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Nessuna pubblicità dice che è meglio morire a casa con tuo figlio che solo all’ospizio!

Grandfather with his granddaughter
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La bellezza di volersi bene e mettere al mondo dei figli, di pregare, camminare, guardare le stelle… non fa parte del messaggio pubblicitario. E siamo sempre più soli!

Noi siamo normalmente e fisiologicamente portati a imitare le azioni delle persone che sorridono.
Se quella roba li ha fatto così contento quel tizio là, magari fa contento anche me.
Quindi si crea nel mio cervello una necessità inconscia a quell’oggetto.
I terrificanti capricci che i bambini fanno per ottenere oggetti pubblicizzati da gente sorridente, sono semplicemente logici. La colpa è nostra che abbiamo permesso che il cervello dei nostri bambini fosse sguaiatamente esposto a una forma così plateale e brutale di controllo mentale.

Nessuno fa pubblicità a come sia bello camminare che insieme al leggere è il più potente antistress, anche per la stimolazione bilaterale degli emisferi che si ha in queste due attività.
Con l’unica eccezione della Chicco, nessuno fa più pubblicità a quanto sia bello avere un bimbo che arriva a scombinarti la vita e a darle un senso, nessuna pubblicità ti avverte che è meglio morire a casa propria circondato da gente che ti ama e non in una casa di riposo circondato da persone per i quali sei un lavoro.
Se te lo dicessero in tempo, verso i 20 anni, uno farebbe anche in tempo a crearsi una vita dove uno o più pargoli vengono a scombinare tutto e dove ci sarà qualcuno a tenerti la mano quando muori.

Nella civile Svezia, che è considerata una specie di faro di civiltà, i cui bizzarri accademici dominano la cultura mondiale con il loro bizzarro premio nobel, le persone muoiono sole: l’80% di loro ha raggiunto questo strepitoso traguardo.
Per fortuna l’eutanasia e il suicidio assistito sono una conquista assodata.
Come sia bello volersi bene, come siano belle le stelle, che potenza dia pregare non fa parte del messaggio pubblicitario, quindi si diffonde sempre di più l’uso degli alcolici pesanti tra giovanissimi, un fenomeno oggi abituale che fino a 50 anni fa era presente solo in situazioni estreme.
Nessuno dice che queste cose sono quelle importanti.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA SILVANA DE MARI

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