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La storia dietro al campanile in mezzo a un lago alpino

V. M. Traverso - pubblicato il 12/04/19

Nel secolo scorso, le autorità italiane hanno sommerso un'intera cittadina e hanno creato una diga. Tutto quello che è sopravvissuto è il campanile trecentesco

Curon, una cittadina del Trentino Alto Adige, ospitava un tempo una chiesa romanica del XIV secolo famosa per il suo campanile, che si stagliava sullo sfondo delle Alpi. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta, però, le autorità hanno deciso che sul luogo in cui sorgeva la cittadina dovesse essere realizzata una diga, unendo i vicini laghi di Resia e Curon.

I residenti hanno protestato, inviando rappresentanti a Roma nella speranza che Papa Pio XII aiutasse a bloccare il progetto, ma nonostante le proteste questo è andato avanti, e nel 1950 la cittadina e la sua splendida chiesa sono state totalmente sommerse dall’acqua. Un totale di 1,290 acri di terreno agricolo e circa 160 case sono stati spazzati via nel processo. L’unica cosa che resta come ricordo di Curon è il campanile della chiesa, che si erge sulle acque verdi e azzurre del lago.

In inverno, quando l’acqua ghiaccia, i visitatori possono camminare fino al campanile e guardare giù a quello che resta della struttura trecentesca, ancora visibile sotto la superficie. Secondo una leggenda locale, nelle lunghe notti invernali si possono ancora sentire le campane – un fenomeno splendido ma poco plausibile, visto che vennero rimosse subito prima della creazione della diga, come dimostrano le foto d’archivio.

Se non si possono più sentire le campane, il “campanile fluttuante” di Curon, come lo chiamano i locali, è comunque un potente promemoria delle scelte distruttive compiute in nome del progresso in questo angolo idilliaco della Vallelunga.

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