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Quello che mi insegna la Settimana Santa su chi sono davvero

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Guardo la croce e mi ci rifletto goffamente

Mi fa male incontrare persone che non vedono un senso nella vita che conducono. Non sono felici. Non rendono felici gli altri. Sono così anch’io? Voglio scoprire il mio tesoro e aiutare molte persone a trovare il senso dei loro passi.

Dio mi ha sognato. Mi ha voluto fin da quando sono concepito. Quanto è difficile a volte vederlo!

Sono tentato di non valorizzare ciò che c’è entro di me. Mi paragono. Mi fermo ai limiti senza apprezzare le possibilità.

In ogni fallimento c’è una nuova opportunità, in ogni porta chiusa una deviazione, un nuovo cammino. Gesù prende su di sé la croce e mi ricorda “Io faccio nuove tutte le cose”.

Prende una croce su di sé. Viene condotto alla morte. E sta facendo tutto nuovo. Non lo capisco. Proprio quando non fa altro che obbedire.

Non è padrone dei suoi passi. Le sue mani sono legate e continua a benedire. Rimane in silenzio e continua ad annunciare la Buona Novella. È odiato e dal suo cuore sboccia un amore sereno e profondo. Un amore vero che diventa sangue sulla croce.

Mi commuove il suo perdono. È il senso della sua vita. Vivere e morire amando. Apparentamente non è una vita di successo.

I farisei non riescono a comprendere le sue parole. Provano rabbia, ira. Vogliono far fuori l’uomo che compie i miracoli.

Che paradosso! Fa il bene e vogliono ucciderlo. Non ferisce, non diffama, non condanna. Ma viene condannato.

La missione della mia vita. Guardo la vita di Gesù. Guardo la mia. Ho un tesoro custodito sotto pareti spesse.

Mi fa paure mostrare al mondo la mia verità. La mia missione segreta. Il mio compito impossibile. Rispettando il mio modo originale di essere e di amare. Essendo me stesso tra gli uomini. Voglio pensare alla mia missione. Non è solo per qualche anno, ma per tutta la mia vita eterna.

Commenta padre Kentenich:

“Ciò che abbiamo abbracciato e desiderato qui sulla terra, quello per cui ci siamo sforzati, può e dev’essere oggetto, per quanto possibile, della nostra occupazione nell’eternità. Santa Teresina era convinta che in cielo e dal cielo avrebbe continuato e perfezionato il compito ricevuto sulla Terra” [2].

Penso a quel sogno di Dio custodito nella mia anima. Alla missione che trascende il mio presente. Voglio riconoscerla e amarla.

Resto in silenzio per incontrare il volto di Gesù che mi si svela in questi giorni santi. Cammina con me verso il Calvario.

Mi porta per mano fino al profondo della mia vita, alla parte più nascosta, perché impari a baciare la mia croce. Mi conduce dove neanch’io mi riconosco. Dove mi ricorda ciò che valgo e quanto sono importanti le mie parole e i miei gesti.

Ho un compito prezioso. Non mi scoraggio perché so che il mio modo unico di essere è necessario.

Ciò che non faccio, quello che non dico… resterà non fatto, non detto. Questo risveglia tutte le mie forze. Posso fare qualcosa che nessun altro potrà fare al posto mio. Guardo Gesù in questo momento. Chiedo la sua pace per affrontare la vita.

[1] J. Kentenich, El Fundador a las familias, 1966, p. 60-61
[2] Kentenich Reader Tomo 3: Seguir al profeta, Peter Locher, Jonathan Niehaus

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