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In Florida una scuola ha pensato di mettere nei corridoi un distributore di libri, in tutto identico alle classiche macchinette per merendine e bibite. Si legge ogni tanto di qualche nuova attività che concilia le parole e il cibo, mi pare di ricordare il caso di un fornaio che ha aggiunto qualche scaffale di libri da vendere dentro il suo esercizio. Deve essere simpatico ascoltare la signora che chiede: “Mi dà due pagnotte integrali senza sale e un’indagine di Maigret?”. Sono tantissimi i bar che mettono a disposizione non solo quotidiani e riviste, ma veri e propri angoli di lettura  con romanzi e saggi. Il mio bar preferito ha pure una sedia a dondolo e questo a me concilia incredibilmente la lettura.

Riflettevo dunque sul cibo e sulle parole, e se sia solo una bella trovata di marketing imbatterci in slogan come “nutrirsi di parole“, “gustare libri”, “sorseggiare poesie”. Ho pensato a Gesù, le cui parole più importanti sono sempre state dette in contesti conviviali. Pagherei per aver assistito, anche solo sbirciato, alla sua chiacchierata con Zaccheo quando cenarono o pranzarono assieme. Gesù educava le folle, e si premurava di non far mancare loro pane e pesci. Era un modo immediato di far sentire all’uomo comune l’unione inscindibile tra corpo e anima; se entrambe queste nostre zone – corporali e spirituali – hanno bisogno di essere nutrite è perché sono manchevoli. Il corpo lo capisce bene, quando è a stomaco vuoto; il borbottio è un messaggio chiaro della necessità di essere sfamati. Ma l’anima quando borbotta? In rarissimi casi io sento il suo toc toc che implora di essere sfamata. La parte mentale di me è sempre molta pronta a fornire cibo, sfornato da me, agli altri: credo di avere i consigli giusti, scrivo commenti sulle faccende altrui. Ho parole da offrire, più che la disponibilità a riceverne.

Del digiuno della mia anima me ne accorgo a posteriori: solo leggendo qualcosa, o incontrando parole anche ascoltate, sento aprirsi la voragine e poi il bisogno di colmare di senso quel sussulto che ho sentito. Fuor di metafora, è molto più facile precipitarsi al distributore di caffé o merendine che decidere di dedicare tempo a nutrire lo spirito. Eppure è tanto presente e concreto quanto la bocca e le mani.

Allora speriamo che i  nostri consigli di lettura possano mettervi l’acquolina in bocca, cioé stimolare l’appetito dell’immaginazione e della riflessione. Che spesso va indotto, e ancor più spesso deve schivare certi appetibili ma in fondo insipidi menù di junk food.

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