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Posso pregare Gesù anche se penso di non avere fede? Sì!

preghiera offerta mattino

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 01/04/19

Forse alla fine di quella preghiera ti ritroverai credente e non semplicemente esaudito. Come succede al funzionario del re del Vangelo di oggi.

Trascorsi due giorni, partì di là per andare in Galilea. Ma Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria. Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». S’informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea. (Gv 4, 43-54)

C’è una condizione affinché i miracoli accadano, e accadano soprattutto con un senso: la fede. Essa è la condizione di ogni miracolo. Gesù molto spesso domanda la fede alla gente che gli chiede di essere aiutata in qualcuna delle fatiche della vita, dove il possibile non può più nulla. Ma per quanto cerchiamo di capire come funziona un miracolo, dobbiamo stare molto attenti a non credere che sia frutto di una qualche tecnica. È un mistero che si spiega solo con l’accoglienza. Nel Vangelo di oggi c’è un papà disperato. Il figlio sta morendo, e cerca disperatamente Gesù perché lo salvi in exremis: “si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino”. La scena è molto semplice ma allo stesso tempo molto significativa. Un uomo cerca Gesù e gli domanda un miracolo. Gesù risponde a quest’uomo dicendo che c’è troppa dipendenza di segni. Quell’uomo insiste, quasi a voler dire che non cerca un segno, ma solo che suo figlio si salvi. Gesù gli dice di tornare a casa perché il figlio era guarito. Quest’uomo senza nessuna rassicurazione esterna, senza nessun segno esteriore, si fida di Gesù e se ne torna a casa. Ma proprio mentre sta tornando “gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». S’informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia”. Aveva cercato Gesù per disperazione, e ora si ritrova con la fede. Che bella questa pagina del Vangelo, ci dice che possiamo pregare Gesù anche quando pensiamo di non avere fede e siamo solo disperati. Forse alla fine di quella preghiera ci ritroveremo credenti e non semplicemente esauditi. (Gv 4, 43-54)

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