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Card. Sarah: «Chi mi oppone al Papa dice più di sé che di me»

ROBERT SARAH
Il cardinal Sarah
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In una lunghissima intervista alla testata online francese Atlantico.fr, il prefetto della Congregazione per il Culto Divino risponde a molte domande, la maggior parte delle quali tese ad avere risposte “esplosive”. Risposte che non sono arrivate, o almeno non quali erano attese.

Propongo qui di seguito una lunghissima intervista al cardinal Robert Sarah, pubblicata in due puntate il 7 e il 14 aprile scorsi su Atlantico.fr, un portale d’informazione fondato da Jean-Sébastien Ferjou e Pierre Guyot. Ispirato – così dichiara la Redazione – a un vasto pluralismo, la linea ideologica dell’intervistatore (che è appunto il primo dei due cofondatori) vi apparirà presto chiara: buona parte delle domande, infatti, sembrano altrettante declinazioni del molteplice e caparbio tentativo di strappare al porporato qualche dichiarazione scottante. Migranti, ambiente, populismo (con una particolare insistenza su alcuni nomi evidentemente cari all’intervistatore), ma la lingua di Ferjou batte particolarmente su Papa Francesco.

E questo è valso l’aver ottenuto alcune risposte importanti, dal Cardinale, delle quali anche in Italia non pochi suoi sedicenti estimatori farebbero bene a giovarsi. «Sono soltanto quelli che mi conoscono per modo di dire – spiega il porporato guineano – che si esprimono in questo modo e cercano di pugnalarmi alle spalle».


Prima parte

Jean-Sébastien Ferjou: Eminenza, lei parla della crisi della Chiesa, ne analizza i differenti sintomi, poi parla della crisi dell’Occidente. Lei utilizza due immagini: quella dell’uomo ricco che segue Gesù fino a quando Gesù gli chiede di rinunciare alla sua fortuna – cosa che l’uomo rifiuta perché ha troppi beni. E poi un’altra: «Il mondo moderno ha rinnegato Dio perché non voleva vedere la propria immagine riflessa negli occhi di Gesù. Ma se rifiutatosi di lasciarsi guardare finirà come Gesù nella disperazione. Questo è il segno della crisi contemporanea della fede». L’Occidente non ha più voluto le rinunce al comfort materiale o morale e non ha più lasciato di lasciarsi guardare in questa posa. Lei direbbe che la Chiesa sia in crisi perché è troppo occidentale? O che l’occidente è in crisi perché lo è anche il cristianesimo?

+ Robert card. Sarah: Posso sbagliarmi, ma io non distinguo l’Occidente dalla Chiesa. L’Occidente è cristiano, è stato plasmato dal cristianesimo. La sua cultura, la sua arte, la sua visione dell’uomo sono cristiane. La crisi della Chiesa è al contempo la crisi dell’Occidente. La crisi dell’Occidente è al contempo quella della Chiesa. Logicamente, non possiamo separare le due. Per me, come Africano, l’Occidente è stato creato dal cristianesimo, anche se oggi si rifiutano le radici cristiane dell’Occidente. Ma non si può negare questa cultura, quello che voi siete. La vostra arte, la vostra musica, tutto è cristiano. Le due cose si influenzano. L’Occidente non è un’entità aerea.

J.-S. F.: Tanti preti, al giorno d’oggi, non sono più occidentali…

+R. S.: Certo, ma l’Occidente è il cristianesimo – che sia protestante o cattolico. La cultura, l’arte, il pensiero sono cristiani. Le due crisi sono contemporanee e correlate. Perché la Chiesa è lei: è i preti come anche i laici.

J.-S. F.: Ci sono anche numerosi credenti cinesi, sudamericani o africani…

+R. S.: Sì, ma se noi siamo cristiani altrove che in Europa, nel mondo, è perché l’Occidente ci ha portato il cristianesimo. La missione dell’Occidente, per me, non è frutto del caso. Dio l’ha voluta così. Siete voi che avete inviato missionari dappertutto. Non si può quindi separarvi dalla Chiesa. La crisi dell’Occidente è dunque contemporanea alla crisi della Chiesa. È perché la Chiesa è collassata che l’Occidente è collassato. E viceversa. Chi dà testimonianza dell’Evangelo in politica? Non tocca al prete, ma ai laici. Chi testimonia l’Evangelo nell’economia? Non tocca al prete ma ai laici.

J.-S. F.: A proposito di questo, lei trova che i cattolici francesi – forse per una cattiva comprensione della laicità – abbiano rinunciato alla parte di testimonianza di cui dovrebbero essere forieri, mascherando la loro identità cattolica per non urtare gli altri?

+R. S.: La laicità alla francese è una perfetta contraddizione: voi siete essenzialmente plasmati dalla Chiesa. Non potete dire “sono laico in società e cristiano in Chiesa”, è ridicolo. Un uomo non può essere diviso: egli è uno da ogni punto di vista, in tutte le circostanze. Un francese in Chiesa è anche un francese in politica. È quindi incoerente immaginare il contrario. La fede è una realtà intima, ma dev’essere pure vissuta in famiglia e nella società in senso lato.

J.-S. F.: Lei pensa che i vescovi francesi si siano ritirati troppo dal dibattito pubblico?

+R. S.: Non sta a loro partecipare alla politica in quanto tale. Però devono difendere i valori cristiani, i valori della vita, i valori della morale: è loro dovere. Essi devono difendere ciò che Dio dice loro di difendere. Essi devono dire ciò che Dio si aspetta da noi. Tutto quel che sta nei comandamenti – non ucciderai, non ruberai, non commetterai adulterio – essi devono ripeterlo alla gente. Essi devono dire che il matrimonio è un matrimonio tra un uomo e una donna. Essi devono dire che non dev’esserci divorzio, perché nessuno può sposarsi per sfasciare la propria famiglia. Questo vale per i cristiani ma anche per tutta la società.

J.-S. F.: Sta evocando quello che in Francia chiamiamo “Mariage pour tous” o anche le problematiche di filiazione che ne derivano – PMA, GPA. La Chiesa non ha la sua parte di responsabilità nell’impennata delle rivendicazioni sociali, per aver saputo ascoltare e accogliere dei cristiani o dei non cristiani dalle traiettorie di vita meno evidenti? Senza cedere sui suoi insegnamenti, naturalmente, ma non mostrandosi esclusiva.

+R. S.: Io penso che si debba fare una distinzione fra la Chiesa e quelli che la incarnano. Io, quanto a me, posso essere un cattivo prete. Ma guardi che cosa mi ha dato il mio sacerdozio: è Gesù. Egli domanda a tutti la medesima cosa nella medesima maniera. Anche se c’è una défaillance al livello dei preti o dei vescovi, il messaggio di fondo, di per sé, non cambia. Questo è quello che dico alla gente: se io sono fallace, portate su Cristo il vostro sguardo.

Ma sul Mariage pour tous resto persuaso che sia essenziale per la Chiesa difendere l’ordine naturale delle cose, perché è quello voluto da Dio.

J.-S. F.: Lei spiega che gli Occidentali oppongono la propria libertà all’ordine naturale di cui ha appena parlato; che essi fanno entrare la libertà in competizione con la legge naturale, cosa che significa in fin dei conti non comprendere la vera natura della libertà…

+R. S.: Abbiamo perso il senso della libertà. La libertà non è seguire le proprie voglie, i propri istinti, senza esitazioni. La libertà è cercare la verità, cercare il benessere, e non solo quello personale bensì quello di tutti. La libertà non viene a ledere quella dell’altro. Al contrario, la mia libertà mi costringe a stringere relazioni nelle quali io rispetto l’altro. Quando lei guida, in strada, la sua libertà è frenata dal semaforo. Se invece va dritto filato, investe delle persone. Nessuna libertà è totale. Ogni libertà è frenata. E da questo punto di vista la legge naturale non è un impedimento: è la grammatica della nostra natura.

J.-S. F.: L’ecumenismo, il dialogo interreligioso sono valori molto occidentali. Lei dice che li abbiamo abbondantemente trasformati in irenismo, in una specie di sciocchezza. Lei è stato colpito dalla dichiarazione di Papa Francesco che, con il re del Marocco, ha lanciato un appello per la libertà di culto a Gerusalemme, forse dimenticandosi di precisare che bisognerebbe che la libertà di culto fosse rispettata anche nei Paesi arabi – particolarmente nel Golfo? Il papa accetta che i cristiani non facciano proselitismo per dare dei pegni della sua volontà pacifica, ma non reclama la reciprocità dai musulmani coi quale trattiene rapporti.

+R. S.: Lasciamo da parte Francesco. L’ecumenismo che cos’è? Cristo ha voluto che noi fossimo una cosa sola. Ciò non significa che per dialogare vis-à-vis io debba rinunciare a ciò che sono. La libertà non sta nel nascondere la mia fede cattolica, le mie dottrine – quelle che ho ricevuto fin dal mio battesimo – per accordarmi con degli anglicani, dei protestanti. Non è questo. L’ecumenismo è riflettere insieme sulla questione: cos’è che Dio chiede a noialtri credenti?

Altra cosa è il dialogo interreligioso: esso significa trovare terreni d’intesa per non disputare, perché ciascuno rispetti la fede dell’altro. Ma se io credo che la mia fede sia migliore, perché non proporla a chi ha una fede diversa dalla mia? Non gli impongo niente, gli espongo soltanto quanto dice la mia fede, chi è Gesù per me. Se invece nascondo la mia identità e la mia fede, non è più un dialogo e allora ci si imbroglia a vicenda.

J.-S. F.: Lei dice del resto che ai migranti bisogna proporre la nostra fede cristiana, non imporla: la carità dev’essere gratuita, ma bisogna proporre loro la nostra identità…

+R. S.: Se io accolgo qualcuno, gli do il meglio che ho, quanto ho di più bello. Ora, se ai migranti do soltanto un tetto, del lavoro, delle medicine… e nascondo loro ciò che costituisce veramente l’uomo, la sua apertura al trascendente, lo sto menomando. Perché non proporre al migrante la mia fede cristiana? Non glie la impongo, assolutamente!, gli dico soltanto: è un’ottima occasione per la tua salvezza.

Al di là di quel che proponiamo ai migranti, io sono turbato da questa rinuncia dell’Occidente alla propria identità. Non soltanto non sappiamo più spiegare agli altri chi siamo, ma spesso non lo sappiamo più noi stessi.

Io credo che l’Occidente potrà scomparire se dimentica le proprie radici cristiane. I barbari sono già qui, nel suo seno. E gli impongono la loro cultura, gli impongono la loro religione, la loro visione dell’uomo, la loro visione morale – se l’Occidente non ha da opporre loro che un ventre molle e sfuggente.

J.-S. F.: Una simile morte dell’Occidente significherebbe una morte della Chiesa?

+R. S.: Questa morte dell’Occidente potrebbe comportare la morte dell’umanità. L’Occidente ha avuto la rivelazione divina dagli apostoli – Pietro, Paolo. Hanno cambiato l’umanità e l’uomo. Qui a Roma, nell’Antichità, le persone si scannavano e mandavano degli uomini a farsi divorare dai leoni. Non c’era alcun senso dell’uomo.

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