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La “iGen”: gli adolescenti sono più soli che mai

DEPRESJA NASTOLATEK
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I tassi di depressione e infelicità sono aumentati a dismisura dopo il 2012

Meno tempo con l’altro

Ciò non deriva dal fatto che trascorrono più tempo al lavoro o impegnati nei compiti o nelle attività extracurricolari. Gli adolescenti di oggi hanno meno lavori remunerati, e il tempo per i compiti non è cambiato o è diminuito dagli anni Novanta, mentre quello dedicato alle attività extracurricolari è più o meno lo stesso.

Trascorrono, però, meno tempo con gli amici a tu per tu, e di gran lunga di meno. Alla fine degli anni Settanta, il 52% degli studenti di scuola secondaria si incontrava con gli amici quasi tutti i giorni, mentre nel 2017 lo faceva solo il 28%. Il calo è stato particolarmente pronunciato dopo il 2010.

La ricercatrice e i coautori si sono chiesti se queste tendenze avranno implicazioni a livello di senso di solitudine, e la risposta è stata che proprio quando si è accelerata la diminuzione del tempo trascorso con gli amici dopo il 2010 il senso di solitudine degli adolescenti è aumentato.

Tra gli allievi della scuola secondaria, il 39% ha affermato nel 2017 di sentirsi spesso solo, rispetto al 26% che aveva dichiarato la stessa cosa nel 2012. Dall’altro lato, il 38% ha dichiarato nel 2017 di sentirsi spesso escluso, rispetto al 30% del 2012.

Ci sarà qualcosa…

“I livelli più alti di solitudine sono solo la punta dell’iceberg”, ha sottolineato la Twenge. “Dopo il 2012 sono aumentati anche i tassi di depressione e infelicità tra gli adolescenti, forse perché trascorrere più tempo davanti agli schermi e meno con gli amici non è la formula migliore per la salute mentale”.

Alcuni degli “integrati” (per usare la terminologia di Umberto Eco per le comunicazioni di massa) hanno sostenuto che gli adolescenti stanno semplicemente “scegliendo di comunicare con gli amici in un modo diverso”, per cui il passaggio alla comunicazione elettronica non è preoccupante.

La Twenge si oppone, e conclude il suo articolo dicendo che “questa argomentazione assume che la comunicazione elettronica sia valida quanto l’interazione a tu per tu per alleviare solitudine e depressione, ma sembra evidente che non è così. C’è qualcosa nel fatto di stare vicino a un’altra persona, nel tatto, nel contatto visivo, nella risata, che non può essere sostituito dalla comunicazione digitale”.

Con numeri, indagini di fondo e senso comune possiamo dire, secondo la Twenge, che il risultato è una generazione di adolescenti, la “iGen” o “Generazione z”, più soli che mai.

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