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Giovanni Soldini, una moglie e quattro figli: faccio il padre e non il mammo

GIOVANNI, SOLDINI. MASERATI

Giovanni Soldini | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 08/04/19

Il grande velista italiano racconta la sua impresa più importante sulla terra ferma, la famiglia: "Il padre è quello che ti fa fare le esperienze, il mammo quello che ti protegge e ti avvolge nella bambagia".

Leggendo il titolo dell’intervista che Giovanni Soldini, grande campione italiano della vela, ha rilasciato al Corriere mi era nata una forte amarezza: «Sono un padre e un marito anomalo». Intravedevo l’idea di una narrazione ideologizzata, quella che subiamo spesso negli ultimi tempi: c’è una voglia spasmodica di disintegrare l’immagine della famiglia, di raccontarne tutte le alternative possibili e di puntare il dito sui lati oscuri di quella tradizionale.


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Per fortuna, l’ideologia era solo nel titolo … e sappiamo bene che i nostri tempi di lettura velocissimi ci fanno quasi sempre saltare a pié pari i contenuti, limitandoci a trattenere solo le poche parole che campeggiano in testa a un articolo. Forse l’ideologia era solo nei miei occhi, e allora meglio così.

Squilibrati

Nel raccontarsi Soldini descrive, certo, la sua figura di padre e marito che per mestiere è stato fisicamente lontano dai suoi cari, ma non ha mai abdicato al ruolo di padre e anzi lo vive appieno. L’anomalia che emerge dal suo ritratto è quella di ogni famiglia, ed è un’anormalità benedetta e comune: nessun nucleo familiare è o dovrebbe essere uno stereotipo vivente. Avere dei ruoli non significa essere delle marionette. Quando un marito e una moglie mettono in piedi un’impresa domestica costruiscono un regno di libertà … basato su vincoli.


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I legami danno all’uomo la libertà, strano a dirsi: marito e moglie, padre e madre, sono protagonisti di una storia unica in cui la collaborazione reciproca non ha un copione scritto basato su equilibri prefissati (“se tu hai un lavoro che ti soddisfa, anche io devo fare carriera” – “se io porto i figli dal pediatra, tu li porti a calcio”). Il legame affettivo permette di essere squilibrati e felici, liberi di non essere alle dipendenze di un contratto fisso, ma operosi in un disegno comune.

Soldini ha una moglie e 4 figli. Se lui è stato per tanti anni a navigare in mare, l’altra metà della coppia deve essere rimasta in porto a crescere la prole: nessuna ingiustizia, nessuna sottomissione, nessuna nube di violenza di genere in questa storia. Solo un’esperienza vera di famiglia.

Un dislessico stupefacente

Giovanni Soldini conosce bene il significato della libertà, «uomo libero, sempre amerai il mare» – scrisse Baudelaire. Nella gioventù il primo volto di libertà che s’incontra è quello del non fermarsi, del voler essere altrove, del non sentirsi legati a nulla.


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Scappò di casa, lui, quando era al liceo, la dislessia gli rendeva difficile lo studio e scelse di prendersi un tempo di riflessione; si congedò dalla famiglia con una lettera che si concludeva con una frase epica (e terribile per i genitori):

«Se chiamate la polizia, venitemi a cercare in India»

La barca e il mare diventano compagni di ricerca, più che di fuga. Nel 1982 Giovanni compie per la prima volta la traversata dell’Oceano Atlantico in solitaria e non è ancora maggiorenne. Col tempo arrivano i grandi successi sportivi eppure lui non è il tipo solitario che sta male sulla terraferma: il mare è il suo elemento, ma in porto ha degli amici e si affida a cose solide. Si definisce manutentore, le barche se le costruisce da solo.

Un aspetto meno appariscente della libertà, ma non meno esaltante, è la spinta verso il gioco di squadra. Anni di vita in mare aperto tra regate e viaggi in solitaria portano in dote a Soldini questo sguardo sulla realtà:

Io non credo in Dio, ma il mare mi ha insegnato che noi siamo molto piccoli (da Elle).

SAILBOAT,SEA
Litchi Cyril | Adobe Stock

Piccoli non significa insignificanti; la prospettiva del piccolo non è l’anticamera del pessimismo, ma della collaborazione. Una delle imprese più belle che il velista italiano ha fatto è stata sulla terraferma, memore – forse – di quanto in mezzo alle burrasche e ai naufragi ci sia bisogno di trovare altri marinai amici.


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Nel tentativo di comunicare che la vela non è uno sport per benestanti, ma è una scuola di vita per tutti, Soldini si costruì una barca senza ricorrere a sponsor milionari, ma chiedendo la collaborazione dei ragazzi ospiti in una comunità di recupero:

[…] quando a una festa ho incontrato un amico che lavorava per una delle comunità di Saman (comunità di recupero terapeutico – NdR) , gli ho detto: «La costruisco lì, la mia barca. Così imparano un mestiere che possono rivendersi»; mi offrirono una stalla nella comunità di Latina. Ho passato ore a cercare cacciaviti nello sterco, ma è stata una storia pazzesca.

Fu battezzata Stupefacente la barca che uscì da quel capannone. L’immagine di questo lavoro comune che permette a una navicella singola di prendere il largo ci porta quasi naturalmente al tema della famiglia. Ogni navigazione nel mare tempestoso dell’esistenza è da fare in solitaria, prendendosi cioè la responsabilità di una vocazione personale chiara; ma ogni navigazione non accade da un giorno all’altro, si prepara sulla terra ferma con un lungo lavoro comunitario.

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