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Notizie dal mondo: martedì 2 aprile 2019

BREXIT
Shutterstock-Alexandros Michailidis
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Brexit: Theresa May chiederà all’UE una proroga e vuole l’aiuto di Corbyn

Dopo una riunione-maratona con il suo gabinetto, durata ben sette ore, la premier britannica Theresa May ha annunciato martedì 2 aprile che intende chiedere a Bruxelles un rinvio della Brexit, cioè l’uscita del Regno Unito dalla stessa UE, per rompere la situazione di stallo che si è creata nel parlamento di Londra.

«Lasciare con un accordo è la soluzione migliore», ha detto la premier in una dichiarazione. «Quindi abbiamo bisogno di un’ulteriore estensione dell’articolo 50». Come riferisce il sito della BBC, la proroga dev’essere «il più breve possibile», non oltre il 22 maggio prossimo, onde evitare che il Paese debba partecipare alle elezioni europee di fine maggio.

Nella sua dichiarazione, la premier conservatrice si è anche rivolta al leader del maggiore partito dell’opposizione, il laburista Jeremy Corbyn, invitandolo a sedersi ad un tavolo «per cercare di concordare un piano». Comunque, così ha sottolineato Theresa May, «qualsiasi piano dovrà concordare sull’attuale accordo di recesso», ossia quello negoziato e raggiunto con l’UE.

Lunedì 1° aprile, la Camera dei Comuni del parlamento di Westminster aveva bocciato altre quattro alternative al piano della May, respinto venerdì 29 marzo a sua volta per la terza volta dal parlamento. Mercoledì 27 marzo i deputati avevano bocciato una prima lista di otto mozioni alternative.

NATO: l’Alleanza Atlantica sta per compiere 70 anni

In un momento di tensione transatlantica «senza precedenti», così scrive il quotidiano El País, l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (meglio nota con la sigla inglese NATO) celebrerà questa settimana a Washington il 70.mo anniversario della sua fondazione, avvenuta il 4 aprile 1949 all’inizio della Guerra fredda. Il segretario generale dell’organismo, il norvegese Jens Stoltenberg, il cui mandato è stato esteso la settimana scorsa di due anni, fino al 2022, ha appena aperto le celebrazioni martedì 2 aprile.

Mentre in seguito al crollo dell’ex Unione Sovietica (URSS) nel 1991 molti prospettavano già lo scioglimento della NATO, oggi l’Alleanza Atlantica è in certo senso una “vispa vecchietta”. Mentre durante la Guerra fredda l’organismo contava infatti 16 Paesi membri, oggi il numero sta per raggiungere quota 30 (includendo la Macedonia del Nord), vale a dire quasi il doppio.

Non mancano però le sfide. In particolare la politica assertiva da parte della Russia del presidente Vladimir Putin è un elemento di preoccupazione per i Paesi membri della NATO. Non sono da meno le tensioni all’interno dell’organismo stesso, frutto del malcontento degli USA e in particolare del presidente Donald Trump nei confronti dei Paesi membri. Molti infatti non raggiungono il target del 2% del PIL per la spesa militare, fissato in occasione del vertice in Galles del 2014, come ricorda ABC.

Un altro problema “interno” è la Turchia – membro della NATO dal 1952 – di Recep Tayyip Erdogan, che ha firmato di recente un accordo con la Russia per l’acquisto del sistema di difesa missilistico S-400 e non esclude di acquistare anche il sistema S-500. L’affare è fatto, aveva dichiarato Erdogan, escludendo un eventuale ripensamento, poiché «immorale». Per questo motivo, il Pentagono ha annunciato lunedì 1° aprile lo stop della fornitura di aerei da combattimento F-35 alla Turchia.

Giappone: il Paese sta per entrare nella nuova era imperiale

In Giappone, il segretario di gabinetto Yoshihide Suga ha messo fine alla speculazione e annunciato lunedì 1° aprile il nome della nuova era imperiale o «gengō». Si chiamerà Reiwa e scatterà ufficialmente il 1° maggio prossimo, quando l’attuale imperatore Akihito avrà lasciato il «Trono del Crisantemo» e verrà succeduto dal figlio e principe ereditario Naruhito.

Come spiega il Japan Times, la nuova era sarà la 248esima nella storia del Paese del Sol Levante, che ha introdotto il sistema di impronta cinese per indicare l’anno nel lontano 645. Il primo dei due caratteri che compongono il nome Reiwa si può tradurre con «buona fortuna», così continua il quotidiano, mentre il secondo significa «pace» o «armonia».

È anche la prima volta che i caratteri «kanji» (logogrammi) sono stati presi dalla letteratura classica nipponica (e quindi non cinese), nel caso concreto dalla più antica raccolta di poesie giapponesi, chiamata «Manyoshu». Il nome della compilazione, la quale risale al periodo Nara (710-784) e contiene circa 4.500 poesie composte nell’arco di circa 350 anni, significa «Raccolta di diecimila foglie», ricorda a sua volta l’Asahi Shimbun.

Con l’abdicazione di Akihito – il primo imperatore giapponese a fare questo passo nella storia degli ultimi 200 anni – si concluderà anche l’attuale era, chiamata Heisei. Anche se il nome significa «raggiungere la pace», l’era iniziata l’8 gennaio del 1989 con l’ascesa al trono di Akihito dopo la morte dell’imperatore Hirohito non è stata proprio felice, anzi viene a volte anche chiamata l’«era dei disastri naturali», ricorda sempre il Japan Times. Basti pensare all’esplosione del vulcano Unzen nel 1991, inoltre al grande terremoto di Hanshin, che nel 1995 colpì la città di Kobe, e al terremoto (e tsunami) di Sendai e del Tōhoku del 2011, il quale provocò poi il disastro nucleare di Fukushima.

Scienza: il computer «crea» un nuovo batterio

L’immenso database del National Center for Biotechnology Information (NCBI), a Bethesda, a nord-ovest di Washington, nello Stato del Maryland, che raccoglie le sequenze genomiche di tutti gli organismi conosciuti al mondo, ha una «new entry», suggerisce il sito Science Daily. Stiamo parlando del batterio Caulobacter ethensis 2.0, cioè il primo genoma al mondo di un organismo vivente generato interamente col computer e creato da un team di scienziati del Politecnico Federale di Zurigo (o ETH Zürich, da cui il nome del batterio), in Svizzera. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (meglio nota con la sigla PNAS).

Rispetto al primo batterio artificiale in assoluto, presentato undici anni fa da un’équipe del pioniere americano Craig Venter, che era una «copia esatta di un genoma naturale», il team di Zurigo, guidato dai fratelli Beat e Matthias Christen, ha scelto un percorso «radicalmente» diverso, spiega Science Daily. Per creare il loro nuovo organismo, che non esiste in natura, i ricercatori di Zurigo sono partiti da un batterio naturale, che viene spesso usato nei laboratori, cioè il Caulobacter crescentus. Togliendo tutte le informazioni inutili (cosiddette «junk DNA») dell’organismo, il team svizzero ha ridotto con l’aiuto del computer il numero di geni da circa 4.000 mila a soli 680, quelli ritenuti indispensabili per poter sopravvivere in provetta. Poiché solo 580 dei 680 geni artificiali risultano funzionali, occorre adesso migliorare l’algoritmo e sviluppare «una versione 3.0 del genoma completamente funzionale», ha spiegato Beat Christen. Tra le possibili applicazioni future spicca ad esempio la produzione di molecole farmacologicamente attive o vitamine, o anche di vaccini a DNA.

Cina: stretta sul fentanyl e sostanze simili

Nonostante le tensioni tra Pechino e Washington – non solo per quanto riguarda i rapporti commerciali ma ad esempio anche per la questione Taiwan –, la Cina è venuta incontro alle ripetute richieste da parte degli USA e ha annunciato una stretta sul fentanyl, un antidolorifico oppioide di sintesi circa 100 volte più potente della morfina. Come riferisce il sito BBC News, tutte le molecole simili al fentanyl saranno inserite a partire dal 1° maggio prossimo nella lista delle sostanze controllate. Il fentanyl stesso era già stato incluso in questo elenco.

Come ricorda il quotidiano South China Morning Post, l’annuncio è stato fatto prima dell’ultimo giro di negoziati per porre fine al conflitto commerciale tra le due Nazioni, che inizierà giovedì, e adempie inoltre ad una promessa fatta dal presidente cinese Xi Jinping in occasione del suo ultimo incontro con il presidente americano Donald Trump, avvenuto nel dicembre scorso a Buenos Aires, in Argentina, a margine del vertice del G20.

In varie occasioni, l’inquilino della Casa Bianca ha accusato la Cina di non fare abbastanza per bloccare l’esportazione di fentanyl e sostanze analoghe verso gli Stati Uniti, dove i farmaci oppiacei o oppioidi hanno creato una vera e propria «emergenza nazionale», nota  anche come «oppidemia». Secondo Liu Yuejin, vicedirettore della Commissione nazionale per il controllo sugli stupefacenti, citato dalla BBC, le cause della crisi sono da cercare negli Stati Uniti stessi, in particolare nell’abuso delle prescrizioni degli oppiacei.

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