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4 segni del fatto che potreste non essere pronti per Pasqua (ma c’è ancora tempo!)

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Si spera che abbiamo acquisito un maggiore senso del peccato e del suo prezzo. Se non è così, approfittiamo del Triduo Sacro

Terzo segno

Il peccato non vi disgusta e non vi spaventa più di quando è iniziata la Quaresima. Quest’ultima, tra le altre cose, dovrebbe essere un’estesa meditazione su quanto sia mortale il peccato per gli esseri umani e quanto offenda Dio. Solo quando ci rendiamo conto di quello di cui il peccato ci priva, e di quanto è costato a Dio rimediarvi (la tremenda sofferenza e la morte del suo Figlio unigenito) possiamo aborrire adeguatamente il peccato e rifuggirlo. Se giochiamo ad essere peccatori, possiamo solo giocare ad essere salvati. Faremmo bene a imparare a memoria la poesia di Christina Gabriel Rossetti intitolata Venerdì Santo:

Sono una pietra e non una pecora
Per il fatto di poter stare, o Cristo, presso la tua Croce
Ad assistere goccia dopo goccia alla lenta effusione del tuo Sangue
Senza piangere?

Non hanno amato così quelle donne
Che ti hanno pianto con tanto dolore;
Non così Pietro che ha pianto amaramente dopo essere caduto,
Non così è stato toccato il ladrone;

Non così il Sole e la Luna
Che nascondono il loro volto in un cielo senza stelle,
Un orrore di grande oscurità nel pieno del mezzogiorno –
Io, solo io.

E tuttavia non rinunciare,
Cerca la tua pecora, vero Pastore del gregge;
Più grande di Mosè, voltati e guarda ancora una volta
E colpisci la roccia.

Quarto segno

Non avete mai fatto una Confessione sacramentale così amara e al contempo dolce da volerla ricordare per sempre.

Quando insegnavo ai seminaristi, dicevo loro che l’unico modo per essere sicuri di essere bravi confessori è avere un solido registro del fatto di essere stati buoni penitenti. Solo un uomo che abbia ricordi vividi e viscerali della sua necessità di questo sacramento e della liberazione e guarigione che può apportare avrà la compassione e la generosità necessarie per essere un bravo confessore. Un buon sacerdote camminerà scalzo nella neve per ascoltare delle Confessioni.

Almeno una volta nella vita, un penitente dovrebbe ascoltare le parole di assoluzione come un condannato a morte che sente che la sua esecuzione è stata cancellata. Se quelle parole ci sembrano strane o estreme, dobbiamo chiederci quanto siamo davvero pronti per la Pasqua.

La Pasqua è un momento di gioia – una gioia tale che ha anche un senso di solennità quando si riconosce che i cristiani sono stati ripuliti dal Sangue del Cristo di Dio. Se siamo davvero pronti alla Pasqua riconosceremo come veri i versi finali della poesia L’Agonia, di George Herbert:

L’amore è quel liquore dolce e divino
Che il mio Dio sente come sangue, ma io come vino.

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