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Cultura

L’Italia riconosce il genocidio armeno

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Giovanni Marcotullio - pubblicato il 12/04/19

Due giorni fa l’approvazione della mozione in Parlamento, quasi all’unanimità. La vaticanista de Il Messaggero, che negli ultimi anni – anche a mezzo di un libro – si è molto adoperata nella sensibilizzazione al tema, commenta con noi la svolta istituzionale.

L’altro ieri a Montecitorio è stata votata la mozione che impegna il governo a riconoscere il genocidio armeno (1915): nessun gruppo parlamentare e nessun deputato ha votato contro, malgrado le note pressioni di Ankara perché la mozione non passasse. È risultata dunque vistosa, in tal senso, l’astensione dei 43 parlamentari forzisti presenti.




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Abbiamo chiesto un commento alla collega Franca Giansoldati, vaticanista de Il Messaggero che quattro anni fa dedicò una monografia a “la marcia senza ritorno“ degli armeni deportati cento anni prima.

L’altro ieri eri alla Camera al momento del voto sulla mozione di riconoscimento del genocidio armeno. Che momento è stato?

È stato importante vedere che in parlamento su un voto del genere non ci sia stato nemmeno un voto contrario. L’Italia si impegnerà da ora in poi a difendere in sedi internazionali la verità storica su quel pezzo di storia che appare forse lontana, visto che riguarda fatti avvenuti 104 anni fa, ma che è invece ancora terribilmente vicina a noi. Si tratta del primo genocidio della storia del XX secolo dal quale si capiscono i meccanismi che hanno portato alla eliminazione della minoranza cristiana nel silenzio delle potenze… da allora in poi il medio oriente si è svuotato di cristiani, e ancora oggi accade, in una sostanziale indifferenza. Non accadono mai a caso le cose e nella storia tendono a ripetersi se non ci sono dei passaggi di comprensione, delle denunce, delle riparazioni. Cosa che ancora non c’è per il genocidio degli Armeni. L’Italia ha tracciato una linea.

Ci spieghi che senso ha, per un governo di un Paese che nel XXI secolo ha tanti enormi problemi, “riconoscere” un genocidio commesso nel secolo precedente da un altro governo di un altro Paese?

Ci sono due ragioni. La prima ha a che fare con la giustizia internazionale, Il rendere giustizia alla memoria di un popolo che finora non ha avuto alcun tipo di risarcimento, ne morale ne economico. La seconda ha a che vedere con un aspetto umano e riguarda la chiusura di un lutto ancora aperto per gli armeni. Un lutto ancora non riconosciuto per un milione e mezzo di morti.

Larghissima la maggioranza che ha fatto passare la mozione, ma colpiscono anche le 43 astensioni di Forza Italia. Come te le spieghi?

La spiegazione è sempre la stessa: il negazionismo turco e i ricatti della turchia nei confronti di tutti i governi che sono pronti a riconoscere il genocidio… Nonostante siano fatti storici attribuibili al governo dell impero ottomano e non alla turchia moderna! Ma Ankara considera uno sgarbo il riconoscimento del genocidio. Per la turchia è un fatto che va a incidere sulla sua identità. C’è ancora un articolo del codice penale, il 301, parlare di genocidio implica il carcere. Di conseguenza la turchia ricatta, fa pressing, minaccia ritorsioni di tipo economico per evitare il riconoscimento.

Qualche anno fa hai scritto un libro sul genocidio degli armeni: come mai ti sei appassionata a un tema così poco usuale? E cosa ti ha dato (in termini di esperienza, contatti umani, ricchezza culturale ecc…) questo libro?

Seguo questo tema dal 1996 da quando fu introdotto per la prima volta in parlamento questo argomento. Ho seguito tutti i viaggi dei Papi e i ricatti che ciclicamente la turchia imponeva al Vaticano perché evitasse ogni volta di pronunciare la parola genocidio. In tanti anni ho raccolto una mole di informazioni, articoli, testimonianze, interviste, documenti che poi sono stati alla base del mio libro.
Franca Giansoldati, La marcia senza ritorno, Salerno 2015
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