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Come essere una persona migliore?

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 15/04/19

Può essere che criticare gli altri vi faccia sentire meglio, ma solo riconoscere il proprio peccato e sentire il perdono vi rende umili e migliori

Critico. Giudico. Attacco, ferisco, condanno. Alle spalle degli altri. Nel silenzio del mio peccato. Nascosto nell’ombra. Non sono diretto al punto da dire agli altri cosa penso.

Giudico in modo anonimo. Con rabbia, invidia, gelosia, ira. Giudico chi agisce male perché il suo peccato mi sembra spaventoso.

Ho le mie intenzioni. Faccio sì che i loro peccati risaltino perché il mio passi inosservato. Quanto sono debole!

Dio sa che sono in cammino, come dice San Paolo. Ho già la salvezza. Ma ancora no. Gesù è già morto per me, ma io devo morire per dare vita.




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Possiedo già quello che desidero tanto, ma non è ancora pienamente mio. La vita non consiste nel ricevere qualcosa e basta. Sono in cammino. Corro verso la meta. Lotto per arrivare alla mia destinazione finale. Sono peccatore e sono in camino. Non sono stato condannato.

Diceva padre Kentenich: “La nostra propensione è al peccato, perché per via del peccato originale molte cose si sono ammalate in noi. Ma la meta è sempre la stessa”.

Conosco il mio peccato, ma non smetto di guardare l’ideale. Guardo in alto. So che la mia carne è malata. La mia anima è in disordine. Non mi commisero e non condanno chi non agisce come si dovrebbe.

Vorrei non peccare più d’ora in poi, non peccare come mi chiede Gesù. Ma è impossibile. Mi costa credere nel perdono.

E posso cadere nello scrupolo a cui si riferisce padre Kentenich: “Possiamo confessarci, è chiaro, ma a volte dubitiamo. Ci saranno stati perdonati davvero i peccati? Per questo, di nuovo a confessarsi!”

Mi costa credere alla sua misericordia, perché io stesso non mi perdono. Dubito. Serbo il dolore per la mia caduta. Il mio orgoglio ferito. Pensavo che non avrei mai commesso errori. Sono stato debole. Ho macchiato la mia anima.

Il mio cuore vuole sempre fare le cose bene e vivere in pace. Per sentirmi orgoglioso di me stesso. Non ci riesco. Sono debole. Cado di nuovo.


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Ancora una volta la pelle macchiata. Non sono immacolato. Non sono del gruppo dei puri, dei giusti. Condannare gli altri mi dà pace. Mi fa sentire migliore. La strada non è questa.

Il peccato riconosciuto e perdonato nella mia anima mi rende più umile. Sono salvato da Gesù. Non sono onnipotente. Non sono il salvatore, come diceva Papa Francesco: “Il redentore è uno solo ed è morto crocifisso”.

Io non salvo nessuno. Non sono al di sopra di nessuno. Non sono migliore degli altri. Per questo non smetto di lottare per arrivare alla meta. Mi ci vorrà tutta la vita, ma non mi scoraggio.

Voglio camminare per arrivare più lontano. Voglio lottare per non perdere la vita. Voglio continuare fino a dove posso. Posso inciampare e cadere. Lo so. Non mi importa. Non smetto di provarci. Continuamente. Alla fine Gesù convertirà il mio cuore? Ho bisogno di una conversione profonda. Una Quaresima santa che mi cambi l’anima. Una Settimana Santa in cui Gesù abbracci la mia croce per salvarmi.

Sono pentito dei miei errori. Tornerò a cadere, conosco la mia anima. E confesserò spesso le stesse cose. Non voglio pensare di non avere niente da fare per migliorare la mia vita.

Non voglio gettare la spugna e dire che non riesco a lottare contro le mie tendenze e i miei peccati. È chiaro che posso essere una persona migliore. Posso permettere che Dio entri nella mia anima, ripulisca tutto ciò che è sporco e ordini ciò che è disordinato.

Può farlo se gli lascio la porta aperta. Se assumo che i miei peccati non sono una roccia che non posso superare. Cammino. Lotto. Credo.

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