Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Card. Sarah: «Chi mi oppone al Papa dice più di sé che di me»

ROBERT SARAH
Il cardinal Sarah
Condividi

In una lunghissima intervista alla testata online francese Atlantico.fr, il prefetto della Congregazione per il Culto Divino risponde a molte domande, la maggior parte delle quali tese ad avere risposte “esplosive”. Risposte che non sono arrivate, o almeno non quali erano attese.

La Chiesa ha inculcato ai Romani questo senso dell’uomo. E l’Occidente è cambiato. C’era la schiavitù. Molti uomini religiosi hanno detto “questo non è giusto”, e l’Occidente è stato il primo al mondo a rinunciarvi. Se l’Occidente scomparisse, perché scompaiono le sue radici, il mondo cambierebbe terribilmente.

J.-S. F.: Lei scrive che il Signore è senza misericordia verso i tiepidi, più volte torna su quest’idea: si sente che c’è qualcosa che le è caro. Tra gli altri cita Charles Péguy: «C’è qualcosa di peggio che avere cattivi pensieri, ovvero non avere affatto pensieri. C’è qualcosa di peggio che avere un’anima perversa, ovvero avere un’anima abituata». Lei pensa che quanti si definiscono progressisti, difensori della democrazia e del Bene – che sia un Emmanuel Macron in Francia o quelli che si oppongono ai populisti in Italia – esercitino un pensiero coraggioso oppure tiepido, un “pensiero abituato”?

+R. S.: Io credo chiese quelli che dirigono l’Occidente, quelli che vogliono condurlo, lo fanno senza o perfino contro il cristianesimo, allora divengono tiepidi e conducono l’Occidente alla sua rovina. Senza questa radicalità evangelica che cambia il cuore dell’uomo e dunque la politica, l’economia, l’antropologia, essi aprono alla sua scomparsa anche se non è questa la loro intenzione.

Guardi che cosa accade al giorno d’oggi: all’atto costitutivo dell’Unione europea c’erano sei paesi fondatori. Tra questi sei ce ne sono almeno cinque in cui i governanti non sanno che cos’è una famiglia o che cosa è un bambino. In Italia, prima del governo attuale, l’ex Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, non aveva figli. Macron, Merkel, non hanno figli. Theresa May non ha figli. In Lussemburgo il primo ministro vive con un uomo. Quali che siano le loro intenzioni, queste persone conducono l’Occidente verso un abisso. Essi non sanno cosa sia una vita umana, un figlio che si ha caro perché è la vita in persona.

J.-S. F.: Potrebbero risponderle che neanche gli uomini di Chiesa hanno famiglia…

+R. S.: Non è lo stesso. Noi siamo senza famiglia per una scelta religiosa. Loro sono sposati, vivono in coppia. Non bisogna confondere le cose. Io ho fatto una scelta per imitare qualcuno che mi ha chiamato e che non ha fondato una famiglia. Ma Gesù mi restituisce in cambio il centuplo: tutti gli uomini sono miei genitori, miei fratelli, mie sorelle. Rinunciando a una moglie, il prete riceve il centuplo.

J.-S. F.: Tra le convinzioni moderate – “tiepide”, per riprendere la sua espressione – di Emmanuel Macron o dell’attuale opposizione al governo italiano, e alcune personalità nient’affatto tiepide come Matteo Salvini, Donald Trump o Viktor Orban, che talvolta assumono un’identità cristiana, anche cattolica, pure se il papa disse che Donald Trump non era cristiano, lei che preferisce?

+R. S.: Nella rivelazione, Dio detesta i tiepidi. Nel capitolo 3 dell’Apocalisse, egli dice: «Poiché tu non sei né caldo né freddo, ti vomiterò». Dio detesta la tiepidezza.

J.-S. F.: L’Occidente è il cristianesimo, ma anche la scienza, la tecnologia, la Silicon Valley e i suoi ricercatori votati al transumanismo e alla ricerca dell’immortalità

+R. S.: Ma cosa vogliono queste persone? Vivere fino a 150 anni, 300 anni? Che possono aspettarsene? Umanamente, che fa un uomo a quell’età? Peggio, perché voler vivere così a lungo se è per accontentarsi di godere di beni materiali?

J.-S. F.: Senza spingerci fino al fantasma dell’immortalità, il fatto che su un medesimo pianeta delle persone possano vivere in maniera assai differente – alcuni poveri senza accesso alle cure mediche e altri con degli organi riparati, una vista curata… – potrebbe creare due umanità. Lei teme le scoperte scientifiche del XXI secolo?

+R. S.: Io penso che avere due tipi d’uomini sulla Terra sia irrealizzabile. E anche se fosse, non vedo che gioia potrebbe avere un uomo “invincibile” a vedere altri uomini che muoiono lentamente accanto a lui. Dio non ci ha creati immortali, salvo che nella nostra anima. Fisicamente, tutto ciò che è creato è finito. Tutto questo significa voler essere come Dio. Ed è un’illusione. E anche se si riuscissero a fare tali uomini – invincibili, immortali – su questa Terra, che cosa farebbero di questa immortalità? La nostra felicità è Dio, non la caricatura di Dio.

J.-S. F.: Lei parla di questa Terra. Con le preoccupazioni sull’ambiente e sul clima, “salvare il pianeta” è diventato un grande slogan politico. Pochi invece parlano di salvare l’uomo e l’umanità…

+R. S.: Salvare il pianeta mentre si continuano a uccidere i bambini o si uccidono i vecchi quando la loro debolezza è sgradevole alla vista? Ma allora che cosa si salva? Quando si perde Dio, si perde l’uomo. Siccome Dio non esiste più, allora salviamo la natura. Ma che cos’è la natura senza uomo?

Ho visto un vescovo del Congo, all’ultimo sinodo, che diceva: nella nostra regione eravamo felici, c’erano fiumi, alberi… e sono venuti a cercare non so quale minerale e hanno scavato, e si sono inquinate tutte le risorse idriche. Per bere dell’acqua, nella sua diocesi ormai devono importarla. La gente non ha più acqua potabile. Bisogna salvare i fiumi, certo. Ma non indipendentemente dalle persone che usano quell’acqua.

J.-S. F.: Vale a dire che alcuni ecologisti hanno una teologia negativa, ovvero che il pianeta è diventato il loro Dio?

+R. S.: Effettivamente si è fatto del pianeta un Dio, ma questa è idolatria. E comunque è un Dio che non viene rispettato, perché lo si inquina, lo si sfrutta disordinatamente e a detrimento degli abitanti. Basta guardare quel che accade in America Latina o in Africa. Gli uomini non contano più. Quel che conta è il guadagno. E con questo pretesto si vuol salvare la natura! Ma è farsesco! Finché l’uomo non conosce i suoi limiti, finché non riconosce di non essere Dio, di essere stato creato da qualcuno, di vivere in una natura tanto bene organizzata, non salveremo né gli uomini né la natura. Perché l’uomo non vuole riconoscere di essere stato creato, di avere dei limiti? Eppure quando si guarda alla profondità dell’universo, il movimento delle stelle, si vede bene che non è frutto dell’intelligenza umana. E che neppure è un caso.

J.-S. F.: Nel libro lei dice: la gente preferisce non ricevere un’eredità perché non vuole dovere niente a nessuno…

+R. S.: Esattamente. Vogliono tutto ciò che hanno creato essi stessi. Non c’è più altro che conti. Perché il mondo moderno vuole tanto salvare la natura ma non quella dell’uomo? Eppure la dignità dell’uomo consiste nell’essere fondamentalmente un debitore e un erede.

Seconda parte

J.-S. F.: Eminenza, nel suo libro lei scrive che il mondo va male e descrive molte crisi: che sia la crisi che riguarda la Chiesa stessa, la crisi del sacerdozio, la crisi della teologia morale, la crisi del celibato, ma anche le crisi dell’Occidente, dell’uomo occidentale… da dove viene questo male che ci corrode?

+R. S.: Quando ascoltiamo le informazioni, abbiamo l’impressione che il male e gli scandali inondino il mondo. Siamo in una situazione che qualificherei quasi di unica nella storia. Certo, il fatto che i media diffondano rapidamente e su grande scala quel che accade fin negli angoli più sperduti del mondo accentua tale percezione. Tuttavia io penso che se si percorre la storia ci si rende conto che quanto oggi viviamo è davvero inedito. Non sono il solo a dirlo. Benedetto XVI, proprio prima della sua elezione al Soglio di Pietro, nel 2005, aveva detto che l’Occidente attraversava una crisi che non si è mai verificata nella storia dell’umanità. Come lei sottolinea nella sua domanda, nelle mie conversazioni con Nicolas Diat passo in rassegna le crisi della Chiesa: si ha l’impressione che essa non abbia più dottrina sicura, che non abbia più un insegnamento morale sicuro. L’insegnamento della Chiesa sembra oggi sfumarsi, divenire incerto e liquido. Crediamo ancora che la Bibbia è rivelata? La nostra attitudine riguardo a Dio è profondamente cambiata. Nella Chiesa, Dio è ancora considerato come una persona che cerca di stringere una relazione intima e personale con ciascuno di noi? Oppure egli non è più che un’idea, un essere assai remoto? Il cuore della nostra fede risiede nell’Incarnazione di Dio, che ci è prossimo. Possiamo vederlo coi nostri occhi, toccarlo con le nostre mani. C’è Gesù Cristo e c’è il Padre, che nella Santissima Trinità non sono più di uno con lo Spirito Santo. Abbiamo ancora, veramente, questa fede, per la quale tanti martiri hanno dato la vita?

La crisi è presente anche al livello del sacerdozio. Incontestabilmente, ci sono stati nella storia momenti in cui la vita dei preti non era esemplare. La loro vita non sprizzava l’Evangelo né la santità di Dio. E la Chiesa tollerava un vero lassismo sul piano morale. Si sono però sempre levate figure come san Francesco d’Assisi per rimetterla in carreggiata, optando per la radicalità dell’Evangelo, vale a dire l’Evangelo nella sua nudità e nella sua totalità. C’è stato anche il Curato d’Ars: un uomo di preghiera e di penitenza, perché il demonio si accanisce contro il sacerdozio e, spesso, non si può cacciarlo lungi da noi se non con la preghiera, il digiuno e un profondo desiderio e volontà di conversione. Ma quel che accade oggi è incredibile. Siamo obbligati a riconoscere il peccato grave e orribile dei preti pedofili. Un po’ dappertutto, degli uomini che dovevano far crescere i bambini nella dignità e nella loro relazione con Dio, sono adesso accusati di aver corrotto e distrutto non solo il loro annuncio, ma anche quanto di più prezioso c’è nelle loro vite. Altri preti dichiarano con fierezza di essere omosessuali e di voler contrarre un “matrimonio” con il loro amico. Vescovi… cardinali… sono chiamati a processo per abusi sessuali su minori. Mai, penso, ho visto un tale orrore e una tale concentrazione di male nella Chiesa. La Chiesa è segnata da una grande crisi morale, molto dolorosa.

La Chiesa è pure segnata da una grande divisione sul piano dell’insegnamento dottrinale e morale: un vescovo dice una cosa, un altro lo contraddice, una conferenza episcopale dice una cosa, un’altra dice il contrario… La confusione s’installa un po’ dappertutto come forse mai era accaduto prima.

Ormai spesso si sente dire che il celibato dei preti è una realtà inumana, insopportabile, che non può essere assunta e vissuta serenamente. E al contempo il prete pretende di essere configurato a Cristo! Perché il prete non è soltanto un alter Christus, un altro Cristo, ma è soprattutto ipse Christus, vale a dire Cristo stesso. Il prete pronuncia le medesime parole di Gesù quando dice “questo è il mio corpo”, “questo è il mio sangue”.

Pagine: 1 2 3 4

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.