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“Tornerò altre volte, non avere paura”. Così l’anima del Purgatorio parlò a suor Virginia Stefanini

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La religiosa ebbe numerose apparizioni che ha riportato nei suo scritti

Presso la Casa generalizia delle Suore Ministre degli Infermi, in Lucca, si conserva un documento che narra le apparizioni di una religiosa defunta alla consorella suor Virginia Stefanini. Riassumo tale interessante documento che fu redatto nel 1889 dalla stessa madre generale della congregazione sotto il controllo del padre confessore e in parte lo riproduco. Una delle nostre sorelle era da parecchi giorni a letto per una indisposizione, quando la sera del 5 maggio dell’anno 1889, circa le ore dieci vide entrare nella sua cella una suora velata professa e di bassa statura. Credendo che fosse la superiora venuta per la benedizione, le disse: “Come va che è sempre alzata a quest’ora?”.

La creduta superiora non rispose, e con mossa rapida, i meno che non si dica, si avvicina al letto, le si getta al collo e la stringe così fortemente che la poverina si sentiva soffocare. Faceva ogni sforzo per liberarsi, ma non le riusciva. Gridava, chiamava, ma nessuno la udiva. Finalmente fu lasciata libera; ma la sconosciuta era rimasta li ferma a poca distanza e guardava l’ammalata. Costei, in preda a spavento , si voltò dalla parte opposta. Allora sentì darsi forti scosse, e non vide altro. La sera dopo, circa la medesima ora, la ammalata sentì gravarsi da forte peso alle gambe, e tirare con forza le coperte, mas essa fece resistenza.

Poco dopo tutto era finito. Passate alcune sere era ancora a letto e voltata di fianco per addormentarsi, quando, senza veder nessuno si sentì nuovamente abbracciare al collo e stringere forte da due mani ghiacciate. Spaventata, chiamava la sorella che le era vicina di letto, ma non ricevendo risposta, si sforzava di togliersi da quel penoso impaccio. Quell’essere incognito, lasciando di stringerle il collo, le prese le mani e con le sue ghiacciate gliele teneva giunte in atto di preghiera.

Svincolatasi, e alzando un braccio quasi per difendersi, le venne preso con una mano (almeno così credette) un piede dall’incognita persona, che però abbandonò all’istante. Un minuto appresso tutto era sparito. La povera sorella, per il grande spavento, appena poté prender sonno. La superiora, alla quale era già noto lo accaduto delle sere precedenti, non sapeva che pensarne, tanto più che ben conosceva il carattere coraggioso di suor Virginia e la poca o nessuna vivacità della fantasia di lei.

Cominciò a pensare che ci fosse della realtà. Potrebbe essere, disse fra sé, qualche anima purgante bisognosa di preghiere? Tornata dalla sorella la quale cominciava già a riaversi dall’indisposizione, le disse che se si fosse verificato qualcosa di simile a quando le era già successo, comandasse in nome di Dio a quell’essere che la molestava di dire chi era e che cosa voleva. Passarono parecchie sere senza che nulla succedesse.

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