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In Cina valutano le persone con un numero: vi sembra moralmente corretto?

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In Cina si sta attuando un Sistema di Credito Sociale in cui ad ogni essere umano viene associato un punteggio per i suoi comportamenti, a cui conseguono premi e punizioni.

Un interessante articolo apparso su L’Espresso a firma di Alessandro Gilioli (E tu quante stelline vali? 13 gennaio 2019) ci informa che è partita in Cina la prima grande sperimentazione di rating (classificazione) delle persone basata sul Sistema di Credito Sociale, annunciato con enfasi fin dal 2014 dalle Autorità che hanno in programma di estenderlo a tutti i cittadini della Repubblica Popolare entro il 2020.

Un plafond di partenza di 1000 punti

A Rongcheng, cittadina di circa 700.000 anime, ottocento chilometri ad est di Pechino sul Mar Giallo, la macchina del rating individuale ha preso il via l’anno scorso con l’attribuzione ad ogni abitante di un plafond di 1000 punti, che possono aumentare o diminuire in seguito alla valutazione di merito di una griglia di comportamenti civici. I punti si possono perdere se, ad esempio, non si rispettano i pedoni sulle strisce di attraversamento, o si getta la carta per terra, e si possono guadagnare svolgendo attività di volontariato o mettendo in atto altri comportamenti virtuosi. Cosa comporta il livello del “capitale” presente in questa tessera a punti davvero speciale? Chi li perde non può acquistare biglietti aerei o per il treno ad alta velocità, vedendo così limitata la sua libertà e rapidità di movimento, oppure viene escluso dall’acquisto di generi di consumo particolarmente ricercati. Chi invece sale nel pallottoliere può ambire a sconti sulle bollette dell’energia e ad un trattamento speciale nell’erogazione di prestiti bancari.

Il punteggio di ciascuno è pubblico!

Come spiega Alessandro Gilioli i punteggi vengono assegnati attraverso un sistema misto di dati oggettivi (ad esempio ritardati pagamenti o sanzioni amministrative) e di valutazioni basate su informazioni raccolte di prima mano da personale della pubblica amministrazione nel quartiere o sul luogo di lavoro del soggetto di volta in volta attenzionato. Il punteggio di ciascuno, periodicamente aggiornato, è pubblico, affinchè la comunità sia consapevole della diversa virtuosità dei suoi concittadini, e ne possa trarre le dovute conclusioni, ed in modo tale da stimolare nelle persone la vergogna della riprovazione o, viceversa, la fierezza dell’elogio collettivo. Il sistema è perfettamente costruito sul modello del comportamentismo di stampo americano, basato sull’apprendimento di condotte attraverso la somministrazione di premi e punizioni: se voglio che tu faccia una cosa, a questo comportamento una volta messo in atto associo una gratificazione, “rinforzando” così la probabilità di ripetizione, mentre se voglio che tu non faccia qualcosa, faccio seguire uno scotto ogni qual volta l’azione “disdicevole” si manifesti, in modo da ostacolarne la reiterazione, fino a giungere alla sua estinzione.

Esiste una classifica che indica i “buoni” e i “cattivi”

Chi, scendendo nella classifica, “passa in serie B”, ci informa l’autore, può risalire la china tornando nella categoria superiore in vario modo: facendo opere di beneficenza, donazioni di sangue, svolgendo lavoro gratis per la comunità, ospitando parenti in difficoltà finanziarie. I meccanismi punitivi e premianti possono essere molto vari e, in prospettiva, la fantasia avrà di che nutrirsi abbondantemente:  dal ban su alcuni mezzi di trasporto e tipologie di acquisti, all’esclusione dagli hotel di livello superiore  o dei propri figli dalle scuole migliori, fino al rallentamento della connessione internet, per quanto riguarda i primi; dalle agevolazioni nell’assegnazione degli alloggi pubblici e nella concessione di permessi per viaggiare, fino al non richiedere la cauzione per il noleggio di autoveicoli, per quanto attiene ai secondi.

La valutazione reputazionale

Non è stato ancora delineato il processo di estensione del Sistema di Credito Sociale dal livello locale a quello nazionale, ma si ritiene non percorribile la prospettiva di un unico “Grande Fratello” centralizzato, mentre si punta ad un insieme di piattaforme di varia grandezza gestite da città, quartieri, biblioteche, imprese, ministeri, fornitori di servizi on-line. Sotto il controllo governativo sono coinvolte nel progetto diverse grandi imprese cinesi come Alibaba, Baidu e Tencont Holding a cui fa capo Wechat, servizio si comunicazione attraverso messaggi di testo e vocali per dispositivi portatili usato ormai da un miliardo  di utenti di tutto il mondo, che ha sede a Shenzhen, il cui aeroporto è stato il primo in assoluto a sperimentare il Credito Sociale. Non è casuale se la ricerca e l’applicazione del Sistema siano affidate a compagnie digitali in quanto esse da tempo raccolgono in rete i “big data” su soggetti fisici e giuridici, ma anche perché il sistema di rating nasce su internet dove alla base di tutti i servizi commerciali on-line vi è la valutazione reputazionale.

La persona viene omologata ad un prodotto

L’economia reputazionale, come sottolinea l’articolo de L’Espresso, ha varcato prepotentemente i confini commerciali delle aziende e dei marchi, contagiando la sfera dei singoli e dando così luogo a vari effetti come l’annosa questione del “diritto all’oblio”, oltre alla possibilità di misurare la considerazione pubblica di ciascuno di noi attraverso il numero dei follower nei social network, o dei like e delle condivisioni conquistati con un post. La persona viene pertanto omologata ad un prodotto, a un brand come una catena commerciale, un marchio di abbigliamento, un prodotto alimentare di qualità. Una elementare ricerca su Google indicando il nostro nome si configura già come una valutazione reputazionale, ed è la prima cosa che un direttore del personale o un potenziale partner fanno quando ci candidiamo ad un lavoro ad esempio.

Una patente a punti: è moralmente lecito valutare una persona con un numero?

Il progetto di Credito Sociale cinese è pertanto la estensione a sistema di un fenomeno globale ben più vasto, sacralizzato e sintetizzato con il comandamento laico: “rate and be rated”, in cui si affibbia una sorta di patente a punti a ciascuna persona, classificandola a seconda del numero corrispondente come buona o cattiva. Dove ci porterà nel futuro tutto questo? È moralmente lecito valutare una persona con un numero? Come sempre, sottolinea Gilioli, ci si divide tra catastrofisti e realisti, i quali ultimi ritengono che se nelle nostre società complesse ognuno ha un impatto sugli altri, e quindi deve rispondere del suo comportamento, ben venga che sia inserito in un sistema di crediti sociali dove è previsto che chi non si comporta correttamente deve pagare un prezzo. Ci stiamo avviando, anche grazie a sistemi di questo tipo, verso quelle che oggi vengono chiamate “democrature”, regimi politici in cui sono presenti le regole formali della democrazia, ma ispirati nei comportamenti ad un autoritarismo sostanziale? L’unica cosa certa è che, non sapendo se in un dato momento siamo osservati da questo Occhio che tutto vede, saremo obbligati a regolare il nostro comportamento come se fossimo sempre guardati. Il nostro comportamento esteriore, ovviamente! Almeno finché qualcuno non sarà in grado di intercettare anche il nostro pensiero ed i nostri sentimenti, prerogativa che ci auguriamo rimanga esclusivo appannaggio di Dio. 

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