Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Padre Cantalamessa: adorare Dio non è un dovere, un obbligo, quanto un privilegio, un bisogno

FATHER RANIERO CANTALAMESSA
Antoine Mekary | ALETEIA
Condividi

Cosa significa adorare? Ruota intorno a questa domanda la quarta predica di Quaresima di padre Raniero Cantalamessa alla presenza di Papa Francesco e dei membri della Curia Romana

Di seguito riportato il testo della quarta predica di Quaresima tenuta da padre Raniero Cantalamessa nella cappella Redemptoris Mater sul tema: “Adorerai il Signore Dio tuo”.

***

Quest’anno ricorre, come sappiamo, l’VIII centenario dell’incontro di Francesco d’Assisi con il sultano d’Egitto al-Kamil nel 1219. Lo ricordo in questa sede per un dettaglio che riguarda il tema delle nostre meditazioni sul Dio vivente. Dopo il ritorno dal suo viaggio in Oriente, Francesco scrisse una lettera indirizzata “Ai Reggitori dei popoli”. In essa diceva tra l’altro: Siete tenuti ad attribuire al Signore tanto onore fra il popolo a voi affidato, che ogni sera si annunci, mediante un banditore o qualche altro segno, che siano rese lodi e grazie all’onnipotente Signore Iddio da tutto il popolo. E se non farete questo, sappiate che dovrete renderne ragione a Dio davanti al Signore vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio.[1] È opinione diffusa che il santo traesse lo spunto per questa esortazione da ciò che aveva osservato nel suo viaggio in Oriente, dove aveva ascoltato l’appello serale alla preghiera rivolto dai muezzin dall’alto dei minareti.

Un bell’esempio non solo di dialogo tra le diverse religioni, ma anche di reciproco arricchimento. Una missionaria che ha lavora per molti anni in un paese africano ha scritto queste parole: “Noi siamo chiamati a rispondere a un bisogno fondamentale degli uomini, al bisogno profondo di Dio, alla sete di Assoluto, ad insegnare la strada di Dio, ad insegnare a pregare. Ecco perché, da queste parti, i musulmani fanno tanti proseliti: insegnano subito e in maniera semplice, ad adorare Dio”. Noi cristiani abbiamo una diversa immagine di Dio – un Dio che è amore infinito, prima ancora che potenza infinita -, ma questo non deve farci dimenticare il dovere primario dell’adorazione. Alla provocazione della donna samaritana: “I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”, Gesú risponde con parole che sono la magna charta dell’adorazione cristiana: Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità (Gv 4, 21-24).E’ stato il Nuovo Testamento ad elevare la parola adorazione a questa dignità che prima non aveva. Nell’Antico Testamento, oltre che a Dio, l’adorazione è rivolta in alcuni casi anche a un angelo (cf. Num 22,31) o al re (1 Sam 24,9); al contrario, nel Nuovo Testamento ogni volta che si tenta di adorare qualcuno all’infuori di Dio e della persona di Cristo, fosse pure un angelo, la reazione immediata è: “Non farlo! È Dio che si deve adorare”.[2] Quasi che si corra, in caso contrario, un pericolo mortale. È quello che Gesú, nel deserto, ricorda perentoriamente al tentatore che gli chiedeva di adorarlo: “Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai, a lui solo renderai culto” (Mt 4, 10).

La Chiesa ha raccolto questo insegnamento, facendo dell’adorazione l’atto per eccellenza del culto di latria, distinto da quello detto di dulia riservato ai Santi e da quello detto di iperdulia riservato alla Santa Vergine. L’adorazione è dunque l’unico atto religioso che non si può offrire a nessun altro, nell’intero universo, neppure alla Madonna, ma solo a Dio. E’ qui la sua dignità e forza unica. L’adorazione (proskunesis) all’inizio indicava il gesto materiale di prostrarsi faccia a terra davanti a qualcuno, in segno di riverenza e sottomissione. In questo senso plastico la parola è usata ancora nei Vangeli e nell’Apocalisse. In essi la persona davanti alla quale ci si prostra, sulla terra è Gesú Cristo e nella liturgia celeste l’Agnello immolato o l’Onnipotente. Solo nel dialogo con la Samaritana e in 1 Cor 14,25 esso appare sciolto ormai dal suo significato esterno e indica una disposizione interiore dell’anima verso Di. Questo diventerà sempre più il significato ordinario del termine e in questo senso, nel credo, diciamo dello Spirito Santo che “adorato e glorificato” al pari del Padre e del Figlio. Per indicare l’atteggiamento esteriore corrispondente all’adorazione, si preferisce il gesto di piegare le ginocchia, la genuflessione. Anche quest’ultimo gesto è riservato esclusivamente alla divinità. Possiamo stare in ginocchio davanti all’immagine della Madonna, ma non facciamo la genuflessione davanti a lei, come invece la facciamo davanti al Santissimo Sacramento o al Crocifisso.

Cosa significa adorare

Ma, più che il significato e lo sviluppo del termine, a noi interessa sapere in che consiste e come possiamo praticare l’adorazione. L’adorazione può essere preparata da lunga riflessione, ma termina con una intuizione e, come ogni intuizione, essa non dura a lungo. E’ come un lampo di luce nella notte. Ma di una luce speciale: non tanto la luce della verità, quanto la luce della realtà. E’ la percezione della grandezza, maestà, bellezza, e insieme della bontà di Dio e della sua presenza che toglie il respiro. E’ una specie di naufragio nell’oceano senza rive e senza fondo della maestà di Dio. Adorare, secondo l’espressione di santa Angela da Foligno ricordata una volta, significa “raccogliersi in unità e immergersi nell’abisso infinito di Dio”.Un’espressione di adorazione, più efficace di qualsiasi parola, è il silenzio. Esso infatti dice da solo che la realtà è troppo al di là di ogni parola. Alta risuona nella Bibbia l’intimazione: “Taccia davanti a lui tutta la terra!” (Ab 2, 20) e: “Silenzio alla presenza del Signore Dio!” (Sof 1, 7).

Quando “i sensi sono avvolti da uno sconfinato silenzio e con l’aiuto del silenzio invecchiano le memorie”, diceva un Padre del deserto, allora non resta che adorare. Fu un gesto di adorazione quello di Giobbe, quando, venutosi a trovare a tu per tu con l’Onnipotente alla fine della sua vicenda, esclama: “Ecco, son ben meschino: che ti posso rispondere? Mi metto la mano sulla bocca” (Gb 40,4). In questo senso, il versetto di un salmo, ripreso poi dalla liturgia, nel testo ebraico diceva: “Per te è lode il silenzio”, Tibi silentium laus! (cf Sal 65,2, testo Masoretico). Adorare – secondo la stupenda espressione di san Gregorio Nazianzeno – significa elevare a Dio un “inno di silenzio” [3]. Come a mano a mano che si sale in alta montagna l’aria si fa più rarefatta, così a mano a mano che ci si avvicina a Dio la parola deve farsi più breve, fino a diventare, alla fine, completamente muta e unirsi in silenzio a colui che è l’ineffabile [4].

Se proprio si vuol dire qualcosa per “fermare” la mente e impedirle di vagabondare su altri oggetti, conviene farlo con la parola più breve che esista: Amen, Sì. Adorare infatti è acconsentire. E’ lasciare che Dio sia Dio. E’ dire sì a Dio come Dio e a se stessi come creature di Dio. In questo senso Gesú è definito nell’Apocalisse, l’Amen, il Si fatto persona (cf Ap 3,14), oppure ripetere incessantemente con i Serafini: “Qadosh, qadosh, qadosh: Santo! Santo! Santo! L’adorazione esige dunque che ci si pieghi e che si taccia. Ma è, un tale atto, degno dell’uomo? Non lo umilia, derogando alla sua dignità? Anzi, è esso veramente degno di Dio? Che Dio è se ha bisogno che le sue creature si prostrino a terra davanti a lui e tacciano? E’ forse, Dio, come uno di quei sovrani orientali che inventarono per sé l’adorazione? E’ inutile negarlo, l’adorazione comporta per le creature anche un aspetto di radicale umiliazione, un farsi piccoli, un arrendersi e sottomettersi. L’adorazione comporta sempre un aspetto di sacrificio, un immolare qualcosa. Proprio così essa attesta che Dio è Dio e che niente e nessuno ha diritto di esistere davanti a lui, se non in grazia di lui. Con l’adorazione si immola e si sacrifica il proprio io, la propria gloria, la propria autosufficienza. Ma questa è una gloria falsa e inconsistente, ed è una liberazione per l’uomo disfarsene. Adorando, si “libera la verità che era prigioniera dell’ingiustizia”. Si diventa “autentici” nel senso più profondo della parola. Nell’adorazione si anticipa già il ritorno di tutte le cose a Dio. Ci si abbandona al senso e al flusso dell’essere. Come l’acqua trova la sua pace nello scorrere verso il mare e l’uccello la sua gioia nel seguire il corso del vento, così l’adoratore nell’adorare. Adorare Dio non è dunque tanto un dovere, un obbligo, quanto un privilegio, anzi un bisogno. L’uomo ha bisogno di qualcosa di maestoso da amare e da adorare! E’ fatto per questo. Non è dunque Dio che ha bisogno di essere adorato, ma l’uomo di adorare. Un prefazio della Messa dice: “Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva, per Cristo nostro Signore”[5]. Era completamente fuori strada F. Nietzsche quando definiva il Dio della Bibbia “quell’Orientale avido di onori nella sua sede celeste”[6]. L’adorazione deve però essere libera. Ciò che rende l’adorazione degna di Dio e insieme degna dell’uomo è la libertà, intesa, questa, non solo negativamente come assenza di costrizione, ma anche positivamente come slancio gioioso, dono spontaneo della creatura che esprime così la sua gioia di non essere lui stesso Dio, per poter avere un Dio sopra di sé da adorare, ammirare, celebrare.

L’adorazione eucaristica

La Chiesa cattolica conosce una forma particolare di adorazione che è l’adorazione eucaristica. Ogni grande corrente spirituale, in seno al cristianesimo, ha avuto il suo particolare carisma che costituisce il suo contributo particolare alla ricchezza di tutta la Chiesa. Per i protestanti, questo è il culto della parola di Dio; per gli ortodossi, il culto delle icone; per la Chiesa cattolica, esso è il culto eucaristico.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.