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La devozione speciale di Giovanni Paolo II per San Michele arcangelo

SAINT POPE JOHN PAUL II
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Wojtyla ricordava spesso la capacità del Principe degli Angeli di respingere le perversioni diaboliche. Quella profetica richiesta del 1986: proteggici dalla dissacrazione della famiglia

Una devozione profonda. Un rapporto speciale, privato, intenso. Giovanni Paolo II aveva molto a cuore il principe degli angeli: San Michele.

Don Marcello Stanzione in “Antologia Angelica” (Ancilla editrice) riporta gli interventi del pontefice in cui ha rivelato pubblicamente dettagli sul suo legame con l’arcangelo. Ad iniziare dal “Discorso alla popolazione di Monte Sant’Angelo. Visita pastorale in Puglia” del 24 maggio 1987.

SAINT MICHEAL
Dervish Candela

“Sono venuto per venerare l’arcangelo”

In quell’occasione Wojtyla, davanti ad una folla di migliaia di pellegrini affermava:

«Sono venuto anch’io per godere un istante dell’atmosfera propria di questo Santuario, fatta di silenzio, di preghiera e di penitenza; sono venuto per venerare ed invocare l’Arcangelo Michele perché protegga e difenda la Santa Chiesa, in un momento in cui è difficile rendere un’autentica testimonianza cristiana senza compromessi e senza accomodamenti.

Fin da quando Papa Gelasio I concesse, nel 493, il suo assenso alla dedicazione della Grotta delle Apparizioni dell’Arcangelo San Michele, una serie di Romani Pontefici si mise sulle sue orme per venerare questo luogo sacro».

Protagonista della Bibbia

Giovanni Paolo II ricordava che la figura dell’Arcangelo Michele «è protagonista in tante pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento», ed è stata «sentita ed invocata dal popolo e quanto la Chiesa abbia bisogno della sua celeste protezione: di lui, che viene presentato nella Bibbia come il grande lottatore contro il Dragone, il capo dei Demoni».

“Il disordine nella società…l’incoerenza dell’uomo…”

La forte devozione per San Michele è stata alimentata proprio da questo “ruolo” dell’arcangelo. «Perché il Demonio – osservava Wojtyla – è tuttora vivo ed operante nel mondo. Infatti il male che è in esso, il disordine che si riscontra nella società, l’incoerenza dell’uomo, la frattura interiore della quale è vittima non sono solo le conseguenze del peccato originale, ma anche l’effetto dell’azione infestatrice ed oscura di Satana, di questo insidiatore dell’equilibrio morale dell’uomo».

L’invocazione per Roma e i romani

Non è un caso che durante il discorso in occasione della benedizione della statua restaurata di San Michele Arcangelo a Castel Sant’Angelo (Roma, 29 settembre 1986) Giovanni Paolo II abbia affidata la protezione della Città del Vaticano, e degli stessi romani, a San Michele.

«Protegga il Santo Arcangelo l’attività di tutti i romani, favorisca la prosperità spirituale e materiale; aiuti ciascuno ad orientare la propria condotta secondo i dettami della norma morale; ravvivi negli amministratori della cosa pubblica la volontà di dedizione al bene comune nel rispetto delle leggi e del vero interesse dei cittadini; conforti l’impegno degli onesti nella promozione dei fondamentali valori della giustizia, della solidarietà, della pace; storni da questa città le calamità che ne insidiano il concorde impegno sulla via dell’autentico progresso: in particolare le calamità caratteristiche di questo nostro tempo che sono la dissacrazione della famiglia, la violenza e la droga».

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