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Balli africani in chiesa? Il teologo: no, meglio organizzarli altrove

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Facebook - Magatte Dieng - Screenshot
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Il professore Lopez Arias chiarisce sull'ondata di polemiche per un evento organizzato da una parrocchia torinese

Ha fatto discutere, nelle scorse settimane, una serata organizzata dalla parrocchia di None (Torino) dedicata ai Santi Gervasio e Protasio.

Le danze africane a cura dell’associazione Tamra, all’interno della chiesa, hanno fatto il giro del web, scatenando una serie di commenti feroci, lasciando sbigottiti parroco e volontari dell’oratorio che avevano promosso l’evento anche per raccogliere fondi per i lavori di ristrutturazione della parrocchia.

Quest’ondata di critiche al vetriolo e attacchi al sacerdote colpiscono ancora di più perché non è la prima volta che l’associazione Tamra si esibisce con le sue percussioni in chiesa a None. «C’era già stata una serata qualche tempo fa e nessuno si era lamentato» ricorda basito il parroco don Giancarlo Gosmar.

Per vedere come gli animi si siano scaldati, basta scorrere i commenti al video: «Siamo in Italia e le usanze italiane vanno rispettate. Per gli spettacoli ci sono i teatri», oppure «Inadeguato il luogo, non rispettoso per chi crede. Il problema non è certo l’etnia ma piuttosto il contenuto e l’abbigliamento. Io ricordo che alle donne chiedono un abbigliamento consono ad un luogo di culto. Mi chiedo come giustifica la cosa il parroco» (Cronacaqui, marzo 2019).

Il Diritto Canonico

«La questione dei possibili usi dei luoghi sacri, come le chiese, viene regolato dal Codice di Diritto Canonico vigente (1983) in modo generale, ma secondo me abbastanza chiaro», premette ad Aleteia il professore Fernando López Arias, docente di Teologia Liturgica della Pontificia Università della Santa Croce.

Ci sono due canoni al riguardo

Can. 1205 – Sono luoghi sacri quelli che vengono destinati al culto divino o alla sepoltura dei fedeli mediante la dedicazione o la benedizione, a ciò prescritte dai libri liturgici.

Can. 1210 – Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e vietata qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo. L’Ordinario, però, per modo d’atto può permettere altri usi, purché non contrari alla santità del luogo.

I concerti

«Queste sono le norme universali – prosegue il teologo – Le conferenze episcopali o i singoli vescovi possono anche dettare leggi più concrete a livello regionale o locale. Un uso occasionale, diverso dal culto divino, e abbastanza tipico delle chiese sono i concerti – evidenzia Lopez Arias – Se il tipo di rappresentazione e di musica non è in discordanza con la santità del luogo, e si fa col dovuto decoro, in generale non ci sono problemi per questo uso delle chiese».

“Meglio in altri luoghi”

Facendo riferimento al caso di None, l’esperto di liturgia sottolinea: «Quando mi è capitata una situazione simile a quella della notizia, di solito consiglio fare quel tipo di manifestazioni culturali in altri luoghi diversi dal tempio, per esempio, nei locali della parrocchia o in un altro luogo adatto (un teatro o salone usato dalla comunità del posto). Secondo me, sono luoghi più adatti per eventi di tipo culturale utili alle comunità».

 

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