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Un altro regalo di Papa Francesco ai poveri del Colonnato: farmaci gratis grazie ad un timbro

© ALBERTO PIZZOLI / AFP

Pope Francis greets homeless during his general audience at St Peter's square on December 17, 2014 at the Vatican. Tango enthusiasts gather today in St Peter's square to celebrate Pope Francis 78th birthday by dancing a giant tango at the end of the audience. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 04/04/19

La dottoressa che cura i clochard in Piazza San Pietro racconta la storia di questo dono. "Ma il Papa non ci regala solo le medicine"

Uno strumento speciale, un timbro, per curare i clochard di piazza San Pietro. Lo ha regalato lo stesso Papa Francesco all’equipe medica che segue i senzatetto del Colonnato, come ricorda, in una intervista all’agenzia Ansa, la dottoressa Lucia Ercoli, che del team fa parte.

Ercoli è stata ricevuta privatamente dal Papa, il 16 dicembre scorso. «Siamo andati tutti insieme nella sua residenza di Santa Marta – racconta – Il Papa facendoci un regalo immenso ha ricevuto tutto il gruppo dei medici» (Avvenire, 4 aprile) .

© AWR / ALETEIA

Come funziona il timbro

In quella circostanza, fa sapere la dottoressa, «Papa Francesco ci ha donato uno strumento essenziale, ci ha consegnato il timbro. Noi abbiamo adesso un ricettario d’ambulatorio per le cure primarie grazie all’Elemosineria apostolica e con questo timbro le persone a cui non possiamo risolvere il problema farmacologico nel primo soccorso su strada, possono rivolgersi alla farmacia vaticana ricevendo il farmaco gratuitamente».




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Cosa don il Papa ai poveri del Colonnato

I farmaci sono tutti donati? «Sì, li riceviamo grazie alle donazioni del Banco farmaceutico e attraverso un grande impegno dell’Elemosineria apostolica, il braccio caritativo del Papa, che acquista i farmaci per noi perché un principio dei nostri ambulatori è la somministrazione della terapia per il periodo della cura».

Dal Papa, oltre ai farmaci, «riceviamo i viveri quando servono, le docce e poi tutta una serie di attività per cui il Colonnato è diventato il riferimento di tante periferie nascoste. Si è creato questo avvicinarsi, il Papa ha ribaltato la prospettiva, ha reso il centro periferia e la periferia il centro».




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“Così ho deciso di lavorare a San Pietro”

La Ercoli racconta anche come è iniziato il suo impegno al Colonnato? «Scrissi all’elemosiniere del Papa, che adesso è il cardinale Konrad Krajewski, spiegandogli le situazioni che noi avevamo osservato come Medicina solidale nella periferia sud-est di Roma. Ci siamo incontrati e dal momento che noi avevamo evidenziato la presenza di tanta gente che non riesce a riferirsi ai presidi istituzionali e mi riferisco alle occupazioni, ai campi nomadi abusivi ed altro, situazioni in cui c’è proprio una barriera d’accesso, gli ho chiesto se potevamo mettere su un’attività di strada con ambulanze in maniera da poter visitare queste persone e capire il bisogno sommerso delle periferie nascoste».




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Dai sopralluoghi alle docce

«Dopo qualche tempo, lui mi ha telefonato, eravamo a ridosso del Giubileo e il Santo Padre metteva a disposizione il suo poliambulatorio mobile che dispone di tre postazioni per le visite – aggiunge Ercoli – Quindi attraverso questo mezzo abbiamo intensificato i sopralluoghi facendo un po’ in lungo e in largo tutta questa cintura di periferie nascoste che si addossa a quelle più note ma che noi non vediamo perché la gente che vive lì ha anche timore di manifestarsi. Lì poi è nata l’idea di poter fare un presidio di cura accanto alle docce e abbiamo cominciato ad aprire nel febbraio 2016 anche l’ambulatorio il lunedì pomeriggio».


Lucia Ercoli,

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