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La Quaresima è una tragedia?

MOURNING COFFIN

Syda Productions I Shutterstock

padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 03/04/19

Cosa ci dice questo periodo di sacrificio sul mistero della sofferenza?

“Come può vedere tutto questo e continuare a credere?”

Ecco quello che mi ha gridato una signora anziana mentre eravamo in una stanza d’ospedale. Aveva seppellito il marito la settimana prima, e ora guardava la figlia singhiozzante accanto al corpo del marito appena defunto, mentre il figlioletto della coppia era in piedi nell’angolo, straziato.

Come si può vedere tutto questo e continuare a credere?

Mi sono posto questa domanda per via di una storia molto triste che ho seguito, attraverso gli amici, nelle ultime settimane (cambierò i nomi perché non ho avuto il tempo di chiedere loro il permesso di identificarli, che spero mi verrà concesso prossimamente). Conoscevo Eddie e Carol, anche se non bene, dall’epoca in cui insegnavo. Erano una bella coppia, e nessuno si è stupito quando si sono sposati poco dopo la laurea. Erano felici e fedeli, e hanno avuto vari figli.

Poi a Eddie è stata diagnosticata una terribile malattia al polmone, e a Carol un disturbo sanguigno. Amici e familiari sono rimasti sconvolti e hanno pregato tanto per loro. Le condizioni di Eddie sono peggiorate ed è stato ricoverato. Carol non poteva andare in ospedale a trovarlo perché non poteva permettersi di prendersi alcuna infezione – il Venerdì Santo dovrà sottoporsi a un trapianto di midollo spinale.

Eddie è stato attaccato al respiratore. La gente ha pregato che tenesse duro per poter essere inserito nella lista d’attesa per un trapianto di polmone. Non si è più svegliato. È morto nel suo letto d’ospedale, circondato da amici e familiari in preghiera. Ha lasciato Carol, che ha già le sue sfide da affrontare, e i figli piccoli. È morto sapendo che tante persone avevano pregato con fervore perché si riprendesse.

Come si può vedere tutto questo e continuare a credere?

È una vecchia domanda: come ha potuto Dio permettere che accadesse? Eddie e Carol hanno fatto qualcosa di terribilmente sbagliato per meritarlo? E anche se è così, che dire dei loro bambini innocenti?

Questi misteri di sofferenza, perdita e innocenza vengono trattati in modo molto eloquente nel Libro di Giobbe, e riecheggiano nel Vangelo di Luca:

“In quello stesso tempo vennero alcuni a riferirgli il fatto dei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici. Gesù rispose loro: «Pensate che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, perché hanno sofferto quelle cose? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti come loro»”.

In queste situazioni è normale chiedersi a chi si debba dare la colpa o se Dio è davvero fedele, o domandarsi “Chi sarà il prossimo? Forse io?” È naturale, ma non è del tutto cristiano.

Non credo che un approccio puramente naturale sia quello con cui Eddie e Carol vorrebbero essere ricordati. Uno degli amici più stretti di Eddie ha scritto: “L’aspetto migliore è che questa NON è una tragedia. Piuttosto, è una dolce e semplice storia d’amore di due servi buoni e fedeli. Ieri sera ho promesso… mi assicurerò che tutti sappiano che… il mio amico mi mancherà”.




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Com’è possibile che questa storia non sia una tragedia? Penso che Eddie e Carol insisterebbero sul fatto che la loro storia, per quanto straziante e dolorosa, debba essere ricordata come una storia d’amore sostenuto e trionfante. Conoscevano Cristo prima di donarsi reciprocamente la vita nel matrimonio, nel corso del quale si sono offerti a Lui continuamente. Si sono affidati a Cristo nella loro malattia e nella morte di Eddie. Sapevano che la morte non può sconfiggere l’amore (Cantico dei Cantici 8,6). Sapevano che Gesù, “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Giovanni 13, 1). Come la Madonna Addolorata, sapevano che il loro lutto non sarebbe durato per sempre.

Siamo a metà della Quaresima. Stiamo camminando insieme a Nostro Signore sulla Via della Croce, nella promessa della Pasqua e nella speranza della resurrezione. Anche oggi ci sono persone che soffrono e ci chiedono “Come puoi vedere tutto questo e continuare a credere?”

Sapremo se avremo vissuto una Quaresima buona e fruttuosa se a Pasqua saremo arrivati a conoscere Cristo così bene da poter offrire una risposta a chi soffre e a chi sta perdendo la speranza. Aggrappiamoci a Cristo in Quaresima, per poterLo offrire a chi ne ha bisogno.

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