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Come possiamo sistemare tutti i tasselli della nostra vita? rimettendo al centro Dio!

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Rimettere Dio al centro, trovare il tempo per la preghiera, per lasciarci guardare da Lui nella fatica quotidiana, come si fa? Se ne parlerà a Milano il 1 giugno!

Il problema della pedofilia nella Chiesa è dovuto al fatto che abbiamo smesso di parlare di Dio – ha scritto Ratzinger nel suo memoriale in occasione del vertice sugli abusi. Leggevo le sue parole alla ricerca della ricetta, del colpo contro l’ideologia omosessualista, degli effetti speciali, e invece è arrivato a ricordarci questo. Senza fronzoli. Dio è, questa è la buona notizia. Rimetti al centro Dio, cioè dove deve stare, e tutto prende il suo posto. Non ci sono ricette sociologiche, psicologiche, economiche che possano minimamente avvicinarsi a questa. È solo la presenza vera e viva di Dio a mettere a posto tutti i tasselli della nostra vita.

Che poi io la teoria la sapevo anche. La so. Solo che me la dimentico. Sono angosciata? Chiamo mio marito (il quale se è al lavoro mi ha posizionato sul tasto off, e quindi di solito non ha proprio voglissima di ascoltare le mie angosce). Poi chiamo una delle amiche da lamento (la Raffa, la Paola, la Monica, Marisa, l’Elisabetta, Federica, Alessia, la Cimi – l’articolo dipende dalla provenienza geografica – e molte altre). Mi avvolgo sempre più a fondo nella mia angoscia, mi ci avviluppo comoda comoda, anche grazie al fatto che le amiche o mi danno ragione o comunque mi ascoltano a lungo. Non mi lascio cambiare, perché se c’è un problema, il problema è lui, fuori da me, e non sono io che devo cambiare. Se neanche le amiche bastano mi compenso con qualcos’altro, che riempia il vuoto: cose o cibo o tempo per me.

E invece la soluzione sarebbe solo una: entrare in relazione con Dio. È lui che ti cambia la testa, che ti guarisce il cuore, è lui che ti fa intravedere soluzioni, o nuovi modi di guardare ai problemi, tanto che tu stai bene anche se le cose non cambiano. È la preghiera, cioè la relazione, che cura. È stare in rapporto con Dio che ci aiuta a vivere la sessualità, il rapporto con i soldi, con le persone che ci sono consegnate, con il tempo e le forze, con tutto. È la preghiera, soprattutto, che ci permette di fare ciò che da soli non possiamo, cioè amare.

Rimettere Dio al centro, trovare il tempo per la preghiera, per lasciarci guardare da Dio.

Come accogliere questo sguardo, nell’obbedienza alla realtà? Alla nostra dico, proprio a quella, con quel lavoro sbagliato, quelle persone che oggi ci infastidiscono, quei figli che ci deludono, quelle mancanze che non sono un errore ma esattamente il luogo dell’incontro.

Come incontrare Dio in questa fatica quotidiana?

Se ne parlerà a Milano, il 1 giugno, nella giornata di ritiro milanese, che prevede una catechesi di don Vincent Nagle al mattino: per la sua particolare missione – accompagnare i malati terminali o comunque inguaribili – don Vincent ha uno sguardo specialissimo, sub specie aeternitatis, cioè guarda tutto dal punto di vista dell’eternità come chi sta vicino alla morte tutti i giorni, e trova sempre un’angolazione che non avevi mai visto, una via attraverso cui passare per trasformare quello che ti è dato da vivere, in via per la salvezza.

Poi ci sarà la messa, il rosario in pausa pranzo, e dopo – tanto alle milanesi non viene la cecagna perché si nutrono di nulla – la catechesi di padre Giuseppe Barzaghi, un domenicano che cercherà di svelare le vie per costruire una vita spirituale e monacale nel quotidiano più convulso o faticoso. Infine l’adorazione per riconsegnare al Signore tutto quello che si è ascoltato.

L’incontro è aperto a tutti e gratuito, ma siccome le milanesi vogliono organizzare tutto per bene, è bene prenotare alla mail monasterowifimilano@gmail.com , specificando se si ha bisogno di qualsiasi tipo di aiuto – logistico e/o economico – o se lo si può offrire – organizzativo e/o economico – e se servono baby sitter o si intende usufruire del pranzo che verrebbe fornito dal luogo che offrirà anche gli spazi. A pranzo ci sarà tempo per abbracci e sguardi e confidenze e scambi di numeri di telefono e intrecci vari.

Si sta realizzando la profezia di Ratzinger, dunque? Io credo di sì, e so che siamo anche noi parte di questa profezia, che parla di “una Chiesa cattolica di minoranza, poco influente nella scelte politiche, socialmente irrilevante, umiliata e costretta a “ripartire dalle origini”. Ma anche una Chiesa che, attraverso questo “enorme sconvolgimento”, ritroverà se stessa e rinascerà “semplificata e più spirituale”.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA COSTANZA MIRIANO

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