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Maternità surrogata: quante menzogne nella favola del dono!

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La nostra intervista alla giornalista Monica Ricci Sargentini che da anni combatte per fare verità sulla pratica dell'utero in affitto.

Come valuta il livello e la qualità dell’informazione sull’utero in affitto in Italia?

A parte qualche rara eccezione come quella rappresentata dalla puntata di Porta a Porta del 10 aprile scorso, di solito sui media viene proposta la solita intervista a Nichi Vendola che racconta il bel rapporto che ha con la madre di Tobia, che non ha pagato una lira per la sua nascita, che lui avrebbe voluto adottare: una serie di menzogne che ci propinano di continuo. Poi servizi che mostrano madri surrogate felici e contente, e non c’è mai, o quasi, una vera informazione.

C’è un grande bavaglio che viene messo: non si parla mai delle clausole presenti in questi contratti, si parla di autodeterminazione della donna e poi ci sono questi accordi stipulati dove le donne devono abdicare a qualsiasi decisione sul proprio corpo. Viene previsto che se una di loro finisce in coma, sono i genitori intenzionali a decidere se salvare il bambino o lei: ma stiamo scherzando? E questo avviene in America, il paese che afferma di proteggere di più le madri surrogate, ma in realtà questi provvedimenti tutelano solo i clienti, quelli che ci mettono i soldi, non le donne, e meno che mai i bambini. Una cosa che mi fa veramente impazzire è che sembra sempre che solo i cattolici e la destra siano contro la maternità surrogata, quando in mezza Europa la sinistra è contro l’utero in affitto. Anche il mondo femminista è tutto contrario, tranne le poche frange legate alle famiglie arcobaleno e ai movimenti GBT, tolgo la L perché le lesbiche sono contrarie. In Italia invece per la sinistra l’utero in affitto è progressista. C’è poi nel PD una cortina di silenzio, un tenere i piedi in due staffe: l’ex senatore Lo Giudice (che ha fatto i figli con la maternità surrogata) e Monica Cirinnà sono favorevoli.

Cosa pensa dell’inziativa di Facebook, valida anche in Italia di offrire la maternità surrogata come benefit ai suoi dipendenti?

Io penso che concedere dei rimborsi per il congelamento degli ovuli o per accedere alla maternità surrogata, da parte di Facebook, Google, e altri colossi del Web, siano tutte strategie messe in atto per sfruttare la donna, inducendola a rimandare la gravidanza per tenerla a lavorare il più a lungo possibile. Le aziende dovrebbero permettere alle donne di dare alla luce i figli nel momento ottimale della loro vita, quando gli ovuli sono più sani, quando si è ancora giovani, senza doverli congelare e senza dover ricorrere alla PMA: ma anche quello purtroppo è un business pazzesco! Mi chiedo come sia possibile l’iniziativa di Facebook di prevedere questi benefit anche nei contratti di lavoro in Italia, dove la maternità surrogata è vietata: non credo sia legale.

 

 

 

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