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Le testimonianze di automobilisti salvati dalla morte dagli angeli custodi

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Papa Giovanni XXIII ha spiegato perchè e in che modo si manifestano questi interventi provvidenziali

La loro presenza, evidenziava ancora Giovanni XXIII, “penetra ed avviluppa tutta la storia dei secoli: a fianco dei nostri progenitori e, poi, delle guide del popolo eletto, dei suoi re e dei suoi profeti, fino a Gesù stesso ed ai suoi apostoli. L’appello supplichevole all’intervento degli Angeli, incaricati di vigilare sulla nostra infanzia ed il nostro pellegrinaggio – ad ogni età ed in ogni circostanza della nostra vita e della nostra azione – non crediate, cari figli, che riuscirà a toccare quello che è preso dal fascino ingannatore e inebriante della velocità, al punto di imporre finalmente il rispetto assoluto ed universale delle leggi che regolano il traffico? La dolce e fervente penetrazione della pietà verso gli Angeli intende essere propizia ai pensieri, alle volontà, alle forze stesse della tecnica, che una emulazione malintesa ed una ricerca di superiorità possono condurre alla rovina. E’ per questo che il nostro desiderio è che si aumenti la devozione verso l’Angelo custode. Ognuno ha il suo ed ognuno può conversare con gli Angeli ed i suoi simili”.

Giovanni XXIII ad un gruppo di giovani, il 10 settembre 1961, propose che occorreva che sia sempre richiamata ed incoraggiata la preghiera quotidiana, come in ogni circostanza della giornata, al proprio Angelo custode, in modo tale che ognuno possa non solamente essere protetto contro i pericoli dell’anima, ma anche essere difeso contro gli incidenti che, disgraziatamente, si susseguono così frequentemente sulle strade, in mare e nell’aria”.

Altro grande devoto agli Angeli era san Pio da Pietrelcina. L’avvocato Attilio De Sanctis di Fano racconta: “Il 23 Dicembre 1949, antivigilia di Natale, dovevo recarmi da Fano a Bologna con la Fiat 1100 che allora possedevo, insieme con mia moglie e due dei miei figlioli, Guido e Gian Luigi. Scopo del viaggio era di andare a rilevare il terzo figliuolo, Luciano, che era a studiare nel collegio “Pascoli” di Bologna. Stabilimmo la partenza per le ore sei del mattino. Mi svegliai alle 2,30 di notte, né potei più addormentarmi, cosicché, al momento della partenza, ero tutt’altro che in eccellenti condizioni fisiche. Guidai fino a Forlì, dove, a causa della stanchezza, fui costretto a cedere la guida al più grande dei miei ragazzi, Guido, che era munito di patente. Giunti a Bologna e rilevato Luciano dal collegio, indugiammo alquanto in città, quindi decidemmo di ritornare a Fano. Erano le due del pomeriggio. Avevo ceduto un’ennesima volta il volante a Guido ed ora volli riprovarmi a guidare almeno fino alla periferia. Guido era al mio fianco, mentre gli altri, con mia moglie, erano a discorrere seduti sul sedile posteriore. Oltrepassata la zona di San Lazzaro, accusai maggiore stanchezza e pesantezza di testa. Non reggevo più dal sonno e ricordo che spesse volte mi si chiusero gli occhi e chinai il capo. Allora desiderai di nuovo essere sostituito di nuovo al volante, ma guido si era addormentato e non ebbi l’animo di svegliarlo. Ricordo di aver fatto poco dopo qualche altra…riverenza, del seguito più nulla. A un certo punto ripresi conoscenza, svegliato bruscamente dal rumore assordante della macchina, quasi avessi premuto sull’acceleratore. Guardai davanti: mancavano un paio di chilometri da Imola! Fuori di me dalla costernazione, domandai: “Chi è stato a mandare avanti la macchina? Ma che cosa è mai questo? E’ accaduto nulla?”, chiesi quindi con ansia ai miei che continuavano a discorrere tranquillamente. “No- mi si rispose – perché questa domanda?”. Dissi il fatto. In quel momento guido si svegliò. Nessuno mi credeva: potevano mai credere che la macchina aveva camminato da sola? Ma poi tutti finirono con l’ammettere che effettivamente io ero stato immobile per un lungo tratto, non avevo mai risposto alle loro domande né fatto eco ai loro discorsi. Talvolta, soggiunsero pure, la macchina sembrava stesse per scontrarsi con qualche altra, sennonché io avevo destramente sterzato. Inoltre avevo incrociato molti automezzi, fra i quali il noto corriere Renzi. Replicai che non mi ero accorto di nulla, per la semplice ragione che avevo dormito, e adducevo come prova anche il fatto che mi sentivo bene, libero dal peso del sonno e della stanchezza”.

Thomas Hawk | CC BY-NC 2.0

Calcoli fatti, osserva l’avvocato, “il mio sonno al volante era durato il tempo impiegato dalla macchina nel percorrere circa 27 chilometri! La considerazione di tutto ciò e della catastrofe alla quale ero scampato con tutta la famiglia, mi produsse una violenta emozione. Ero pieno di spavento e, come dissero i miei, pallidissimo. Ma poi, pensando con commozione ad un aiuto straordinario del Signore, mi calmai alquanto. Due mesi dopo questo accaduto, e precisamente il 20 Febbraio 1950, ritornai a san Giovanni Rotondo. Ebbi la fortuna di incontrarmi col Padre sulle scale del convento. Egli era con un cappuccino che non conoscevo e che poi seppi essere il Padre Ciccioli, della provincia di Macerata. Chiesi al Padre una spiegazione circa l’incredibile avventura. Padre Pio rispose, dopo essere stato assorto un certo tempo: “Tu dormivi e l’Angelo custode ti guidava la macchina”. “Ma dite sul serio Padre? E’ proprio vero? “. Ed egli : “Tu ha l’Angelo custode che ti protegge – quindi posando la mano sulla mia spalla, soggiunse- Si, tu dormivi e l’angelo custode ti guidava la macchina”.

Termino con una testimonianza di Padre Alessio Parente, intimo collaboratore di Padre Pio di Pietrelcina. Il frate racconta che, un giorno, un suo amico aveva viaggiato in macchina da Firenze a San Giovanni Rotondo per confessarsi con Padre Pio e partecipare alla Messa. A metà strada si sentì stanco e si fermò in una stazione di rifornimento per prendere un caffè e riposare. Dopodiché decise di continuare, per quanto fosse già buio. Racconta il protagonista Piergiorgio Biavati: “Ricordo solo di aver avviato il motore e di essermi messo alla guida, non ricordo altro. Non ricordo neppure un secondo delle tre ore trascorse con le mani strette al volante. Quando già mi trovavo di fronte alla chiesa di san Giovanni Rotondo qualcuno mi scosse e mi disse: “Ora prendi tu il mio posto”. Fu talmente sorpreso che dopo la messa celebrata da Padre Pio andò in sagrestia per parlare con lui. E Padre Pio gli disse: “Hai dormito durante tutto il viaggio e la stanchezza l’ha sostenuta il mio angelo, che ha guidato per te”. Da quanti incidenti ci avrà liberato il nostro Angelo!

Maria Simma, la nota mistica austriaca, che aveva il carisma di vedere le anime del Purgatorio, le quali le chiedevano aiuto, scrive nel suo libro “Fateci uscire da qui”: “Oggi è fondamentale ritrovare la devozione per l’Angelo custode, poiché gli spiriti maligni sono dappertutto. Quanta più confidenza avrai col tuo Angelo custode più lui ti aiuterò. Molti incidenti sulla strada sono causati dal demonio. Per questo dobbiamo invocare l’Angelo dell’autista e dei passeggeri, prima di partire, per esser protetti in qualsiasi difficoltà. E’ pure positivo invocare gli Angeli degli autisti delle altre macchine che incrociano lungo la strada. Se così ci comporteremo avverranno meno della metà degli incidenti che oggi accadono”.

 

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