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Ogni giorno Dio è all’opera per farci innamorare di nuovo

POCAŁUNEK
Shutterstock
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Nella vita matrimoniale riscopro tutto il senso della fede: ha senso ripetere l'Ave Maria cinquanta volte durante il rosario? Sì, perché ha senso ogni giorno preparare pranzo e cena alla mia famiglia.

Parlando l’altra sera ti sei ricordato dove è morto Leopardi e ho esclamato d’istinto “così mi fai innamorare di nuovo!“. Non è stata una di quelle frasi che diciamo e volano via, è seguito un attimo di esitazione e la tua risposta a questa mia esclamazione oggi suscita il pensiero che proverò a tradurre in scrittura.
Vero, promettiamo di amarci, onorarci, rispettarci, essere fedeli sempre, ma credo che dietro a questa formula ci sia molto altro, perché ogni parola attira su di sé un vortice di concetti. Presupposti, più precisamente. Il presupposto dell’amore è certamente l’essersi innamorati, un giorno più o meno lontano. Aver notato quella persona, quel carattere, quel dettaglio, quel tono di voce può sembrare casuale, ma la verità non sta tanto nella casualità o meno dell’incontro, bensì, nel fatto che non ci sia una spiegazione logica o razionale. Il motivo per cui quella tua camminata, quella parola detta e raccolta dal mio cuore, quello sguardo e quell’incontro hanno fatto sì che un giorno una promessa così solenne diventasse il nostro desiderio più profondo, non è facilmente intuibile. Per quanto ci sforziamo di essere sempre super razionali, questo credo sfugga alla nostra mente.

Non si sa bene perché, ma ci siamo innamorati. Ora, se tutti ripensassimo a quando ci siamo innamorati della persona che abbiamo accanto probabilmente non saremmo in grado di individuare un unico momento, ma tanti piccoli istanti raccolti e custoditi dentro la memoria della nostra anima.
Non c’è stato un unico momento che in qualche modo ci spieghi perché ci siamo innamorati di quella persona. Sicuramente dietro all’innamoramento c’è un disegno molto più grande di noi, del quale possiamo afferrare semplici gesti, alcune frasi o qualche carezza.
Presupposto dell’amore è l’innamoramento. Mia madre mi ha sempre detto questa frase “all’inizio ti deve sembrar di volare!”, così lei descrive l’innamoramento. Io certamente non potevo essere presente quando si sono innamorati i miei genitori, ma sono testimone dei loro 30 anni di amore. L’ho visti cadere, ma riprovare tutte le volte e spesso mi è sembrato che volassero. Leggeri, con il loro carico di anni alle spalle; sorridenti, con i segni del tempo che trapelano dal loro sorriso. A guardarli mi sembra che si possa sempre provare a volare e che non siamo destinati a ripensare ai bei vecchi tempi in cui si potevano osservare le cose dall’alto e tutto sembrava migliore.
Allora, amore mio, tutto torna! Perché se ti ricordi che Leopardi è morto a Napoli a me davvero sembra di poter volare!

LIBERATION
PD
Marc Chagall 1952“Liberation”Chagall is a modern artist who uses symbolism and color to convey his hope for the future. He often wrestles with spiritual themes and his painting of the crucifixion is said to be a favorite of Pope Francis.

“Sempre ti farò innamorare” è molto diverso però dal desiderio di vivere perennemente con la sensazione delle farfalle allo stomaco. Prima o poi svanisce, e meno male! Non potrei immaginare di vivere ogni incontro come se fosse il primo, l’ansia da prestazione, le mani sudate, uno sguardo allo specchio ogni dieci minuti per vedere se il trucco c’è ancora, insomma, oggi sarebbe invivibile vivere con questa sensazione addosso. Oggi mi piace guardarti e intuire subito ciò che pensi, mi piace farmi vedere senza trucco perché secondo te sto meglio e il fatto che precluda ad altre persone di potermici vedere significa che solo con te mi sento davvero bella. Dire che è sfida ben più maggiore quella di vivere il nostro amore cogliendo però nuovi istanti di innamoramento.

Oggi facendo le lodi mattutine insieme mi sono resa conto che la Quaresima sta per giungere a termine e la Pasqua di Resurrezione è imminente. Come tutti gli anni. Proprio come l’amore. Tutte le mattine so che prendi il caffè e te sai che se c’è un ciambellone ad aspettarmi mi sveglio molto più felice (non si dice torcolo, non smetterò mai di sostenerlo, ma il marito è peruginissimo e credo ne rimarrà sempre convinto). Tutti i giorni del tempo che ci verrà donato sarà così. E potrei elencare tantissime altre dinamiche, oramai diventate nostre. Durante il periodo di Quaresima ogni anno la Chiesa ci dà il buongiorno così: “Nella santa assemblea, o nel segreto dell’anima, prostriamoci e imploriamo la divina clemenza. Dall’ira del giudizio liberaci, o Padre buono; non togliere ai tuoi figli il segno della tua gloria. Ricorda che ci plasmasti col soffio del tuo Spirito: siam tua viglia, tuo popolo, e opera delle tue mani. Perdona i nostri errori, sana le nostre ferite, guidaci con la tua grazia alla vittoria pasquale. Sia lode al Padre altissimo, al Figlio e al Santo Spirito, com’era nel principio, ora e nei secoli eterni. Amen”.

Ha senso ripeterlo ogni anno? Ha senso andare a messa e ascoltare a rotazione sempre quelle letture? Ha senso ripetere l’Ave Maria cinquanta volte durante il rosario?
Beh, sarebbe come dire: ha senso dire buongiorno quando entro in ufficio ogni mattina? Ha senso ogni giorno preparare pranzo e cena alla mia famiglia? Ha senso dirsi ti amo se tanto già ce lo siamo detti? Ha senso dare un abbraccio a chi ci sta accanto se tanto già sa che gli voglio bene? Ha senso far sentire un figlio amato ogni sera raccontandogli una favola della buonanotte?

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