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La parola data ha valore?

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Dolors Massot - pubblicato il 13/04/19

Non ci sono cose scritte, ma l'accordo tra due persone fa sì che nella nostra società confidiamo ancora negli altri. Significa essere ingenui?

Nel mondo greco esisteva la dea Pistis, che era la rappresentazione della fiducia. Sotto il suo sguardo gli agricoltori chiudevano contratti, nei mercati si scambiavano beni, e sotto la sua protezione venivano accolti coloro che, vedendosi morire, la invocavano per dire a chi lasciavano in eredità le loro proprietà.

Non c’era alcun documento scritto, ma il valore della parola era uguale a quello di un contratto o di un atto notarile: stringersi la mano, pronunciare un “Sì” di comune accordo… da allora bastano per sapere che quella persona rispetterà quanto si è stabilito.

L’Impero Romano ha ereditato quella legge. Nella sua mitologia c’era la dea Fides, che era l’equivalente di Pistis e si identificava con la Lealtà, la Fiducia o la Fede. Su una delle colline di Roma, il Senato custodiva i trattati firmati con i popoli stranieri, ed era Fides a prendersene cura.

Essere fedeli alla parola data dimostra grandezza di spirito in una persona. È segno di nobiltà e di bontà. C’è chi, ad esempio, per essere fedele alla parola data ha saputo affrontare con forza periodi di grandi difficoltà economiche, e tutto per mantenere un impegno.

Anche nel diritto di molti Paesi che hanno adottato totalmente o parzialmente il Diritto Romano continua ad essere valida la formula del contratto (o accordo) verbale, salvo in caso di immobili. La parola data resta come scolpita nell’orecchio e nell’anima dell’altra persona.

RELATIONS
Priscilla du Preez - Unsplash

È logico che si voglia mantenere la parola data, perché ciò che spicca in un contratto di questo tipo è la statura morale di chi la rispetta. Così si forgia il prestigio, e si diventa un’autorità degna di essere rispettata.

Ad ogni modo, si può vedere facilmente che intorno a sé non tutti rispettano sempre i patti. Dobbiamo quindi adottare un “piano di resistenza” di fronte allo svilimento della parola data. Ciascuno assuma quello in cui si è impegnato verbalmente.

Premiate i bambini che rispettano la loro parola e fanno quello che dicono.

Ringraziate i colleghi di lavoro che ricordano in cosa si sono impegnati con voi.

Lodate il familiare che stringe un patto e lo mantiene fino alla fine dei suoi giorni.

FAMILY
Shutterstock

Chi non rispetta la parola data diventa bugiardo e ritorce le argomentazioni per avere ragione. Deforma la sua coscienza finché non gli sembra che sia l’altra parte ad aver sbagliato, o incrina la sua forza perché preferisce orientarsi verso un altro bene che in quel momento gli sembra migliore o lo attira di più.

Una parola data non si può cambiare:
-quando non esistono più gli stessi sentimenti che provavamo quando l’abbiamo data. I sentimenti non devono mai modificare un impegno;
-per il fatto che ora non ne traggo tanto beneficio;
-perché non c’è nulla di scritto al riguardo o non ci sono stati testimoni (oltre alle due parti in questione);
-perché ha conseguenze che non ho valutato al momento e per me rappresenterebbero un sacrificio.

La parola data deve rimanere scolpita come sulla pietra. È una questione di cui si parla con familiari e amici, ma soprattutto va praticata e bisogna dare l’esempio. È bellissima la testimonianza di una persona che ha dovuto sacrificarsi per compiere quello che si era impegnata a fare.

Questo atteggiamento nobilita, e non solo quando parliamo d’amore, ma anche quando si parla di affari o accordi professionali o sociali. La convivenza è spesso frutto della parola data, come la pace tra i popoli e le famiglie.

Mantenere la cultura della parola data significa dare tranquillità e sicurezza agli altri, favorire la fiducia, stringere i legami di amicizia e diffondere l’idea che l’uomo non è un lupo per il suo prossimo.

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