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California, fu omicidio-suicidio: morirono le 2 donne e i 6 figli

HART, FAMILY, KIDS

CBS This Morning | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 09/04/19

Nei video su Youtube girati dalle stesse Jen e Sarah Hart si vedono tutti i membri di questa famiglia indossare una maglietta con la scritta Love is always the answer. È il cavallo di battaglia di molta propaganda LGBT per allargare a macchia d’olio, anche su questioni che richiedono ben altro discernimento, l’idea che l’amore tra due persone non può che generare qualcosa di buono. Le due Hart erano senz’altro coinvolte in questo genere di propaganda, i figli non giocavano molto in giardino ma venivano costantemente portati a manifestazioni politiche. La narrazione che volevano dare della propria famiglia era un quadretto idillico perfetto, come quello – palesemente finto – che emerge da un loro video di famiglia. La famiglia come recinto di sorrisi e abbracci, che volevano trasmettere, nascondeva zone oscure molto gravi.




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Anche in casi meno patologici di quello in questione, anche in casi di famiglie davvero serene, il sorriso e l’abbraccio non sono la cornice del quotidiano. Il punto dolente di questa propaganda LGBT è la necessità di offrire un volto impeccabile nella gioia; indice di una incapacità o mancata volontà di mettere a tema le ferite. E’ una favola poco credibile.

Jen e Sarah Hart si amavano e ostentavano la facciata dolce del loro legame, ma sono arrivate al suicidio e all’omicidio. Non conosciamo l’intimo della loro vita, ma evidentemente molti problemi seri le affliggevano e l’amore reciproco non è stata la bacchetta magica che li ha risolti tutti. L’amore non è la risposta a molte cose. L’amore è un’ipotesi di vita, una scelta, una capacità che l’umano abbraccia e poi tradisce. Accanto all’amore ci sono, dentro ogni persona, altre ombre e tempeste contrarie, che l’amore puramente umano e sentimentale non sconfigge.

Quando Dante disse che l’Amore muove il sole e le stelle, si riferiva a un gesto libero e rivoluzionario del Creatore: per mettere il sigillo dell’Amore sul creato, bisogna tirar fuori di necessità la maiuscola, cioè attribuirlo alle mani del Padre. Le nostre ne desiderano l’abbraccio, ma sanno restituirlo ai propri simili in modo assai maldestro e monco. Tutti inclusi, nessun escluso.

La storia di Jen e Sarah Hart conferma che un legame può partire da un’ipotesi di amore, ma è manchevole di molto se tiene come unico fondamento l’affetto reciproco di due persone. Love is love è una sottilissima lastra di ghiaccio sopra un oceano profondissimo. In mare, in questo caso, sono morti anche sei giovanissimi ragazzi.

Soggetto, i figli

Ci sarà chi si premura di mettere in chiaro che l’orientamento sessuale non è la causa dei maltrattamenti, e si aggiungerà che è colpa di chi ha affidato quei bambini a persone inadeguate. Perché – in questo caso – è evidente che il bene di un bambino viene prima del desiderio di due adulti di avere un figlio.


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Ecco. Non è vero solo in questo caso, che si è concluso tragicamente. Lo è sempre. I figli sono sempre soggetto della famiglia; non diventano soggetto solo in certi episodi di cronaca. La persona di ogni figlio è al centro della vocazione della famiglia. Lo è nella quotidianità del nostro vissuto più triviale; lo è nei casi estremi di violenza domestica; lo è quando si parla di genitori straordinari che accudiscono figli disabili; lo è, come in questo caso, quando si parla di adozione; lo è, perciò, quando si parla di forme di concepimento e affidamento che escludono a priori la presenza di un padre e di una madre.

Eppure, spesso, si vivono situazioni da teatro dell’assurdo: è lapalissiano affermare che una figlia non deve essere abusata da un padre; applaudiamo storie di famiglie che accolgono figli segnati da malattie gravissime; ma si è tacciati di omofobia se si afferma che la pratica dell’utero in affitto non rispetta la dignità di un figlio. Nei primi casi è giusto mettere al centro il bambino (soggetto), nel secondo è giusto che prevalga il desiderio dei genitori sulla creatura (oggetto).


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Diciamolo senza mezzi termini: il mondo della famiglia che riduttivamente viene definita eterosessuale ha ammainato da molto tempo la bandiera del love is love e naviga nel pantano dei divorzi brevi, dei delitti, dei tradimenti. Allo stesso modo, fa i conti da tempo col fatto che le sue molte colpe, i suoi molti inciampi, fanno vittime soprattutto tra i più piccoli.

La narrazione di una nuova alba in cui si formeranno nuovi nuclei domestici in cui conterà solo l’affetto di due o più persone di qualsivoglia sesso e in cui la felicità dei figli sarà garantita per il solo fatto che la premessa di tutto è l’amore (va bene. Ma, intendiamoci: quale amore? Come è fatto veramente l’amore?), è una bugia colossale che ferirà in modo atroce soprattutto chi ci crede davvero. Ferirà ancora di più i veri soggetti del discorso, i nascituri. E’ per il loro bene, da chiunque nasceranno o come nasceranno, che li teniamo al centro di ogni discussione che voglia relegarli a mero accessorio di felicità di una coppia.

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Tags:
famigliaomicidioomosessuali
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