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Il piacere femminile? Ai tempi della Controriforma, un dovere del marito cristiano

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Prima che si scoprisse l’ovulazione femminile nell’Ottocento, per molto tempo restò in auge la teoria che fosse necessario anche il piacere femminile perché avvenisse il concepimento. E un testo dei primi del 600 di un gesuita spagnolo, morto in odore di santità, sul tema dell’intimità coniugale è rimasto a lungo un best seller. Una cosa un po’ diversa dalla solita vulgata che vuole una Chiesa sessuofoba e arcigna.

Solo nell’Ottocento, quando fu scoperta l’ovulazione femminile, la comunità medica trovò finalmente consenso su cosa effettivamente rendesse fecondi alcuni rapporti e altri no, e su come effettivamente avvenisse il concepimento.
E quello, ehm, fu un giorno molto infelice per tutte le donne. E non lo dico a mo’ di battuta, la mia è una considerazione vera (o, quantomeno, condivisa da molti storici). Fu grossomodo in quel momento che la donna cominciò ad essere considerata come la parte “passiva” della coppia, quella parte per la quale l’intimità poteva anche essere un fatto noioso o addirittura un dovere spiacevole – tanto, la donna è fertile comunque, indipendentemente da tutto il resto. Mica c’è bisogno che sia contenta, o serena, o coinvolta.
Una affermazione che non avrebbe stonato affatto sulle labbra di un marito d’età vittoriana… ma che, fino a qualche secolo prima, sarebbe stata considerata imprudente, insensata, assurda.

Una curiosità: se cercate informazioni su Internet, verrete a sapere che l’opera di Tomás Sánchez fu messa all’Indice dei Libri Proibiti.
Il che è vero.
Ma è sbagliata la motivazione che su Internet va per la maggiore: non è affatto vero che il De sancto matrimonii fu messo all’Indice a causa delle teorie troppo progressiste dell’autore. No, anzi: papa Clemente VIII aveva pubblicamente elogiato l’opera e i suoi contenuti. Ad essere messa all’Indice fu una riedizione postuma del trattato, pubblicata a Venezia nel 1614 (quattro anni dopo la morte del Sánchez), in cui l’editore – su richiesta del governo della Repubblica veneta – aveva eliminato un paragrafo in cui l’autore sosteneva il diritto della Chiesa a legittimare i figli illegittimi, a prescindere dall’intervento o dalla volontà dell’autorità civile. Questa “censura” di natura politica fece infuriare il papa e determinò, per l’appunto, nel 1627, la messa all’Indice del terzo volume di quell’edizione veneziana. Ma nulla più, e nulla che non sia stato causato da questa specifica ragione.

Vi pare strano?
Non credete a una singola parola di quanto avete letto?
Oh, non sono pazza eh: questo articolo è ovviamente documentato. E, come molti altri sullo stesso tema, arriva a voi grazie al meraviglioso, esilarante, sorprendente saggio Due in una carne. Chiesa e sessualità nella Storia a cura di Margherita Pelaja e Lucetta Scaraffia, recentemente ripubblicato nella catena Economici Laterza.
Se avete un interesse verso la Chiesa, verso la Storia (o anche solo, ehm… verso la sessualità), non lasciatevelo scappare. Trecento paginoni che volano via in un soffio, perfetti per farvi ridere fino alle lacrime, stupirvi fin nel midollo e farvi mettere in discussione tutte quelle strane idee preconcette che ci portiamo addosso riguardo al nostro passato. Molto meno tristo e buio di quanto si potrebbe immaginare!

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG UNAPENNASPUNTATA

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