevo pregare affinché le parole che lei stava leggendo o pronunciando mentalmente, scendessero nel suo cuore, e la convertissero, perché dalla sua conversione dipende anche un po’ la mia: non ci salveremo che insieme. Il mio dispiacere per non poter parlare con lei, in quel momento, è svanito.

Ecco la bellezza del matrimonio: non è necessario fare “insieme” le stesse identiche cose, pregare con le stesse parole, ma unire le nostre forze, comporre le nostre diverse capacità e sensibilità, verso un’unica meta.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU PIOVONO MIRACOLI

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