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Il senatore romano del I secolo che scrisse della crocifissione di Gesù

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John Burger - pubblicato il 12/04/19

Tacito descrive la persecuzione dei cristiani ad opera di Nerone e conferma la crocifissione di Cristo

Tacito è noto per le sue cronache dell’Impero Romano, ma era anche un alto ufficiale dell’amministrazione imperiale romana. Tra i tanti momenti importanti della sua carriera, ce n’è uno che alla luce della storia cristiana suggerisce il motivo per cui potrebbe aver incluso un certo Gesù di Nazareth nei suoi Annali.

Nell’88 d.C., a 22 anni, Tacito “divenne pretore e membro del collegio sacerdotale che custodiva i Libri Sibillini della profezia e supervisionava la pratica dei culti stranieri”, riferisce l’Encyclopaedia Britannica.

Se non avesse avuto dei doveri religiosi nell’Impero Romano, Tacito avrebbe forse ignorato il problematico profeta della Palestina? Non lo sappiamo, fatto sta che lo storico ha scritto della crocifissione di Gesù e del ruolo di Ponzio Pilato nella sua morte.




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A Roma vivevano dei cristiani, e uno storico come Tacito, nato 25 anni dopo la crocifissione, si sarà chiesto chi fossero e perché avessero quelle convinzioni.

Tacito parla dei cristiani di Roma nel contesto del Grande Incendio della città del 64 d.C., dicendo che l’imperatore Nerone, per mettere a tacere le voci per cui il colpevole dell’incendio era proprio lui,

“… addossò la colpa e inflisse le più squisite torture su coloro che erano odiati per i loro abomini, chiamati cristiani dal popolo. Cristo, da cui traeva origine il loro nome, subì la pena capitale durante il regno di Tiberio per mano di uno dei nostri procuratori, Ponzio Pilato, e una superstizione momentaneamente sopita si diffuse di nuovo non solo in Giudea, prima fonte del male, ma perfino a Roma, dove confluisce e diventa popolare tutto ciò che c’è di orrendo e vergognoso nel mondo. Perciò, all’inizio vennero arrestati coloro che si dichiaravano colpevoli, poi, dietro loro denuncia, un’immensa moltitudine fu condannata, non tanto per il crimine di aver dato fuoco alla città, quanto per odio nei confronti del genere umano”.

Tacito descriveva poi le torture nei confronti dei cristiani:

“Alla morte si aggiungevano beffe di ogni tipo. Coperti di pelli animali, morivano dilaniati dai cani, o venivano inchiodati a delle croci o destinati ad essere arsi vivi a mo’ di torce, per servire da illuminazione notturna al calar della notte. Nerone offrì i suoi giardini per lo spettacolo, e celebrava giochi circensi, mescolato alla plebe in veste d’auriga o in piedi sul cocchio. Perciò, benché si trattasse di rei che meritavano pene estreme ed esemplari, sorse un senso di compassione, perché venivano uccisi non per il bene comune, ma per la ferocia di un solo uomo”.

Il film del 2018 Paolo, Apostolo di Cristo, prende spunto da questo dettaglio. Quando San Luca, interpretato da Jim Caviezel, si fa strada furtivamente per le strade di Roma per andare a visitare la comunità cristiana locale, si vede un uomo legato accanto a un edificio, pronto per essere bruciato per illuminare la strada buia.




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Gli studiosi hanno dibattuto sull’autenticità dei riferimenti cristiani presenti nell’opera di Tacito, ma Lawrence Mykytiuk, professore associato di Biblioteconomia e bibliotecario storico della Purdue University, ha scritto sulla Biblical Archaeology Review che Tacito era “tra i migliori storici di Roma – probabilmente il migliore di tutti –, e non ha mai voluto indulgere a scrivere in modo poco accurato”.

“All’inizio della sua carriera, quando era proconsole in Asia, probabilmente supervisionava i processi, interrogava la gente accusata di essere cristiana e giudicava e puniva quanti riteneva colpevoli, come aveva fatto il suo amico Plinio il Giovane quando era governatore provinciale”, ha scritto Mykytiuk. “È quindi molto probabile che abbia ricevuto informazioni che avrà voluto verificare prima di accettarle come vere”.

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